tha Supreme
tha Supreme

Facendo un calcolo abbastanza approssimativo potremmo dire che è durata una settimana e poco più la comprensibile euforia per il ritorno discografico del Marra nazionale. 

Sì, “Persona” è disco di platino ma a parte questo mi sembra ci sia davvero poco da festeggiare. 

Una sbronza di entusiasmo che ha colpito, con le dovute riserve, anche il sottoscritto. 

Perché se è pur vero che in “PersonaMarracash canta molto e fa meno rap di quanto ci saremmo potuti augurare, è pur sempre un lavoro che vola, come valore stilistico e culturale, su frequenze ormai semi-sconosciute a quasi tutta la produzione discografica italiana. 

Messe da parte le mie riserve sulla qualità di alcuni dei featuring, il ritorno dell’elefantiere della Barona ci ha reso tutti più contenti e speranzosi che il futuro discografico della Penisola potesse essere rilanciato, qualitativamente parlando, dal ritorno sul mercato di una delle sue stelle più lucenti. 

Ecco, appunto. È durata circa una settimana, giusto il tempo che Tha Supreme se ne uscisse con il suo primo album “23 6451”. 

Liberiamoci però subito dell’elefante nella stanza, Tha Supreme è bravo. Non ho ben capito a fare cosa, non sono sicuro che tra lui e altri artisti ci siano grossissime differenze ma non c’è dubbio: a fare quella roba lì, qualsiasi essa sia, sa il fatto suo. 

Nel giro di 24h il suo disco ha totalizzato 13 milioni di streaming, piazzandosi al secondo posto all-time subito dietro il Machete Mixtape Volume 4. Ha immediatamente spodestato Marracash dalla vetta della classifica per quanto riguarda gli album e, se andiamo a vedere singoli, uno dei pochi brani di “Persona” che è riuscito a tenere botta alla marea viola è stato “L’Ego”. Guarda caso, in featuring con Tha Supreme e il suo padre artistico Sfera Ebbasta. 

Ah dimenticavo, Tha Supreme è SECONDO nella classifica dei vinili più venduti. 

Insomma sembra quasi che il disco di Marracash sia stato il trailer per quello di Tha Supreme. 

Quando la domanda da farsi è un’altra. Chi è che stava davvero aspettando sognante il ritorno del king della Barona? Noi. 

Noi che ci ricordiamo a memoria tutta la strofa di “Puro Bogotà”, noi che Roccia Music I e II l’abbiamo ascoltato così tante volte che sapevamo sincronizzare il parcheggio della macchina con la fine della canzone, Noi che sappiano che aveva il sogno di fare il giornalista, Noi che l’abbiamo visto diventare “grosso come la Cina”. 

E gli altri? Boh forse sì, ma non tanto quanto stavano aspettando altri dischi. 

Prima dell’uscita del disco mi ero sbilanciato con un mio amico sul fatto che il disco di Marra avrebbe sì fatto i numeri, ma che non si sarebbe avvicinato ai tripudi di Sfera e Salmo. 

Penso che Marracash, per quanto bravo, rappresenti una fetta di utenza che ormai è diventata troppo grande per scapicollarsi in massa a comprare i dischi. 

Sicuramente avrebbe aiutato non sparire dalla scena per quasi quattro anni perché, seppure sia assolutamente convinto che la musica non debba essere un fast-food, è anche vero che con tre-quattro anni di pausa ci si sarebbe potuti benissimo dimenticare di lui, se non fosse… 

Se non fosse che in Italia la roba urban fa tendenzialmente schifo e che quindi sì, anche noi siamo stati svegli fino a mezzanotte nella speranza che qualcuno cacciasse due o tre barre come si deve. 

Abbiamo aspettato la pubblicazione di “Persona” convinti che fosse il giorno X discografico da aspettare conteggiando i giorni come fosse il Natale.

La sensazione che la maggioranza di questa giovanissima utenza abbia accolto la pubblicazione del disco di Marra con: “Figo, però dai che manca solo una settimana al disco di Tha Supreme”. 

Quanta malinconia… 

Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra, frequenta un Master in Digital Journalism e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo. ALTRE COLLABORAZIONI: Rolling Stone, Noisey, Il Milanese Imbruttito