La cosa bella quando, ritirando la posta, ho scoperto che Marta Blumi Tripodi, amica, collega e mammasantissima di questo strano maremagnum chiamato giornalismo del rap, mi aveva mandato una copia del libro “Il Rap anno per anno” di Shea Serrano di cui ha curato l’edizione italiana, è che fa sempre piacere quando una collega ti manda un proprio lavoro in cerca di un commento e un critica. O foss’anche solo per il piacere di condividere la gioia e soddisfazione di aver chiuso un altro progetto.

Un’altra cosa bella, che Marta non può sapere, è che pochi giorni prima che mi arrivasse il suo pacco vagavo distrattamente per Carnaby Street a Londra e, entrando in uno di quei tanti negozi colorati pieni di tutto che la City ti presenta, mi ero soffermato proprio sul tomo gigante di Serrano e mi ero convinto a comprarlo, insieme a un Action Figure di Shawn Michaels, ma questa è un’altra storia.

Matteo Villaci e Marta Blumi Tripodi durante la presentazione
Matteo Villaci e Marta Blumi Tripodi durante la presentazione

Adesso il dubbio è: devo leggere il libro in Italiano o in lingua originale?

Un dubbio alimentato anche dalla pregevole introduzione di Matteo Villaci che due sere fa è stato chiamato a moderare l’incontro con l’autore alla Libreria Mondadori – Occasioni d’Inchiostro in Barona a Milano (posto molto carino, che non conoscevo pur essendo del quartiere. Ecco, vedi, un’altra cosa bella di leggere libri…). Infatti il buon Matteo raccontando il libro di Serrano e le sue scelte stilistiche mi ha fatto davvero incuriosire, del resto ci vuole fegato per prendersi la responsabilità di scegliere una canzone, e una sola, che rappresenti un anno di Rap e soprattutto ci vuole fegato a esserne consapevoli e non fare nulla per accontentare tutti.

Hai detto Kendrick?

Durante la presentazione mi è venuta proprio voglia di leggere il libro. Non tanto per vedere quali canzoni siano state scelte da Serrano, ma per leggere tutte le storie a contorno e immergermi, una volta di più, in questa incredibile cultura andando a ricordare gli anni che ho vissuto in prima persona e a scoprire quelli in cui non ero ancora nato. Stimolato anche dalle molte e belle figure, tabelle e colori che il libro raccoglie sotto la matita di Arturo Torres che ha curato le illustrazioni.

Marta oltre a curare la traduzione nella nostra lunga si è anche presa la responsabilità di aggiornare il volume, fermo al 2014, scegliendo le canzoni più rappresentative dal 2015 al 2018 per quanto riguarda il Rap americano. Vi lascio scoprire quali sono e chissà se anche Marta avrà seguito quello che, durante la serata, abbiamo ribattezzato il “Codice Serrano” e usato un metro personale o se si sarà lasciata trascinare in scelte più piacione…

Il nostro Prof sfoglia il libro “Il Rap Anno per Anno” partendo dall’anno che lui ha iniziato a seguire questa roba
Il nostro Prof sfoglia il libro “Il Rap Anno per Anno” partendo dall’anno che lui ha iniziato a seguire questa roba

In chiusura di serata ho voluto aggiungerle pressione alzando la mano per una domanda. Visto che in platea, oltre a me, c’erano il già citato Villaci di DoppiaAcca, Riccardo di HotMc, Taverone di Beat Torrent e lo spirito di Dikele di Esse Magazine che aleggiava da uno scaffale in vetrina col suo ultimo romanzo, ho pensato bene di chiedere a Marta di selezionare 3 canzoni rappresentative di questi quasi 30 anni di Rap italiano, una per decade: anni ’90, anni ’00 e dal 2010 a oggi. Sapendo che questo scatenerà un ginepraio di contestazioni (scusa Marta, ma so che sei temprata…). E le ho chiesto di scegliere in pieno “Codice Serrano”.

Anni ’90

Neffa, Strategie dell’Universo (“Perché ha quell’approccio proprio anni ’90 e ha anche un botto di featuring dentro per cui è Neffa, ma in realtà è molto di più”).

Anni ’00

“Sceglierei qualcosa dei Fibra o Dogo…”, dalla platea suggeriscono “Secondo Serrano sarebbe Applausi per Fibra” e poi “No, forse in Codice Serrano sarebbe Dentro la scatola di Mondo Marcio coi Finley”. Di nuovo Marta “Io metterei tutto Mi Fist dei Dogo, forse Hardboiled (stuzzicata da Villaci).”

Anni ’10

“Qualcosa di Sfera, Ciny. Ciny è quella che ha cambiato tutto, piaccia o non piaccia”.

Siete d’accordo?

Mentre decidete io vado a posizionare la mia copia de “Il Rap anno per anno” in libreria e, come potete vedere dalla foto, adesso la mia bibliografia sul Rap americano può dirsi completa… se volete discutere delle canzoni, farvi avvolgere dall’atmosfera urban degli States, scoprire storie di Rap e aneddoti della cultura Hip Hop degli ultimi 40 anni leggete il libro di Serrano possibilmente nell’edizione italia di Marta Blumi Tripodi che, a completamento, aggiunge anche succosi riquadri dedicati a cosa è successo nel Rap italiano in questi ultimi anni. Ma se invece volete cucinare una Wu-Tang Clam Chowder, una Quenn Labeefah, una A Pie Called Quest o una Mousse Def, scrivetemi che l’altro libro ve lo presto.

I due libri più rappresentativi della storia del Rap
I due libri più rappresentativi della storia del Rap