Zoda, da Youtube al rap. Storia di un ragazzo che impersona i disagi e le sfide di quest’epoca, tra nuove tecnologie, crisi economiche, pedagogie mancate, vuoto istituzionale. Un po’ Mad Max. Il suo nuovo album, Ufo, contiene sette tracce, parla di prospettive, punti di vista, ha una forte connotazione trap e uno smodato uso dell’autotune.

Cosa rappresenta Youtube nella tua vita?

L’inizio di tutto, fondamentalmente, è stato il mio primo vero e proprio trampolino ufficiale. Inizialmente rappresentava più uno svago e un divertimento e poi, fortunatamente, è diventato anche un lavoro. Da lì sono nate tante altre cose belle della mia vita. Quindi sicuramente una cosa positiva.

Il nuovo album si intitola Ufo. Essere un alieno vuol dire guardare il mondo da un’altra prospettiva. È una ricerca di identità, un modo di salvarsi o forse una resa rispetto a una realtà troppo pesante da digerire?

Dopo la resa ho iniziato a cercarmi e poi mi sono scoperto. È un po’ quello il concetto. Secondo me nel momento in cui tu ti arrendi e ti lasci cadere al suolo non puoi fare altro che rialzarti ed essere più forte di prima. Quindi ho semplicemente ripreso una spinta e una consapevolezza maggiore, per potermi approcciare meglio a tutto ciò che mi circonda. Quindi credo sia un po’ tutte e tre le cose.

La copertina ha un grande impatto. Cosa vuole rappresentare?

Ho visisezionato le mie emozioni principali, le mie emozioni cardine. O almeno quelle del periodo che ho vissuto. E che ho voluto comunque raccontare in queste canzoni. Sono sette pezzi di me, come le tracce, e sono sette colori diversi tra loro. Sono le varie sfaccettature che mi rappresentano.

Zoda - Ufo
Zoda – Ufo

Una delle canzoni del tuo album è prodotta da Fish.

Tracciami le tue linee di connessione con l’hip hop, se ci sono.

Io grazie a Dio c’ho un sacco di linee di connessione con l’hip hop. Inizialmente andavo al Circolo degli Artisti a Latina, nella mia città, a seguire jam, jam session, gare di freestyle. Ho conosciuto un sacco di amici, principalmente a Latina, che mi hanno spinto ancora meglio verso questa strada.

Nell’hip hop, nell’ultimo periodo, sto conoscendo un sacco di ragazzi fighi, un sacco di gente con la quale adesso posso anche considerarmi amico. Mi sono ritrovato anche in studio con artisti importanti, cito Fish tra tutti, una bella emozione.

Yolown è un neologismo che sta a indicare…

Nasce da un acronimo inglese che sta per You Only Live Once. Mi è piaciuto collegare questo acronimo ad Own che sarebbe il mio primo nickname, il primo nome d’arte che ho creato a livello pubblico. Quindi è un po’ un concetto che sta a significare il sogna e agisci ma non dimenticare da dove sei partito. È un po’ questo.

Da gamer a rapper, cosa è cambiato nella tua vita?

È cambiato tutto. È cambiata proprio la mia vita in generale. Nel momento in cui poi mi è nata questa enorme passione che già avevo ma non stavo coltivando nel giusto modo, è stato proprio un grande periodo di cambiamento. Sia a livello personale, familiare e, ovviamente, a livello lavorativo. La musica non ha fatto altro che aiutarmi a superare al meglio quel cambiamento e i tanti ostacoli e le tante cose che in quel periodo non funzionavano.

Il 21 parte il tuo instore. Cosa si prova a vivere ogni giorno una città diversa?

È fighissimo. Io non vedo l’ora di visitarle tutte. Anche perché ci sono ancora un sacco di città in Italia che non ho visto. Quindi questa è anche una bella scusa per andare a vedere un po’ che cosa ci conserva di bello quest’Italia. Però a me piace tantissimo fare gli instore perché quando hai un contatto diretto con le persone che ti supportano, scopri un valore inestimabile. E poi ho un grandissimo rapporto con loro quindi non vedo l’ora di iniziare.

Quali messaggi vuoi veicolare con le canzoni di questo album?

Il non preoccuparsi mai delle cose brutte che ti accadono attorno, il non dare troppo valore alle cose belle che ti succedono. Parlo di trovare un equilibrio, in questa vita, trovare una stabilità, continuare a ballare nonostante le cose che ti possono far sedere o star male. Perché nel momento in cui tu smetti di reagire ti stai seppellendo da solo senza accorgertene. Quindi il messaggio che voglio lanciare è proprio di rivalsa, non tanto sociale ma personale verso tutto ciò che ti circonda, cercando di essere un po’ più padrone delle tue scelte piuttosto che di quelle degli altri.

Tra tutte le tracce GTA, la traccia 1. È forse quella un po’ più combattiva.

Sì, quando l’ho scritta ero comunque in un periodo positivo. Però mi interessava appunto dare tanta forza. Infatti c’è la cassa dritta, c’è un ritmo sincopato, veramente figo. Nel testo ci sono frasi che fanno trasparire anche una certa autoironia, Gta secondo me apre perfettamente le danze, perché prendi con un certo scherno tutto quello che ti succede attorno.

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Michele D'Amore
Nato in Sardegna, mi innamoro dei libri a casa, con un amore odio che mi porta a giocarci, calciarli e scoprirli. Il mio primo libro è Mamma mi leggi. E poi Robinson Crusoe, Verne, Gotta. Da adolescente scopro i tascabili e leggo di tutto. Mi innamoro di Zola, Verga, di Oriana Fallaci. Amo Grisham, Peace, Clancy, Follett, Welsh e Manzoni ma, soprattutto, Calvino e Vittorini. I miei titoli preferiti: Marcovaldo, Colla e Uomini e No. Amo l'indipendenza, la libertà. Sposo l'idea di una letteratura popolare, dedicata a tutti.