Cari amici, ci risiamo. Sono ormai due mesi che ho iniziato a scrivere a cadenze settimanali il mio editoriale per Hano, a coronamento di una collaborazione di ormai circa 2 anni. Quando ho deciso di dedicarmi al blog più scaccia-figa della rete a tempo pieno, mi ero però promesso una cosa: cerca di parlare di Fedez il meno possibile.

Non so chi se lo ricorda, ma avevo esordito proprio su questo magazine con un articolo di grande saggezza e dai profondi contenuti denominato “Scusaci Federico”, articolo destinato a diventare una sorta di “Mi-Fist” della mia carriera pseudo-giornalistica. L’articolo venne talmente letto (ovvio, per un magazine come il nostro) che per un certo periodo prenderlo per il culo stava diventando la mia specialità. Da quel momento ne sono successe molte. Mi ha mandato a cagare sulle storie di Instagram, mi ha fatto scrivere dal suo avvocato su Facebook… insomma quella che si dice una bella amicizia.

Sarebbe inutile precisare come Federico mi stia pure simpatico. Quello che sembra sfuggirgli è che se metti in piazza anche quando ti gratti lo scroto, è ovvio che la gente abbia voglia di prenderti per il culo.

Cosa mi ha fatto cambiare idea? Beh, alcune cose. Per cominciare il fatto che in Italia si parla tanto ma di rap se ne fa davvero poco. Secondariamente il video di Fedez che piagnucola chiedendo scusa per aver giocato con la lattuga è un momento di “televisione” paragonabile solo a Pappalardo che sfida Walter Nudo all’isola dei Famosi.

Andiamo con ordine. Per i pochi che ne fossero all’oscuro, il Lucia, accompagnato della sua umile consorte nonché titolare delle azioni di maggioranza del suo cervello, si è recato in un supermercato Carrefour (figa, manco l’Esselunga) per festeggiare il suo compleanno. Come al solito il parterre degli invitati includeva alcuni dei rappresentanti più illustri degli istituti “Cepu” italiani e, da copione, non ci è voluto molto prima che partissero i lanci di ortaggi, le scorrazzate col carrello e le cubiste armate di sedano.

Immediato il linciaggio sui Social, in un momento storico in cui non ci si indigna per un cazzo se non quando c’è un elemento dei Ferragnez di mezzo. “La gente muore di fame e voi giocate…”, “mancanza di rispetto”, “c’è chi non ha i soldi per la spesa” e via dicendo. 

Premessa: a me della polemica me ne frega quanto di quella sull’acqua da 8 euro, zero. Trovo che dovremmo preoccuparci molto di più di un suo eventuale nuovo disco che del sacrificio di una manciata di pomodori, per quanto di cattivo gusto. Anzi, se mi promettesse di smetterla con la musica sarei il primo a lanciarmi di testa contro uno scaffale di angurie. 

Quello che fa ridere è però come “un uomo vissuto” come il Lucia debba correre a piagnucolare in camera non appena la rete, a cui ha consegnato le redini della propria vita, reagisce male alla sua ennesima sboronata. 

Anche perché poi non si sa più quale versione del Lucia sia quella vera. Quella che piange su Instagram o quella che sembra sbuffare in un video (registrato a sua insaputa) un “eh vabbè diciamo che diamo tutto in beneficienza”. Della serie “così non ci rompono i coglioni”. Chissà. 

Federico, fai un bel respiro e pensaci bene. Tu hai scelto i soldi, non la dignità. Fottitene se qualche imbecille ti importuna con ste cazzate sulla fame del mondo. Tu sei Fedez, il re di city life. Colui che ha sposato sua maestà Chiara Ferragni, che altro non è che la versione più evoluta di Giorgio Mastrota. Colui che ha usato J.Ax come un calzino per poi rispedirlo a cantare con Jad. Tu puoi tutto. Fanculo la fame nel mondo. Vero Federico?

Una nota positiva in chiusura. Salmo ha annunciato che la data al Mediolanum Forum di Milano è ufficialmente Sold Out. Non tutti in Italia sono “alla frutta”.

Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra, frequenta un Master in Digital Journalism e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo. ALTRE COLLABORAZIONI: Rolling Stone, Noisey, Il Milanese Imbruttito