Pepito Rella non ha pubblicato per riempire un vuoto né ha costruito F4LL attorno a un concept studiato a tavolino. Ha aspettato che le canzoni appartenessero davvero allo stesso momento, poi ha chiuso il cerchio.
A quattro anni da Paradiso Zanza, il rapper milanese torna con un disco che tiene insieme lati diversi della sua scrittura: introspezione, ironia, barre crude e pezzi pronti a cambiare peso sul palco. In questa intervista racconta il significato del numero quattro, il lavoro con A-kurt, Garelli e Adma e ciò che, nonostante il tempo e i cambiamenti della scena, è rimasto identico al Pepito degli inizi: la libertà di esprimersi come vuole.

F4LL arriva quattro anni dopo Paradiso Zanza: quando hai capito che il materiale che stavi scrivendo non era soltanto uno sfogo personale, ma un nuovo album?
Le tracce che interessano questo disco sono espressamente scelte per identificarne un momento preciso in cui sono state scritte. Quando senti che il filone gira, allora è normale che vuoi chiudere il cerchio, pubblicarle e andare oltre. Sono canzoni che ho deciso di condividere e racchiudere in F4LL.
Il titolo tiene insieme il quarto disco, il quarto autunno, la caduta e le quattro pareti. È nato prima questo concetto oppure sono stati i brani a condurti verso il numero quattro?
Che tutti i dischi debbano avere un concept, non so chi l’abbia deciso. Con quest’album, sono partito consapevole solo che fosse il mio quarto disco. Ci sono cose che si sono collegate da sole e quindi ben venga.
Anche perché puoi farti dei grandi castelli ma se alla base non c’è una musica autentica e vera, hai perso tempo.
Nel progetto convivono scrittura introspettiva, pezzi più crudi, ironia e momenti pensati per il live. Quanto era importante non realizzare un disco interamente cupo?
Dipende sempre da cosa frulla nella tua testa nel momento in cui scrivi. I miei ultimi 4 anni non sono stati solo cupi. Probabilmente oggi la mia vena artistica è l’insieme di tutto questo e molto altro.
Hai iniziato nell’underground, passando dai freestyle e dalla gavetta, e hai attraversato stagioni molto diverse del rap italiano. Che cosa è rimasto intatto del Pepito degli inizi?
La possibilità di esprimermi come voglio io. Ringraziando il cielo, nella vita si cambia e si fanno esperienze diverse. Ognuno è giusto si viva il proprio film e se c’è una cosa che non ho mai perso, da sempre, è quel brivido di soddisfazione che ti porta a dire: “senti cosa cazzo ho fatto”.
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Nel disco lavori con A-kurt, Garelli e Adma. Che tipo di equilibrio cercavi tra produzioni
differenti e un racconto così personale?
Oltre ad essere grandi amici, a mio parere stiamo parlando di tre capocannonieri. Da questo nasce l’equilibrio.
Dopo quattro anni, lontano dalla corsa alle pubblicazioni, che rapporto hai oggi con le dinamiche dell’industria musicale?
Nessuno ti obbliga a seguire schemi. Se hai dei ritmi sostenuti e lo fai bene, sei un grande. Se invece hai bisogno di vivere per poter raccontare allora ti prendi il tuo tempo. Se non hai niente da dire, stai zitto.
Se dovessi indicare non necessariamente la traccia più bella, ma quella che rappresenta il vero centro emotivo di F4LL, quale sceglieresti e perché?
La title track è il fulcro, ovviamente.
