XFactor elimina Nuela. Presto rimpiangeremo le
XFactor elimina Nuela. Presto rimpiangeremo le "Carote".

È finita. 

Ieri sera “le carote“, o meglio il loro creatore, ha illuminato gli schermi di Sky per l’ultima volta.

Delusione cocente per parte del pubblico a casa e per gli psicoterapeuti di tutta Italia che avevano salutato il successo del giovane cantautore con parole di giubilo:

“Se questo fa successo è fatta, la situazione mentale del Paese è più grave del previsto. Pazienti assicurati per le prossime tre generazioni”. 

Emanuele Crisanti, in arte Nuela, è stato finora il vincitore morale di un’edizione che in quanto a personalità stenta a decollare. 

Ci è voluta la canzone manifesto dei disturbi cognitivo-cerebrali di questa nuova generazione per suscitare un qualche tipo di entusiasmo scomposto. 

Sì perché diciamolo, se la giuria di quest’edizione è peggio assortita della difesa della Roma, possono bastare anche della “carote” per dare un senso alla serata. 

È tutto finito, con buona pace di chi, da ben due settimane, stava gridando al complotto e alla mancanza di rispetto nei confronti dei “grandissimi artisti” che, a loro dire, erano stati inevitabilmente esclusi dalla presenza del Nuela. 

“Vedrai che lo portano fino in Finale”, “Vedrai lo fanno pure vincere”, “Vedrai sostituirà il Ministro dell’Agricoltura” 

Io comunque non vi capisco. 

Quanti artisti pacco devono ancora vincere X-Factor per farvi finalmente realizzare come le sorti della musica mondiale non passino attraverso un programma televisivo? 

Quanti Anastasio dobbiamo ancora vedere prima di capire che tra la vera industria discografica e questi “re per una notte” c’è una grandissima differenza? 

Quando finiremo di parlarne come di una cosa seria? 

Quanti talent dobbiamo ancora vedere per accettare il fatto che il 99,9% di questi personaggi altro non sia che carne da macello per allietare il nostro giovedì sera? 

Oltre 10 edizioni e stiamo ancora qui a citare Marco Mengoni come unico artista di successo uscito dal programma. Forse i Maneskin, Noemi, Lorenzo Strawberry e qualche altro fenomeno. 

Poca roba no? 

Rilassatevi. XFactor ha sulle sorti della musica mondiale lo stesso impatto di “Butta via tutto” cantata dal sottoscritto sotto la doccia.

Sì, “Carote” non è una canzone. È la scoreggia creativa di un ragazzino che deve ancora capire che tra originalità e buffonata c’è una linea molto spesso difficile da decifrare, specie se hai 16 anni. 

Però… faceva ridere. E in un programma televisivo che deve portare a casa degli ascolti, a volte un clown fa più buon gioco di una bella canzone. Specie se la “bella canzone” la canta una patata lessa (tipo gli altri concorrenti). 

Per rendersene conto basta un semplice esperimento: Provate a immaginare un elemento di discussione se non ci fosse stata “Carote”. 

Di cosa avremmo parlato? 

Di Malika che nella puntata di Berlino sembrava un mix tra Lady Gaga e Goku? 

Del buonismo di Cattelan che riuscirebbe a trovare qualcosa di interessante anche in una band neonazista di rutti dubstep? 

Poca roba, vero? 

Vi saluto sbilanciandomi come solo il buon Fabio Caressa sa fare.

Questa edizione mi sembra una tale rottura di coglioni che finiremo per rimpiangere le carote. 

Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra, frequenta un Master in Digital Journalism e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo. ALTRE COLLABORAZIONI: Rolling Stone, Noisey, Il Milanese Imbruttito