Anastasio
Anastasio: Foto di RAI, pagina FB di festivaldisanremo

Quando mi si para davanti, dopo essere stato spostato come un pacco a destra e sinistra come prevedono le dinamiche di quel vortice organizzativo ed emotivo che è il Festival di Sanremo, mi guarda, allunga la mano e si presenta. Ma quando gli dico che sono di Hano.it sgrana gli occhi e fa una faccia come a dire “E mo’ che vogliono questi del rap che mi hanno sempre trattato male”. Alzo le mani. “Porto solo buone notizie” gli anticipo subito.

Mi accodo. Per qualche minuto mi godo cosa voglia dire essere un artista in gara a Sanremo. Col rapper e il suo entourage dobbiamo attraversare un corridoio transennato con centinaia di fan urlanti in cerca di attenzione che sperano che qualcuno si fermi a dargli retta, un gadget o un saluto. Come puntualmente avviene.

Finalmente arriviamo al Van. Saliamo e ci rilassiamo un po’ tutti. I vetri oscurati ci proteggono dagli sguardi e cominciamo un giro su noi stessi lungo le strade della città dei fiori. Quando mi han proposto di incontrare Anastasio in macchina ho pensato subito fosse una roba figa. Molto street. Molto Yo MTV Raps. Ora che ci sono sopra mi rendo conto come fosse l’unica soluzione possibile per provare ad avere un po’ di pace.

In realtà Anastasio forse è il più tranquillo di tutti. Il suo Ufficio Stampa ha appena finito di discutere con un fotografo molto poco educato, la ragazza della Major pensa alle prossime tappe e io so di avere i minuti contati per l’intervista. Il rapper campano invece si prende un minuto per fare un paio di Stories su Instagram, ma tutto sommato non abbandona mai quella sua aria tranquilla che abbiamo imparato a conoscere in questi anni di musica e televisione. Come se tutto gli scivolasse.

Anastasio è in gara alla 70esima edizione del Festival di Sanremo col brano Rosso di rabbia (chiuderà in 13esima posizione, n.d.r.)

Iniziamo.

Ciao, come stai? In questo vortice che è il Festival di Sanremo.

Resistiamo. è tosta ma resistiamo.

Cominciamo dalla tua performance (ho incontrato Anastasio dopo che si era già esibito la prima volta, n.d.r.), come ti sei sentito?

Molto sicuro. È stato un attimo, sono salito sul palco e mi son ritrovato ad aver finito il pezzo, senza accorgermene.

Non hai subito l’impatto dell’Ariston?

L’impatto lo subisci sempre, bisogna sapersi controllare.

Tu hai il vantaggio di essere ormai preparato anche all’ambiente televisivo essendo partito forte con XFactor.

Sì, oramai di televisione ne ho masticata. La so gestire, diciamo.

Senti qualcuno mi ha detto che assomigliavi un po’ a Eminem…

Ma come look dici?

Un po’ look, con quella felpetta grigia, ma anche come attitudine e pure come scelta musicale.

Beh, è un paragone che non può che lusingarmi ovviamente. Forse un po’ esagerato.

Ma tu ci hai giocato un pochino?

A dire il vero no. Anche se a me lo stile di Eminem mi è sempre piaciuto perché è il massimo della semplicità ed è sicuramente il mio riferimento nel rap americano.

Ascolta, io sono di Hano come sai e siamo praticamente l’unico portale o magazine Rap/Urban al Festival di Sanremo e quindi mi sento un po’ la responsabilità di rappresentare un po’ tutto l’ambiente diciamo. E come sai la Scena si è sempre espressa nei tuoi confronti con un po’ di pregiudizio. Per usare un eufemismo…

Beh…! (Anastasio fa una faccia… ma non sprigiona rabbia, ma consapevolezza. Chapeau)

Però nella notte, dopo la tua performance, mi sono arrivati dei messaggi da parte di addetti ai lavori o semplici ascoltatori che riassumo con un “Cazzo, ma Anastasio ha spaccato!”.

Beh, Anastasio è uno che il palco lo regge. Sono contento che si sia notata questa cosa. Anche perchè penso che nessuno di questi mi avesse mai visto in una performance. Per cui si parlava non so di cosa.

Ma infatti è un po’ il pregiudizio del pregiudizio. E invece i messaggi che mi sono arrivati sono stati del tipo Anastasio ha spaccato. Ma allora Anastasio è bravo. Ma allora Anastasio sa scrivere. Ma allora Anastasio è un rapper?

Davvero, è strano che serva Sanremo per farmi sembrare un rapper. Un paradosso.

Diventare rapper a Sanremo! Tra l’altro abbiamo scoperto di recente, poiché lui ne ha parlato sui social, che il disco te l’ha prodotto Stabber, o anche Stabber.

No, Stabber è il produttore del disco. Cioè è quello che ha messo le mani su tutte le tracce. I beat arrivavano un po’ di qua e un po’ di là, ma lui aveva lo sguardo su tutto. E ci ho lavorato davvero benissimo, perchè oltre ad essere una bella persona, sa ascoltare e ha uno stile suo, fresco e al passo. Sa suonare e sa far suonare una traccia.

Io se avessi dovuto immaginare un produttore del rap da affiancare a te come gusto, il primo nome che mi sarebbe venuto in mente sarebbe stato sicuramente Stabber. Binomio perfetto. Ma, quindi, cosa dobbiamo aspettarci dal disco? (L’intervista è stata realizzata il giorno prima dell’uscita di “Atto zero”, n.d.r.)

Dovete aspettarvi un disco vario, non alla moda. Ma neanche vecchio. C’è stata tanta ricerca, nelle sonorità e negli argomenti.

Quando dici “staccarsi dalla moda” intendi le sonorità trap?

Non propriamente. Anche quelle variano. Con moda intendo quella del momento, sai tipo…

Le sonorità trap.

(Risate di tutto il Van, n.d.r)

Non che sia un problema ma quando tu ti imponi di fare qualcosa che segua solo la moda verrai fagocitato dalla storia, perchè ti sarai messo sulla scia di altri. Dovresti avere l’obiettivo di scordartene proprio della moda e metterti nelle condizioni di fare quello che ti senti.

E con “non vecchio” cosa intendi?

Intendo che si può essere non di moda senza suonare per forza vecchi, obsoleti. Il rap ha avuto delle innovazioni tecniche fighissime, la trap ha dato una ventata di freschezza importante, non sono uno di quelli che dice a priori che fa schifo. Ci voleva, si sono sperimentati altri tempi. Certo, se vogliamo rimanere al boom bap perché siamo dei fanatici…

Collaborazioni nel disco?

Zero collaborazioni. Sarà un disco solista.

Come non ce ne sono più ormai.

Tutti Fenomeni ha appena fatto un disco così. Ed è già il disco dell’anno secondo me. Poi non voglio anticipare troppo.

Ma la scelta “solista” è data da un motivo particolare?

Io nei miei pezzi sono abbastanza autoconclusivo e spesso il feat può essere un di troppo. Capita che a volte scriva una strofa e senta di avere detto tutto e allora quel pezzo sarebbe papabile per un feat, però in questo progetto non ce ne sono. Magari in futuro.

Torniamo al Festival, visto che siamo qua. Hai legato con qualche artista in gara?

Ho conosciuto praticamente tutti. Ho legato particolarmente coi Pinguini. E con Bugo e Morgan anche.

Solo coi matti (son stato buon profeta 🙂 n.d.r)

Due mattacchioni sì, ma a me piacciono i matti. Non si direbbe ma lo sono anche io!

Hai sentito le polemiche? Hai una tua opinione?

Ho sentito le polemiche chiaramente, Junior Cally lo conosco da prima di XFactor e già mi sono espresso tantissimo a riguardo. Io penso questo: la musica può essere educativa o diseducativa e ognuno può trarre il proprio giudizio personale, ma nel momento in cui tu istituisci un tribunale atto a discriminare tra la musica buona e la musica cattiva, quello strumento diventa qualcosa di molto pericoloso. Quindi la censura non va mai tirata in ballo.

Abbiamo finito. Il tempo di un paio di gag sulla vittoria del Festival, che Anastasio accoglie col sorriso ma “toccandosi” nella più antica delle tradizioni, e siamo di nuovo all’Ariston dopo questo giro in tondo attorno alla città dei fiori che per una settimana all’anno diventa il centro del mondo. Il Van parcheggia, scendiamo, e in un attimo perdo Anastasio che viene risucchiato nuovamente dal vortice del Festival tra transenne, macchine fotografiche e mani che si allungano. Io giro il culo e mi dirigo verso la porta sul retro. Per me il giro sulla giostra Sanremese finisce qui. Ma scendo convinto che oggi ho conosciuto un artista molto diverso da come mi era stato dipinto e un ragazzo consapevole della sua fortuna e del suo talento. E sono anche convinto che pure lui si sia rituffato nel casino contento di aver parlato con qualcuno del settore che potesse capirlo senza doversi spiegare troppo e molto contento dei messaggi che gli ho portato da chi segue e ama lo stupido gioco del rap. Se Sanremo lo ha fatto scoprire rapper, allora grazie Sanremo.

[Ascolta l’intera intervista nell’episodio esclusivo di Classroom il podcast sul rap game su Spotify condotto dal Prof e Giuseppe Tavera]

Un ringraziamento speciale a Rossana Moro e lo staff di Anastasio che ci han dimostrato grande disponibilità anche in una situazione davvero complessa. Ci vediamo il 31 marzo al Fabrique di Milano.