Ice One
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Ice One: quattro chiacchiere con una leggenda da “B-Boy Maniaco” ad “Odio Pieno”

Correva l’anno 1995 quando un giovanissimo Ice One si apprestava a pubblicare “B-Boy Maniaco”, disco ormai diventato storico per tutte quelle “teste Hip-Hop” che hanno avuto la fortuna di crescere negli anni d’oro del Rap Italiano. L’anno seguente poi, sempre dalle macchine di Dj Sensei (uno dei tanti pseudonimi di Seby) nasce “Odio Pieno”: non sto nemmeno a spiegarvi l’importanza seminale del disco d’esordio del Colle Der Fomento.

23 anni dopo, sta per uscire una raccolta strumentale a cura di Aldebaran Records, in collaborazione con Irma Records e Mandibola, che raccoglie questi beats storici, insieme a brani inediti e chicce “extra”.

Ice One Volume Primo
Ice One Volume Primo

Abbiamo avuto la fortuna di poter fare 4 chiacchiere con Seby, leggenda del beatmaking romano ed italiano in occasione di questa release.

Ciao Seby e grazie per averci concesso questa chiacchierata. Facciamo un salto indietro nel tempo e torniamo con la memoria al 1995 quando stavi producendo “B-Boy Maniaco” (e successivamente “Odio Pieno”): come si produceva più di 20 anni fa?

Ciao.. Innanzitutto grazie a voi per lo spazio che dedicate a questa iniziativa… Arrivo subito al punto.. Come si produceva 20 anni fa? Venti anni fa era il periodo in cui è nata la cultura dell’home recording, o meglio quello in cui si cominciava a diffondere la scelta di avere uno studio a casa. Le dimensioni delle strumentazioni si facevano più ridotte, grazie alle innovazioni tecniche e tecnologiche, ed i prezzi erano più bassi.

Il mercato dell’usato andava ad alimentare una gran parte degli home studio, dove trovavano posto vecchi synths e vecchie drum machines. Lo studio che avevo all’ epoca era una in una stanza della casa dove vivevo e lo gestivo insieme alla bravissima Julie P, con cui coproducevamo, in varie forme e misure, tutto quello che passava in quella stanza.

Per registrare usavamo un registratore a nastro della Fostex a 16 tracce. Il mixer che usavamo era sempre della fostex 24 canali da studio. Il microfono era l’unica cosa veramente costosa, un Neuman U87. I campionatori che usavamo erano il Casio FZ1, MPC 60, le Drum Machines erano tutte della Roland, Tr606 aka Drumatix, Tr909 e la mitica Tr 808. Avevamo un synth Ms20 della Korg, un vocoder vcf10 sempre Korg e la mitica Tb303 della Roland aka “La Bassline”.

Per fare “Odio Pieno” sono stati usati l’MPC60 dell’ Akai, un campionatore che anche in america usavano in pochi, ed alcune drum machines, come drums di rinforzo… (Ho insegnato a mezza italia l’uso ed i tricks dell’ mpc in quel periodo, e l’Akai Italiana dovrebbe farmi un monumento solo per le vendite di Mpc che fa ancora oggi).

Come tecnica di campionamento già usavo il chopping dal 91, quando anche in america lo facevano solo due o tre producers, molto faticosa e complicata, ma che rendeva molto artisticamente. Le registarzioni delle voci si facevano sul nastro, e se si sbagliava si ricominciava d’accapo, raramente si rientrava in insert.

Sei sempre stato uno di quei produttori che oltre all’Hip-Hop ha sempre pubblicato anche tracce electro e funk (basti pensare a “Ultimate Funk Object”): quali generi musicali hanno influito sulle produzioni di Ice One per questi due album storici?

Ho iniziato ad occuparmi di musica, fin da piccolo, ed all’ età di 16 anni ho iniziato a lavorare professionalmente come dj. Era il 1982, ed il sound di quel periodo era tremendamente affascinante.

Le batterie della disco music, erano state sostituite dalle varie drum machines, ed il suono di alcuni dischi era veramente selvaggio. Le influenze principali che avevo assorbito erano quelle della Musica Classica (avevo studiato pianoforte, grazie ai sacrifici dei miei genitori), poi le colonne sonore dei film Horror e di tensione, Il funk, la musica di James Brown, Il Kraut Rock, alcune cose della Psichedelia, il Beat, Il Progressive Rock Europeo (Ora va di moda ma io l’ho vissuto nel suo compiersi e realizzarsi) ed infine l’Electrofunk.

Per darti un idea dell’ Electrofunk di cui sto parlando ti cito “Boogie Down Bronx” di Man Parrish, “Renegades of Funk” dei Soulsonic Force, le Produzioni di Arthur Baker, di John Rocca, di Thomas Dolby etc…

Un capitolo a parte tra le mie ispirazioni sia artistiche che tecniche è quello degli Art of Noise, con un pezzo in particolare, “Beat Box”. Li ho capito cosa significava avere una filosofia ed una scienza del suono. Quando sono arrivati gli anni ’90 avevo già un grande bagaglio musicale, e grazie alla vicinanza ad un dj che considero uno dei miei maestri, Marco Trani, già conoscevo le fonti di moltissimi campionamenti. Marco mi aveva anche insegnato un metodo per identificarli, come e dove cercare.

Mi rese indipendente per quanto riguarda il digging. Un’altra grande fonte di knowledge erano gli artisti americani che venivano a suonare in Italia, ai quali regolarmente rompevo i coglioni per sapere da dove avevano preso il tale sample e come lo avevano scoperto.

Parliamo ora di campionamenti: ora che siamo entrati nell’era del digitale a tutti gli effetti (Spotify, Apple Music, etc.) come e soprattutto dove un produttore ricerca le proprie ispirazioni? Hai ancora i vinili polverosi come punto di riferimento, dai quali tagliuzzare i sample che usi?

Ho sempre campionato da tutte le fonti possibili, nastri, vinili, direttamente con i microfoni, da supporti digitali come cd o mp3 (chiaramente di buonissima qualità). Campionare dai vinili è un feticismo; vedo tanti che si sbattono sulla storia del vinile, ma dicono tante cazzate, inventando addirittura cose tecniche che fanno venire i brividi.

Sicuramente il vinile è un veicolo affascinante di suoni, ma possiede un suono comune. Il Rumble della puntina che non fa parte della composizione musicale, per cui tutti i filosofi da quattro soldi, che nascondono la loro imperizia tecnica dietro al fatto che campionano solo da vinile, come se fosse una religione, sono spazzatura come le cazzate che dicono. Io campiono da vinile da anni e mi piace, ma se posso avere una fonte più fedele di certo non ci sputo sopra: per esempio, la fonte più fedele è il tape a bobina.

Produrre non è necessariamente legato al campionamento in generale, ma per quello che faccio io si: campionare è il mio modo di onorare certi suoni.  Riguardo a chi usa le sound bank ti spiego il mio punto di vista, raccontandoti un piccolo aneddoto: parecchio  tempo fa, incontrai a casa di un amico, una persona che stimo tantissimo come musicista e come DJ, Lory D. Un dj ed un produttore che ha influenzato tantissimo la musica tecnologica fatta in Italia e nel mondo, e che ha sempre amato l’Electro (quella vera).

Il nostro ospite, il padrone di casa, aveva appena comperato un nuovo synth analogico, e Lory D, iniziò a provarlo, e con grande disinvoltura, riproduceva a turno i suoni di tutte le drum machines più famose, smanettando con grande sapienza tecnica gli oscillatori. Era in grado di emulare con gli oscillatori tutto quello che era nel dominio della musica elettronica, un vero genio. Tutto questo per dire, che alcuni grandi sedicenti produttori fanno tanto rumore sulla loro bravura, ma usano solo preset creati da altri, che sono i veri geni. Scegliere le sound bank, vuol dire scegliere la facilità dell’omologazione, per cui se va il barbone da Hipster ecco che tutti quanti dopo poco hanno il barbone da Hipster.

A proposito di vinili: Aldebaran farà uscire in edizione limitata 300 copie questo “Volume Primo” di raccolta delle strumentali. Cosa pensi del nuovo boom che sta avendo il mercato del vinile? Molti produttori pensano sia soltanto una moda ma personalmente la vedo come nuova linfa vitale per il mercato musicale. Dicci la tua!

Il vinile è un supporto importante per la musica: è stato il supporto che ha portato la musica registrata alle masse ed è storia oltre che ad essere uno dei metodi più affascinanti ascoltare musica.

Il mercato del vinile, contrariamente a quello che si pensa non è mai morto. Si era solo ridimensionato ed oggi ha preso una forma secondo me anche più bella. Alcuni artisti sceglono di pubblicare la loro musica solo su vinile, restituendo a questo supporto una priorità maggiore, però attenzione: molto del vinile che viene pubblicato in questi tempi, non ha niente a che vedere con il vinile di una volta: il vinile di oggi è riciclato di quarta mano, per cui contiene molta cellulosa carbonizzata all’ interno della mescola (la cellulosa viene dal residuo dei centrini o etichette in carta che stanno sul vinile).

(Vi ricordiamo che per acquistare il vinile, potete andare direttamente sullo store online di Aldebaran Records a QUESTO indirizzo, affrettatevi, non rimangono molte copie!)

Quali sono stati i produttori che all’epoca ti ispirarono? Hai avuto dei “maestri” dai quali hai rubato qualche segreto, qualche campione, qualche cassa? All’epoca si faticava a reperire materiale, specialmente statunitense.. Come arrivava e come veniva recepito il Rap nel 1995?

Ho inizato a produrre in maniera amatoriale nel 1983. Usavo un Portastudio della tascam a cassette, che dava la possibilità di registrare ben 4 tracce. Lo usavo in combinazione con un mixer della Bic ed un giradischi a trazione diretta della toshiba.

Sulla prima pista ripetevo all infinito un break di batteria, preso da qualche disco, con la tecnica della pausa a battuta, e poi ci aggiungevo scratch ed effetti presi da altri dischi sulle altre piste. Nel 1985 mi fu regalato il mio primo campionatore. Un tastierino della Casio di fascia economica che campionava solo un suono di 3 secondi massimo, si chiamava Casio sk1. Poi nel 1986 comperai la batteria Casio RZ1 che campionava quattro suoni di 3 secondi, ed aveva degli ottimi suoni di drum machine ed un buon sequencer. I miei maestri virtuali furono in particolare Marley Marl e Trevor Horn.

Nel 1983 mi arrivò, su consiglio di mio cugino, il regista ed autore Giuseppe Iannicelli, questo disco intitolato “In The Battle With Art Of Noise”. Tra tutte le canzoni una in particolare mi aveva proprio spettinato l’anima: era beat box. Una traccia composta con il fairlight CMI, il primo campionatore che permetteva di fare cose incredibili; Lo avevo visto nel 1980 in una trasmissione Rai che si chiamava Disco Ring, dove oltre a proporre musica nuova, parlavano spesso anche delle novità in campo tecnologico/musicale.

Lo stumento fu spiegato dal musicista Franco Serafini, che fu l’endorser italiano di quello strumento. Il problema è che all’epoca uno strumento del genere era appannagio di pochissimi, per cui potevo solo sognare che un giorno sarebbe diventato economico, ed avrei pure io potuto usare i suoni in quel modo. Poi nel 1985 mi arrivo in mano un disco di NYC Cutter (Marley Marl) e da quel momento comperai tutti i dischi che lui produceva. Quello suo e quello di Trevor Horn, fu il suono su cui buttai le fondamenta del mio suono. Nel 95 ci arrivai già con un grande bagaglio di esperienze.

Il primo disco a cui partecipai era del 1987, grazie al grande Frank Rinaldi che mi diede l’opportunità di mettere in pratica quello che sapevo fare.Per quanto riguarda i segreti, sinceramente negli anni 80, se sapevi frequentare i negozi di dischi giusti, robba da campionare o da usare se ne trovava a bizeffe. Grazie a Dj, come Marco Trani, i fratelli Micioni, Faber Cucchetti e tanti altri, Roma era la capitale anche del Funk.

C’erano un sacco di negozi di dischi import, tra cui spiccava e spicca ancora il mitico e glorioso Goody Music, dove comperavo le mie prime chicche. Negli anni ’90 Il rap americano lo comperavi da Goody Music, o dalle mie mani a Disfunzioni Musicali (negozio dove lavoravo). A Disfunzioni non mancava niente, east coast, west coast, ed i dischi erano comperati sempre in grossi numeri, per cui la musica fresca non mancava mai a nessuno.

Sei stato uno dei capisaldi del Rap degli anni ’90/2000: la tua musica ha contribuito a costruire la leggenda del Colle Der Fomento nel corso degli anni: cosa pensa Ice One della scena Hip-Hop attuale?

La scena Hip-Hop attuale manifesta i sintomi di una grande ripartenza. Abbiamo passato però un periodo in cui abbiamo avuto i rapper cantautori del piffero, che hanno fatto scempio dell’Hip-Hop, in nome del rinnovamento, ma in realtà per una loro incapacità di fare musica Hip-Hop.

A parte alcuni che giustifico ampiamente dati i loro inconfutabili risultati, la battuta di molti di questi era “voglio fare una robba tipo alla De Andrè”, ma De Andrè non faceva Hip-Hop. Ha avuto il merito di scrivere grandi testi, e comunque “alla fine na chitara in mano e fai l’Hippe Hoppe Itagliano“.

Abbiamo avuto i Rapper depressi che raccontano i loro tunnel mentali, drammi depressioni, Xanax, etc che ad un certo punto si era autogenerato il genere Sert-Hop: mi permetto di fare spirito sulla cosa, perché per fortuna nessuno di questi è credibile. Non voglio mancare di rispetto ai casi veri, ma sono molti di meno di quelli che si possa credere.

Adesso vedo un sacco di pischelli infottati con le rime, le barre, e la ricerca di un proprio stile, grazie anche ad i pochi capisaldi che sono rimasti attivi in Italia e non ti parlo degli scureggioni sbraitatori dell’Hip-Hop talebano senza arte ne parte che fanno liste di proscrizione, ed hanno la verità unica e sola nelle loro mani: parlo di gente come il Welcome To The Jungle (Danno, Ceffo, Cannas) che promuovono la musica e creano aggregazione con i loro eventi, o anche “Rap Pirata” movimento creato da Inoki che promuove vecchie glorie ed emergenti.

Poi c’e’ la terra di mezzo dei Trapcuriosi, che tentano di mettere barre Hip-Hop su beat trap, ma solo pochi ci riescono, per cui consiglio di ascoltarvi i pezzi trap di Fat Joe, Pusha T, Talib Kweli e Nas prima di fare altre ulteriori tentativi.

Poi c’è un campionato a parte che è quello della Trap vera e propria ma ci sono poche cose interessanti, soprattutto perché è un genere che va seguito tenendo conto dei dissing, o delle dichiarazioni pubbliche dei singoli artisti su instagram; su quanto “Flexano” o su quanto si drogano, o su quanto, nella finzione del tutto, accampano crediti di street credibility quando sanno che il seguito e i numeri che fanno sono anche e soprattutto un prodotto del marketing.

Tanti rappers della cultura Hip Hop, anche tra quelli più Hardcore, in America, hanno sempre dedicato uno spazio, alle cose ballabili, per citarne alcuni giusto per i soliti sofisti del cazzo che chiudono gli occhi e le orecchie in virtù della loro versione personale dell’ Hip-Hop: Redman, Method Man, Public Enemy, Eric B & Rakim, Gang Starr, Big Daddy Kane, Kool G Rap etc.. e qualcuno nuovo come Action Bronson, J Rocc & Med, Skyzoo etc. etc.

In passato anche tra i rapper più conscious c’era l’usanza di proporre qualcosa di tenore meno pesante, oserei dire anche divertente. Gli ultimi dieci anni sono stati costellati da rappers “attaccapippe” monocromatici e monotematici che hanno quasi fatto sparire l’ironia e l’ottimismo ed hanno aperto la porta a questi fenomeni da baraccone più commerciali.

Bisognerà aspettare ma poco però: i nuovi geni sono al lavoro, li vedo in ogni città in cui vado a suonare. Ci si prepara ad una nuova stagione dell’Hip-Hop veramente potente!!!

Quali progetti ha in serbo il futuro per Ice One? Abbiamo sentito il pezzo con Cal ed abbimo notizie di un “Volume Secondo” di questa raccolta di strumentali. Dicci qualcosa in più.

Ci sono vari progetti che mi vedranno protagonista e coprotagonista nel prossimo futuro. Il primo in ordine di tempo sarà l’uscita su Mandibola Records del progetto che ho prodotto in collaborazione con CaL , rapper, poetessa e pittrice veneta.

Qualche tempo fa con lei abbiamo creato un remix per il pezzo “VXI Round” dei Banana Spliff. Io al Beat e lei al Sax, ed è uscita fuori una bella bomba underground. Da poco invece abbiamo terminato la Lavorazione di “Iniezione Musicale” che uscira come CaL-IcE aka Cal+Iceone. Quest’estate è uscito “Attorno a Me” che è il primo singolo estratto dall’ album, che sarà di 11 tracce.

Tra la fine di settembre e gli inizi di ottobre uscirà un nuovo singolo e di li a poco anche l’album completo. Per quanto riguarda il “Volume Secondo” della raccolta di strumentali, posso dirvi che nel prossimo volume metteremo anche degli stems di alcuni pezzi, come si usava nei primi dischi di dj Tools. Inoltre aspettatevi anche l’uscita di una marea di singoli di parecchi artisti, con beats firmati da me

Chiudiamo con una selecta di soli brani strumentali: dacci 5 tra i tuoi beats preferiti di sempre e regalaci un aneddoto a riguardo.

Uno dei miei Beats preferiti è sicuramente “Prova Microfono”. Se te lo dovessi raccontare lo risolverei in cinque suoni: 1 cassa, 1 rullante, 1 Hi-Hat, 1 nota di basso ed un campionamento che viene dai dischi della mia infanzia: il 45 giri della sigla di “Green Hornet” ovvero “Il Calbrone Verde”, che io vedevo perché Bruce Lee, che interpretava Kato (l’autista di green Hornet), era incredibile!

Un altro dei miei beats che preferisco su tutti è “Ciao Ciao” ed ultimamente ci ho pensato molto a questo pezzo ed uno dei motivi principali era la raccolta della Aldebaran. Un altro motivo per cui ci ho pensato è perché Gionni Gioielli l’ha reinterpretatain maniera magistrale insieme a Nex Cassel ed E-Green nel pezzo “Sigonella” del suo ultimo album.

Un aneddoto legato a questo beat è che l’ho dovuto fare nel tempo nel quale Danno, Masito, Kaos e Piotta avrebbero impiegato dalla stazione dei treni di piramide fino a casa mia (circa mezzora/40 minuti) dato che il beat che avevamo pensato precedentemento alla fine non piaceva più a nessuno, compreso me.

Questo beat ha anche un’altra particolarità: insieme ad altri beats contenuti nell’ album “Odio Pieno” ha in comune il sample del basso, ma mi spiego meglio. Trovai in un disco jazz, un assolo di contrabasso devastante, che conteneva materiale per oltre 50 linee di basso, per cui elaborai l’idea che in “Odio Pieno” ne avrei usato il più possibile di quel basso, tanto che più della meta dei pezzi alla fine è fatta con campioni presi da quel solo. Chiaramente ad oggi quel solo di basso è rimasto ancora non scoperto dai sample diggers!

Un altro dei miei Beats che preferisco e “Quelli che Benpensano” di Frankie HI-NRG.

Un beat molto semplice, in cui ho lavorato molto sulla armonizzazione dei campionamenti. Un aneddoto legato a questo beat è che è un beat del 1993: tra il ’93 e il ’97 è passato in un sacco di mani… diciamo che era un beat forse troppo avanti per il ’93.

Quando uscì l’album di Frankie, rischiava di essere un pezzo qualunque, ma non per la qualità del pezzo (Il ritornello scritto e cantato da Riccardo Sinigallia era incredibile come anche il Rap fatto e scritto da Frankie) ma per le dinamiche legate all’album stesso.

Fu scelto un singolo che non funzionò per niente come primo singolo, poi in corner per salvare l’album fu scelto “Quelli Che Benpensano”, ma la prima versione del video faceva cagare a quelli dell’ etichetta, che considerarono i soldi spesi come soldi buttati. Poi alla fine arrivò con un budget scarsissimo il video geniale che conoscete tutti, e fu storia.

Il quarto beat che scelgo è “Scienza Doppia H”.

Segna una svolta nel mio modo di fare digging, perché in quel periodo lavoravo in un negozio di dischi, nel quale mi arrivavano input incredibili da tutte le parti. Ogni collega di lavoro era specializzato in uno o più generi diversi, ed ogni uno di loro era un grande esperto di quello che amava.

Ho avuto la possibilità di fare un brainsorming continuo su tutta la musica pubblicata dagli albori dell’ incisione sonora.In particolar modo, grazie a Sante Calvaresi, un mio collega che ne sapeva molto, conobbi la musica lounge, un genere dove faceva capolino la prima elettronica, e dove l’espressività delle canzoni, spesso strumentali, serviva a creare atmosfera in party spesso casalinghi.

Ebbene in questo pezzo la sfida fu quella di usare il sample di un pezzo lounge dalle atmosfere morbide ed etniche, in qualcosa di molto Hardcore.

 

Come ultimo beat scelgo “Para Siempre” dall’ album “Latte e Sangue”, con Don Diegoh.

Per questo beat non ho aneddoti particolari, se non che per me, al giorno d’oggi, è un ottimo esempio di come intendo io un banger, che fa ballare, muovere e con un buon testo fa anche pensare.

Il pezzo nasce sulle ceneri di un mio riddim del 2005 che si chiamava “Rockit Riddim”, in quanto la rullata iniziale proviene da una mio scratch live con la rullata iniziale del pezzo “Rock It” di Herbie Hancock.

 

Vi ringrazio infinitamente per lo spazio concesso a me e alla mia musica e ci vediamo ai miei DJ Set o ad i prossimi Live del Progetto CaL-IcE aka Cal+IceOne!

Ringraziamo Seby per questa bella chiacchierata piena di “back in the days”, invitandovi a supportare la musica, quella fatta bene, acquistando questa raccolta di strumentali che aprono il progetto “Aldebaran Instrumental Series”.

“ICE ONE Volume Primo” Tracklist

Side A: 
01 – Ciao Ciao
02 – Solo Hardcore
03 – Quando Verrà Il Momento
04 – Sopra Al Colle (Original)
05 – Intramezzo

Side B: 
01 – Elfo Scuro
02 – Ninna Nanna
03 – Cinque A Uno
04 – Dimmi Se Ti Piaccio Adesso (Remix)
05 – Funkadelico (Remix)
06 – Panico
07 – Tira Giú La Maschera (Remix)