Benvenuti nell’unico editoriale che fa di tutto per non farsi condividere sui profili social degli artisti.
Finalmente qualcuno mi obbliga a parlare di musica e, più atteso del ritorno delle Spice Girls, è finalmente uscito “Playlist”, il nuovo disco di Salmo.
Boom di riproduzioni e frantumato il record su Spotify con oltre 20 milioni di ascolti in soli due giorni. La domanda sorgerebbe però spontanea: ma qualcuno ha anche scopato in quei due giorni in Italia o stavano tutti ascoltando il disco? A volte ti viene da credere che i numeri di Spotify abbiano meno credibilità dei terrapiattisti, meno fondamento scientifico dei No-Vax e meno originalità dei negazionisti.
Poco male, milione più milione meno, è il disco dell’anno e di questo avevamo francamente pochi dubbi. Diverso il discorso per i giornalisti di settore che eleggono “il disco dell’anno” a seconda di chi devono intervistare. Ieri Gué, oggi Salmo. Questa è la bellezza di scrivere per un sito odiato dagli artisti, puoi dire quello che pensi perché tanto gli artisti non ci si filano a prescindere.
É un disco che mantiene un’apprezzabile coerenza stilistica con quel linguaggio e immaginario che l’artista si é faticosamente costruito con anni di onorato servizio. Chapeau. Al tempo stesso però, non è un disco immune da paraculate. Anzi, di paraculata ce n’è una sola ma è abbastanza ingombrante: il pezzo con con Sfera Ebbasta, ha quello che i fini musicologi definiscono “effetto cavoli a merenda”. Non è che non sia bello anzi, ma ha proprio quel retrogusto di marketing che non riesco a farmi andare giù. Per carità in questo momento dal punto di vista strategico, un feat. con Sfera vale quanto la formula per l’atomica nella seconda guerra mondiale e un disco come questo, scientemente costruito per lasciare il segno anche dal punto di vista dei numeri, probabilmente non poteva farne a meno. I ragazzini scemi in fissa con la trap fanno schifo a tutti tranne quando schiacciano play su Spotify.
Rimane però più di una perplessità anche in relazione allo scetticismo che Salmo ha più volte ribadito nei confronti di tutto il movimento trap di cui Sfera è l’innegabile portabandiera impellicciato. Nello stesso disco si passa dalle rime “sfotti trapper” al feat con Sfera che, concettualmente, è come dire che i film di Natale di De Sica sono stati la rovina del cinema italiano per poi farsi i selfie con Enzo Salvi. Pace, nessuno è perfetto.
Forse sono solo un insoddisfatto ma a fare i pompini a Salmo credo ci pensi già la sua ragazza, io mi limito a comprargli il disco. I giornalisti italiani solitamente fanno il contrario: fanno i pompini ma non comprano i dischi.
Grazie Salmo perché un pezzo come “Lunedì” mi ha fatto venire brividi lungo tutta la schiena, grazie perché hai fatto fare una strofa a Fibra come non gli usciva da almeno due dischi e grazie per essere un Artista. Uno dei pochi che riesce ancora a dare credibilità ad un genere che se sei vecchio abbastanza da aver visto Roby Baggio giocare, di credibilità ne ha sempre meno.
Un’ultima cosa. Salvini lascialo perdere. Lo so che porta click sparare nel mucchio della politica ma mi piace pensare che quegli argomenti abbiano un peso maggiore di qualche frecciatina provocatoria nella speranza che si scateni la macchina mediatica. Sei anche tu vecchio abbastanza da ricordare come queste stesse cose si facessero con Berlusconi dieci anni fa, con l’unico risultato di renderlo ancora più forte e di aver trasformato la società italiana in un eterna lotta tra fan e hater. Con Salvini sta tristemente succedendo la stessa cosa. Lascia perdere, sei troppo in gamba e hai troppe cose da raccontare per perderti in sti giochini come un Gemitaiz qualunque. Lascia sia la musica a parlare. C’è più impegno politico in “90 min” che in qualsiasi intervista tu possa rilasciare, “fratello”.
Con affetto.
