Mambolosco
Mambolosco

America, Italia, basi e viaggi. È la tua esperienza ad averti fatto scegliere questa musica?

Diciamo anche di sì. Alla fine ho visto tanto il mondo, ho vissuto tanto l’America quando ero giovane, la cosa dell’hip hop, è già da quando ho quattordici anni che ascolto hip hop, andavo avanti e indietro per l’America, avevo sto mito, ascoltavo Eminem, “poi da grande voglio fare il cantante” mi dicevo. Ma comunque da quando ero piccolo, ho sempre voluto fare il cantante. Però sta roba qua, abitare in città americanizzate in Italia, comunque mi ha portato a fare questo.

Raccontami la storia di questo disco in una risposta.

Abbiamo fatto Arte! La storia del disco non saprei dirtela. Speriamo che faccia la storia! (ride)

Come ci si sente con un nuovo album fuori?

Allora, questo è il mio primo album, io adesso sono pieno di emozioni, non so cosa aspettarmi, però è figo, figo. Bella esperienza, quello che volevo. Figo.

Come ti poni nei confronti della scena.

Penso che gli altri mi ritengano fresco, in questo momento.

La trap è un momento o un genere che ha futuro?

La trap è un genere, mi ricordo in America, tanto tempo fa, dissero che l’hip hop era morto. E invece guarda adesso, sempre di più. Ed è così secondo me in Italia. Mi ricordo di quando uscirono i primi trapper, che cominciarono a spostare molta più gente. Comunque secondo me ha un futuro. Ogni giorno esce un nuovo cantante, un trapper nuovo. Quindi vuol dire che la gente ambisce a fare questo, quindi secondo me c’è tanto futuro.

In questo panorama musicale, cosa vuol dire fare arte?

Vuol dire fare una cosa che viene date, che viene dal cuore, che viene dalle tue passioni, che ti piace farla.

Non perché lo fanno gli altri o perché hai sentito che quella wave è figa e va copiata. Io lo faccio perché è passione, mi viene da dentro. A un certo punto della vita ho sentito il bisogno di arrivare a più persone attraverso questa musica.E la definisco arte.

Quanti libri leggi all’anno?

Mi informo tanto su internet, quando vedo una cosa che mi intriga e che non capisco la scrivo su google, vado subito su Wiki, leggo e capisco di cosa si tratta. Guardo molti film, serie tv, ma i libri non mi hanno mai appassionato.

Vorresti che ogni giorno fosse un giorno di paga.Fare musica è un lavoro o una passione?

È partita come passione. E poi è diventato un lavoro, quindi, bella lì.

Però quando dico che vorrei che ogni giorno fosse un giorno di paga non va interpretato come se volessi fare i soldi con la musica.

Dico che mi piacerebbe che ogni giorno mi entrassero dei soldi in tasca, ma non necessariamente con la musica.

Questo immaginario che la trap si porta dietro, cambierà?

Sì assolutamente. La trap è attualità. Quindi secondo me sì. Poi si coniano sempre termini nuovi no? Tipo io l’oro lo chiamo senape, perché è giallo come la senape. Quindi ti dico, si parlerà di cose nuove e usciranno cose nuove. Però le tematiche base per me resteranno sempre le stesse.

Mambolosco - Arte
Mambolosco – Arte

Hai fatto in passato delle collaborazioni col botto.
Che differenza c’è tra il lavorare per una collabo esterna e lavorare al tuo?

Tante volte mi impegno di più a fare la collaborazione, perché non voglio essere surclassato dall’altro. E allora mi dico, “qua mi devo impegnare perché devo spaccare”, quasi come dire devo spaccare di più io, è uno stimolo, perché poi, in generale, mi impegno in tutto quello che faccio. Quando faccio un feat mi impegno forse un po’ di più.

Ti dicevano che non saresti mai andato da nessuna parte.
Come si fa a realizzarsi nell’Italia del 2019?

Io sono una persona che vuole sempre di più. Vorrò sempre fare di meglio, impegnarmi.

Tra due giorni comincia il tuo instore. Cosa ti piace di questa tipologia di tour?

Non l’ho mai fatto prima, sono gasatissimo. Io so che comunque dovrò firmare le copie, spero solo che venga tanta gente, vedere tanti ragazzi gasati, di spaccare.

Dove ti seguiamo e quali sono i tuoi prossimi live.

Per adesso non sono ancora fisse le date. Però stiamo già buttando giùil calendario di un tour che partirà dopo l’instore. Da ottobre ci siamo. Mi finisco l’instore, mi prendo un paio di settimane di pausa esi ricomincia.

Michele D'Amore
Nato in Sardegna, mi innamoro dei libri a casa, con un amore odio che mi porta a giocarci, calciarli e scoprirli. Il mio primo libro è Mamma mi leggi. E poi Robinson Crusoe, Verne, Gotta. Da adolescente scopro i tascabili e leggo di tutto. Mi innamoro di Zola, Verga, di Oriana Fallaci. Amo Grisham, Peace, Clancy, Follett, Welsh e Manzoni ma, soprattutto, Calvino e Vittorini. I miei titoli preferiti: Marcovaldo, Colla e Uomini e No. Amo l'indipendenza, la libertà. Sposo l'idea di una letteratura popolare, dedicata a tutti.