Ape - Brianza Chronicles
Ape - Brianza Chronicles

Il 16 dicembre è uscito “Brianza Chronicles” il decimo e (forse) ultimo album di Ape, che giunge alla fine di quello che possiamo considerare il “secondo ciclo” della carriera del rapper brianzolo che ha avuto una seconda giovinezza a partire dal 2017 ad oggi.

Il rischio per un rapper attivo da così tanto tempo è quello di incappare nella sindrome di “non sei più quello di…” ma in questo caso mi sento di poter dire che Ape non è affetto da questa sindrome, infatti “Brianza Chronicles” è probabilmente uno dei suoi migliori album, sicuramente uno dei più significativi tra quelli usciti nel 2020. Ovviamente parlo di rap e non di vendite al botteghino.

Ma la prima domanda che voglio fare ad Ape è: come mai il tuo percorso musicale è così nettamente diviso in due? Come mai non hai pubblicato album per quel periodo compreso all’incirca tra il 2009 e il 2017?

APE: In quel periodo non solo avevo deciso di prendere una pausa, stavo realmente pensando di fermarmi.
Vari i motivi… sicuramente un pò per la vena creativa in calo perchè troppo schiacciata da altre priorità quotidiane più concrete ed importanti.
Altro motivo sicuramente l’ambiente rap del periodo, sempre poco meritocratico e più basato su connessioni legate alle conoscenze piuttosto che alla qualità artistica dei progetti.
La somma delle 2 cose ha fatto si che decidessi di farmi da parte, ascoltando le nuove uscite e seguendo a distanza e con molto distacco la situazione.
Il mio rientro è dovuto in primis alla voglia di fare nuovamente buona musica ed in secondo luogo alla consolidata capacità, sviluppata ed acquisita negli anni, di fottermene altamente di tutti i fattori esterni che non dipendono da me per concentrarmi sul fare bene le cose senza dover rendere conto a nessuno. Indipendenza al 100%, dai trend, dai filoni, dalle regole, etc…

HANO: Quando hai ricominciato la voglia era tanta, visto che dal 2017 ad oggi hai vissuto un periodo di attività intensa… se non sbaglio 3 album, 1 mixtape ed un ep. Questa iperattività può essere che sia stata spinta dal pensiero che di lì a qualche anno sarebbe arrivato il momento di smettere? Ma poi perchè hai deciso che Brianza Chronicles deve essere l’ultimo album? Ci sono margini di ripensamento?

APE: In realtà quando ho ricominciato ho pensato solo di provare a fare due cose per divertirmi è che poi mi è scappata la mano e ci ho preso gusto. I suoni nuovi mi piacciono, i rapper nuovi mi piacciono e so di poter essere ancora competitivo. L’ultimo album non significa smettere ma continuare a fare musica programmando in modo diverso le cose da fare. Mettiamola così, è come se un bravo pugile non più giovanissimo pretendesse di fare ancora 3/4 match ogni anno, reggerebbe poco e finirebbe per lasciare un ricordo sfuocato di una carriera in discesa, io voglio fare il contrario, voglio continuare  a salire ed alzare la qualità e per farlo ho bisogno di ridurre le uscite.

HANO: Da quando hai ricominciato nei tuoi lavori hai intrapreso collaborazioni con una (passami il termine) “seconda” generazione di rapper con cui immagino tu abbia allacciato anche rapporti personali… Però da buon nostalgico (sono del 1978 come te) volevo chiederti se ti è passato per la testa o hai avuto anche solo il desiderio di realizzare un featuring di quelli “vecchi”, anche se alcuni non rappano più o quasi?

APE: Ogni tanto ci penso, è che con i più ho perso i rapporti e con molti non ne ho mai avuti di stretti, diciamo che quelli con cui volevo collaborare li ho coinvolti in passato, ora non saprei, forse il Danno ed Esa, ecco con loro mi piacerebbe riuscire prima o poi a farci un pezzo perchè fanno parte del mio background e delle cose con cui sono cresciuto.

HANO: In “Brianza Chronicles” ripeti più di una volta il fatto di essere “metà palestrato e metà alcolizzato“, che probabilmente è un esagerazione, ma questo “dualismo” è davvero parte della tua vita? E può essere interpretato anche come il “metà rapper, metà uomo” di Bassi Maestro? Quello che voglio dire è che artisti come te devono fare i conti con una doppia attività molto spesso, quella “artistica” e quella che ti dà da vivere… E’ corretto per quello che riguarda te?

APE: Io ho sempre fatto i conti con una “doppia” vita, quella vera e quella artistica, vengo da una famiglia di operai e l’opzione non lavoro e mi dedico alla musica non è mai esistita, prima lavori poi suoni quanto vuoi! Volente o nolente questa cosa mi ha condizionato parecchio nelle scelte perchè ho sempre anteposto la valutazione razionale al rischio e al fatto di buttarsi. Paradossalmente adesso, che sono sempre più assorbito dal lavoro, ho quella maturità che ti permette di essere più sopra le righe  e più istintivo quando si tratta di fare musica perchè ormai ho costruito il  mio percorso con dei punti “cardinali” e riesco a concedermi, sapendo di avere  sempre dei riferimenti precisi, molte più divagazioni sul tema. Poi il tema metà alcolizzato e metà palestrato è vero perchè, oltre alla musica, alterno altre due passioni: quella per la palestra, così forte da spingermi ad alzarmi tutte le mattine alle 5 per allenarmi e quella per le birre artigianali, il sidro ed i whisky. Non sono propriamente “alcolizzato” ma diciamo che sono un “buon boccale” ed al contempo un discreto atleta dilettante!

HANO: I miei due brani preferiti (di quello che ormai abbiamo capito non essere – forse – il tuo ultimo album) sono “Fotogrammi sparsi” ed “Empire” Il primo è è uno straordinario reportage di come hai vissuto il periodo di lockdown e credo che tu sia riuscito con questo pezzo a trasmettere alla perfezione il tuo stato d’animo in quei giorni. Il secondo è uno storytelling “drammatico” e ti volevo chiedere come è nata l’ispirazione per scrivere questo pezzo.

APE: Empire è molto cinematografico, racconta una storia, la storia di una dipendenza, dalla cocaina e dalla donna sbagliata. Quel tipo di situazione che ti fa uscire di testa a prescindere dalla persona a cui capita. Il personaggio è uno qualunque, potrebbe essere lo stesso protagonista di Senza Rimpianti 20 anni dopo oppure il tuo insospettabile vicino di casa. L’argomento è di per se rischioso perchè è un attimo scadere nel qualunquismo, affrontarlo raccontando una storia mi sembrava il modo migliore per parlarne senza correre questo rischio. Il beat di Apoc è potentissimo, quando abbiamo reccato eravamo in pieno agosto, sessione in studio, un caldo incredibile ed un paio di birre di troppo. La prima versione è uscita mezza urlata e mezza sbiascicata, la settimana dopo l’ho rifatta e perfezionata ed il risultato è quello che avete sentito. La versione Bright è un regalo de Ill Papi, enfatizza il lato malinconico della storia,quello che coglie chi la vede da fuori. Al contrario della versione originale che l’ha racconta dal punto di vista del protagonista

HANO: E invece il tuo pezzo preferito dell’album qual’è e perchè?

APE: I miei preferiti sono Brianza State of Mind ed Idea 2020, sono l’ideale 12″ che avrei stampato se andassero ancora di moda i singoli in vinile, anche Salvami e Dici di No a dirla tutta… in realtà mi piacciono tutti. Cosa mai successa con i dischi precedenti!

HANO: Visto che nel 2017 hai pubblicato l’album “Gemelli” con Asher Kuno, volevo parlare un attimo di questa cosa dei “joint album” che ha preso abbastanza piede ultimamente… (vedi primo fra tutti l’album Santeria di Guè e Marra ma ce ne sono stati molti altri). Fantastichiamo un secondo: se avessi la possibilità di fare un album in coppia con un artista italiano, con chi ti piacerebbe farlo? Chi vedresti come tuo partner ideale,a parte le amicizie ma parlo proprio di affinità artistica…

APE: Un album in coppia… bella domanda, mi vedrei bene insieme a Moder, ieri sera ci siamo sentiti dopo un tot di tempo per una delle sue attività ed è emerso che stiamo praticamente ascoltando le stesse cose USA, potrebbe essere una bella combo!