“Easy blood” è il nome di un progetto nato dalla collaborazione di 4 esponenti del panorama rap underground ovvero Michael The Skillerz, G.Love, Tau e Dj Erbo.
I 4 hanno dato vita ad un album composto di 12 tracce che lasciano poco spazio ai compromessi e trasmettono in maniera diretta barre, concetti, skill e non ultimi gli scratch di Dj Erbo. La forza di questo progetto è sicuramente l’unione di diverse personalità ma con la stessa attitudine: quella di proporre un rap crudo e assolutamente slegato da vincoli di mercato.

– Michael The Skillerz, Easy Blood nasce dall’incrocio di diversi percorsi che avevi già aperto negli ultimi anni. Quando hai capito che non sarebbe stato un semplice EP o una collaborazione occasionale ma un vero disco di gruppo?
Mah, è stata veramente una cosa non programmata, avevo mezzi discorsi già aperti con il Tau da diverso tempo e poi G.love mi ha chiamato per il suo disco producer Ember. Da li mi sono accorto che con Gil c’era un intesa particolare e i discorsi sono divenuti piu ampi, ne ho parlato con entrambi e il buon Gil ci ha mandato una cartella con dei beats. Diciamo che l’idea del disco vera e propria è nata quando mi sono trovato con il Tau da me ad ascoltare i beats di Gil e mentre li ascoltavamo ci siamo accorti che il sound sarebbe stato quello perfetto per creare un progetto solido e duraturo, da li poi il coinvolgimento anche di Erbo e l’idea di creare questo gruppo per fare un disco fatto e finito e perché no, magari continuare ad esplorare questa formazione per delle uscite parallele ai nostri percorsi solisti.
– C’è una barra di questo disco che rappresenta particolarmente il tuo modo di scrivere oggi?
Bellissima domanda! Se dovessi scegliere forse sarebbe “Cresciuto a pane vino e Shocca, non con Lady Gaga bimbi / il mio rap è una squirtata in bocca, coi gargarismi”. Penso riassuma bene tutto.
– G.Love, hai prodotto gran parte dell’album e in qualche modo ne sei stato anche il collante. Quanto è stato importante trovare un equilibrio tra le personalità molto diverse presenti nel progetto?
Sinceramente credo che sia stato uno dei progetti più facili e lineari da gestire perchè Mike ha fatto da filtro con tutti gli esterni al quartetto dandomi una mano incredibile e con lui Tau ed Erbo la sintonia è a tratti veramente sorprendente, abbiamo età, background e situazioni di vita molto diverse ma sulla musica ci incastriamo alla perfezione tipo Voltron o Supercar Gattiger
– Dj Erbo, sei il più giovane della formazione ma ti trovi a lavorare con artisti che hanno alle spalle decenni di esperienza. Qual è la lezione più importante che ti porti a casa da questa esperienza?
La lezione da imparare è ascoltare sempre chi ha più esperienza di te. Fortunatamente, nonostante la grande differenza di esperienza, si sono dimostrati tutti molto aperti e accoglienti nei miei confronti, mi sono sentito subito rispettato e integrato; in più mi hanno passato molte cose dal punto di vista umano e anche tecnico. Sono davvero contento di aver presto parte a questo progetto.
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– Il titolo prende ispirazione da Blood Simple e da un immaginario noir molto preciso. Quanto ha influenzato la costruzione dell’atmosfera generale del disco, oltre la semplice scelta del nome?
Mike: diciamo che noi cogliamo a piene mani da quello che l’immaginario cinematografico ci può dare, i nostri testi sono sempre colmi di citazioni cinematografiche ed anche il mio modo di scrivere “per immagini” si sposa molto bene con la cinematografia, mi piace molto cogliere il mood di un’opera e cercare di riportarlo tale e quale nella musica, cambia il medium ma le vibes sono sempre quelle, quindi diciamo che l’atmosfera che avevo in testa è proprio quella li.
– In un periodo in cui molti album sembrano raccolte di singoli, voi avete scelto di pubblicare un lavoro da ascoltare dall’inizio alla fine. Cosa si perde oggi quando si smette di ragionare in termini di album?
Mike: secondo me si perde parecchio, almeno dal mio punto di vista ho sempre visto i dischi come delle fotografie del momento in cui vengono scritti, prenderne solo un pezzo o ridurre tutto ad una raccolta di singoli secondo mi restituisce una visione che è solo parziale e generalmente molto più limitata rispetto a quella che ti può restituire un disco, io almeno, continuerò a lavorare in questo modo e non sono mai stato un grande fan dei singoli, commercialmente funzionano anche eh, per carità, però non è il mio modo ideale per esprimermi.
Tau: credo che rinunciando a singoli e ritornelli si sia riusciti a far brillare davvero barre, strumentali e scratch. Questo è un album rap senza fronzoli ma capace di ribaltarti l’auto.
– Il grande cypher presente nel disco riunisce artisti provenienti da realtà differenti ma accomunati da una certa attitudine. Secondo voi esiste ancora oggi una scena realmente connessa oppure si vive sempre più per micro-comunità?
Mike: secondo me quando si ha il coraggio di andare oltre al personale e si ha la curiosità di scoprire anche quello che possono dare gli altri si può costruire ancora una scena unita, con i ragazzi della posse c’è condivisione di intenti e tanta stima, bisognerebbe partire da quello per creare una scena italiana piu solida.
G.Love: anche l’esperianza di Ember mi ha confermato che c’è una scena underground ramificata e connessa e legata più di quanto possa apparire.
Tau: io ho scelto di abbandonare il termine “underground” perché personalmente lo trovo obsoleto. Sicuramente facciamo parte di quel cuore pulsante che ama il boom bap ma, prima ancora, che è cresciuto con l’hip hop come cultura e modo di vivere. Vedo che le nuove generazioni hanno raccolto il testimone e lo stanno portando egregiamente.
– Se tra cinque anni qualcuno dovesse scoprire Easy Blood per la prima volta, qual è la sensazione che sperate gli rimanga addosso dopo l’ultimo brano?
Mike: a proposito di immagini cinematografiche mi piace immaginare l’ascoltatore tra 5 anni che si spara il disco in cuffia, poi a fine ascolto si toglie le cuffie, le appoggia sul tavolino e si dice “minc**a! Dovevo ascoltarlo prima”
G.Love: qui cito il grande Poppa Gee quando in una sua barra dice “non è l’anno di incisione a rendere la roba vera” quindi mi piacerebbe che anche a distanza di tempo emergesse la realness di questo progetto.
Tau: spero davvero che possa infottarsi e che gli venga voglia di capire citazioni e riferimenti. E spero che lo faccia sentire agli amici dicendo “Senti questi quanto menavano!”.
ErBo: Spero gli rimanga impresso l’impegno e la realtà della nostra musica: il vero hip hop deve trasmetterti le stesse sensazioni a prescindere dall’epoca, quindi anche a distanza di anni vorrei che il nostro album arrivi con la medesima forza di quando è uscito.

