Bisogna dirlo. In quanto a decisioni giuste, il post-Corinaldo del poeta Made in Cinisello ha più punti di contatto col capitano del Titanic che con una strategia di comunicazione mirata a schivare il “merdone” mediatico che una tragedia di queste dimensioni inevitabilmente porta con sé.

Mademoiselle, ampiamente annunciato sui profili social del cantante, prometteva di essere la degna risposta a tutte le critiche piovute su Mr. Sfera ma, come sempre in Italia, tanto hype per nulla. La canzone sembra rispondere proprio a un bel niente, a meno che la domanda fosse “Sfera riesci a fare una canzone di merda?” e sì, in quel caso la risposta è arrivata forte e chiara. 

Una sceneggiata cominciata settimana scorsa sul suo profilo Instagram con un video degno del miglior Berlusconi formato “è un complotto dei giudici comunisti”. 

Ovviamente, essendo il carisma del Cavaliere inarrivabile, di questo video rimarrà solo il riferimento, si presume ai giornalisti, come “gente da noi pagata con le nostre tasse”, elemento che palesa una conoscenza abbastanza nebulosa del mondo editoriale e uno stato confusionale probabilmente dettato dall’abuso di autotune. 

Il piagnisteo interminabile di chi finge (si spera) di non capire come non sia necessario intitolare una canzone “Viva la droga” o “Droghiamoci assieme” per essere un modello discutibile per i tanti bambini che lo ascoltano e ammirano. 

Caro Sfera, quello che ti è successo negli ultimi mesi è in realtà abbastanza semplice e se solo fossi circondato da gente in grado di consigliarti probabilmente l’avresti capito pure tu. Te lo spiego io, gratis.

Proprio l’altro giorno stavo guardando la puntata di Deejay Chiama Italia con ospite Salmo. In quella puntata, Linus spiegava molto bene come l’industria oggi renda possibile che alcuni artisti siano al tempo stesso famosissimi tra alcune fasce di audience e sconosciuti o quasi ad altre. I vari Salmo, Sfera e in generale i rapper italiani, sono sì popolari quanto CR7 per la fascia di pubblico che va dai 12 ai 25 anni ma, al tempo stesso, nomi ignoti e insignificanti per genitori e signore più o meno attempate. Questa è una generazione di artisti che, grazie ai social e youtube, è riuscita ad affermarsi ad un pubblico vastissimo senza bisogno di passare in tv o in radio. Basta pensare a quando Fibra aveva firmato con la Universal per rendersi conto di come molto sia in realtà cambiato in pochissimo tempo. Fabri Fibra ai tempi fu costretto a passare dai media tradizionali e tutto il polverone sui testi che ora sta colpendo Sfera, aveva colpito il rapper di Senigallia molti anni prima. Sei omofobo? Sessista? la Droga? e via dicendo…

La fortuna di Sfera è stata quella di riuscire ad affermarsi relativamente fuori dai radar e così sarebbe rimasto se non… ci fosse scappato il morto. 

Una tragedia inattesa e assurda come quella della Lanterna Blu non ha fatto altro che accendere tutti i riflettori sui capelli colorati del giovane artista. Ora anche la famosa nonna “Peppina” ha sentito parlare di Sfera Ebbasta. 

Il sistema mediatico quindi, bigotto come la società a cui si rivolge, ha colto la palla al balzo con le solite polemiche da quattro soldi sulle droghe o sulla responsabilità degli artisti nei confronti del proprio pubblico. È giusto? Certo che no, ma questa è l’Italia e diciamocelo, il fenomeno Sfera Ebbasta ha potuto funzionare come elemento di rottura proprio per quelle stesse contraddizioni che ora sembrano “remargli contro”. Caro Sfera, io che appartengo alla generazione dove si trasgrediva ascoltando Marilyn Manson, avrei potuto entusiasmarmi per un ragazzino con lo sciroppo nel bicchiere? Goditi l’Italia e tutte le sue contraddizioni. In un paese normale dubito avresti fatto la“Rockstar”. È un attimo passare da Sfera a Frigna Ebbasta.

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Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra, frequenta un Master in Digital Journalism e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo. ALTRE COLLABORAZIONI: Rolling Stone, Noisey, Il Milanese Imbruttito