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Flesha & Jap ci parlano del nuovo album “Self Made Men”

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Non è solo una questione di esperienza, ma di prospettiva. Dopo anni dentro e fuori le dinamiche della scena rap italiana, Flesha & Jap tornano con Self Made Men, un progetto che nasce senza forzature, costruito nel tempo e guidato da un’esigenza precisa: fare musica in modo libero, senza compromessi.
Il disco prende forma come una raccolta di brani sviluppati negli ultimi anni, ma trova la sua direzione solo quando diventa chiaro che quel materiale racconta qualcosa di più profondo. Dentro ci sono evoluzione, consapevolezza e una scrittura che riflette il percorso personale e artistico di due MC che non hanno mai smesso di mettersi in discussione.
In questa intervista si parla di autenticità, cambiamento e di cosa significa oggi restare coerenti con sé stessi, in un contesto in cui tutto sembra spingere nella direzione opposta.

Self Made Men arriva dopo anni di esperienza nella scena rap italiana. Cosa vi ha spinto a tornare con un progetto così diretto e senza compromessi?

Ci sono momenti della vita in cui tutto sembra troppo complicato, la motivazione vacilla e le energie sembrano esaurite. Ogni passo in avanti a volte equivale a 2 balzi indietro e l’unico modo per girare il tutto in positive vibes è proprio la musica libera, senza compromessi per dare sfogo ai nostri blocchi, alle nostre paure e alla nostra creatività. ‘Self Made Men’ è questo: quando tutto va male oggi domani andrà meglio (TUTO BEN) come una delle tracce del bootleg.

Il disco nasce come una raccolta di brani sviluppati nel tempo. Quanto è cambiato il vostro modo di scrivere rispetto agli inizi?

Hai detto bene, il bootleg nasce come una raccolta di tracce scritte e registrate negli ultimi 2 anni e mezzo e ciò ci ha permesso di migliorare anche il nostro modo di scrivere sia a livello tecnico che metrico. Rispetto agli inizi abbiamo raggiunto una certa maturità, un’importante sicurezza soprattutto a livello descrittivo con rime e barre più d’impatto rispetto a qualche anno fa, questo perché curiamo ancora meglio il dettaglio in ogni traccia. Abbiamo assorbito molte transazioni significative nel privato che hanno cambiato le nostre vite e le nostre identità senza snaturare il nostro modo di fare arte.

Nel rap spesso si parla di credibilità. Per voi cosa significa oggi essere autentici?

Il significato di autenticità in realtà è molto profondo e non è così semplice da spiegare anzi; forse è più semplice dimostrarlo coi fatti e con il rap come in questo caso. Autenticità per noi è crescita interiore, responsabilità sul messaggio che trasmettiamo, crescita artistica continua e quel tocco di follia che non guasta mai. Viviamo in una società che ci obbliga ad indossare maschere per essere accettati o evitare conflitti; abbiamo la paura del giudizio, del rifiuto e dell’emarginazione. Rompere tutte queste barriere significa per noi essere autentici ed originali e da sempre l’Hip Hop ci ha insegnato ad esserlo.

Il vostro sound resta molto legato alla tradizione Hip Hop. Pensate che questo oggi sia una scelta quasi controcorrente?

Secondo noi assolutamente no anzi, far tornare in auge questo tipo di sound può solo giovare alla scena soprattutto alle nuove leve abituate a cavalcare beats più freschi e basic. Noi non siamo molto tradizionalisti anche se ascoltiamo molto rap d’oltreoceano e a dire la verità il classic fatto bene fa muovere ancora le teste e sa dare le giuste vibes sia mentre le ascolti in macchina sia nei live che facciamo. Molti giovani gatti della scena hanno apprezzato le nostre scelte e ne siamo contentissimi.

Che ruolo hanno avuto le collaborazioni nella costruzione dell’atmosfera del disco?

Le collabo sono il fulcro del disco, danno sempre quel tocco di varietà e di qualità: Eyem Bars spacca, Esa aka EL PRESIDENTE lo conoscete e non c’è bisogno di aggiungere nulla; Herman Medrano e Kalibro sono fortissimi e li abbiamo voluti fortemente; DJ Berthony, Paggio e Sethisfaction sono di Verona, c’è un intesa perfetta e sono dei mostri; Jk beatmaker stiloso; Sonbudo ha il suono targato Verona City nel sangue; Tripla B nostro fratello da sempre e per sempre è una garanzia; la Ale voce stupenda e infine il tocco finale l’ha dato Jack The Smoker col master finale. Meglio di così…

C’è stato un momento particolare durante la lavorazione del progetto che vi ha fatto capire di avere tra le mani qualcosa di speciale?

Sì e precisamente quando abbiamo avuto il master pronto. Di solito noi non ascoltiamo i pezzi appena pronti ma solo ad album concluso per godercelo meglio e per riuscire a trovare le sbavature da correggere alla fine. Quando Jack The Smoker ci ha inviato il master finale ci siamo gasati tantissimo e lo stiamo facendo tutt’ora; non vediamo l’ora di suonarlo live e di dare il massimo come sempre.

Dopo questo disco, quali sono i prossimi passi per Flesha & Jap?

Il prossimo step si chiama ‘THE PLAYERS’ un progetto già iniziato nel 2025 assieme a Tripla B con cui stiamo condividendo molti live e show veramente fighi in giro per l’Italia. Il 2026 sarà pieno di sorprese infatti dato che stiamo preparando quattro singoli più l’album con distribuzione Believe Italia. Siamo sul pezzo da sempre e siamo pronti per fare un upgrade musicale importante mescolando i nostri tre stili in un unico progetto.

Andrea Bastia
Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop e writer, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano.

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