Quando volevano il nostro rap, e adesso lo hanno: i trappers vs le boyband
Quando volevano il nostro rap, e adesso lo hanno: i trappers vs le boyband

[N.B. questo articolo non è scritto da un gioranlista o da uno capace di scrivere un italiano  troppo corretto. Gli “imparati” stiano lontani dalla grammatica e dalla sintassi]

Dai tempi dei tempi, il rap è stato il genere che, come la figa, è sempre stato desiderato e mai avuto… ma, oggigiorno, il rap si adegua alla figa, quindi, il rap è alla mercè di tutti, con pose e selfie (cavolo quanto odio sto termine).

Il mio cameo introduttivo è un riferimento palese al fattore trap. Ma cos’è la trap?! La trap non è altro che la musica delle boyband degli anni ’90, alla BackStreet Boys, Take That, East-17 o N-Sync, adattata al genere che adesso tira più di un post di Salvini contro gli immigrati o la manina di Di Maio.

Detto questo, avro’ avuto 17 anni, ero  alla mia prima  seconda superiore, uscivo dal mio ghetto di babbismo (ogni battuta sul fatto che ancora non ne sono uscito è scontata e banale) da oratorio cristiano-cattolico in cui mi avevano rinchiuso i miei terr…genitori, grazie anche al rap che ascoltavo da 3 anni… ma, si sa, che uscire dai lager familiari che erano creati in quegli anni era veramente difficile… mica come oggi che le ragazzine respirano e già sono gravide… comunque, mi sono perso ancora diavolo porco. Dicevo, ero alla prima seconda superiore, facevo già il dj, scratchavo, facevo i beat con la Playstation (cazzo volete non c’erano tutti i mezzi di adesso oh) e avevo la fissa di rappare… quindi, mi misi a scrivere testi rap.

In classe mia c’era il classico cagacazzo tabbozzo che odiavo, ma che allo stesso tempo ammiravo, con i 501 attillati wonderpack, le Buffalo (non le tower), la Walls arancione e tutti gli altri gadget da Numberino” dei tempi; il tabbozzo che scopava tutte quelle che avrei voluto scoparmi io… cazzo, mi sono ri perso.. comunque, c’era sto cazzo di tamarrobastardo, che ha pure ingravidato la tipa di cui ero follemente innamorato, che era stata circuita dagli stereotipi classici di quei tempi dello #zarrochefabruttominchiatipiglioaschiafficazzoguardi, che vedeva me, che ero rapper, e che mi pigliava per il culo, ma allo stesso tempo era affascinato da quella mia passione… e quindi, ogni testo voleva leggerlo e correggermelo: “fammelo scrivere a me che sono capace anche io a fare il rap” (a differenza che l’unico a cui facevo leggere e correggere i testi era un mio altro compagno pseudo rocker-punk-anarchico-ancheluisubdolodistocazzoditamarro-mabravodibrutto), detto questo, attitude, il posering, il vaneggiarsi, le sopracciglia fatte, il vestito firmato… dai, cazzo centrate col rap?!

Le Boyband stavano su Cioè, e i trappers dove stanno………. ?!?!?

Comunque, mi ricordo quei tempi, tempi bui per  il rap, dove, le uniche fighe che avevamo erano le ragazze che vestivano oversize per coprire le loro Curvy (mi adeguo al gergo obeso di adesso), quei tempi delle BoyBand, che se ci fate caso, sono uguali ai trapper che le testate giornalistiche, Apple Music, Spotify, e chi spaccia platino, etichettano come rappers, ma che di rap hanno a che spartire che di me col laccetto per farmi la coda di cavallo…

Adesso lo faccio pure io il rap”, è la frase di sto Pioltellese che mi gira nella testa… “stocazzo” la risposta che mi echeggiava nella testa, ma che purtroppo, grazie anche ai Dogo e a quelli venuti dopo (che fa molto A.D. – D.D., lol) ha dato ragione ai tammarri che hanno invaso un genere che, per molti di noi con problemi di socializzazione, hanno permesso, a chi che con questa roba non ha che spartire, di essere tali: “rapper”.

Avete vinto.