Oggi ci troviamo incredibilmente a parlare di Fabio Volo, l’Osho in salsa bresciana de noaltri.

Durante “Il volo del Mattino”, questo il nome del suo programma radiofonico, il Fabione nazionale si è lasciato andare ad un commento nei confronti di Ariana Grande che, in quanto a moderazione, ha ricordato il miglior Maurizio Mosca. 

Piccola premessa.

Chi è Ariana Grande. Una star planetaria da milioni di dischi, milioni di followers e milioni di views.

È stato il video di “7 rings” a provocare la scomposta reazione di Volo che, in men che non si dica, epiteta l’artista come un puttanone diseducativo per le ragazzine di 10-12 anni. 

Sono affermazioni che racchiudono un po’ di qualunquismo, un paio di concetti retrogradi e una discreta secchiata di saggezza popolare. Per i più curiosi, sono facilmente reperibili online. 

La cosa però più divertente è stata la reazione, altrettanto scomposta, del mondo femminista italiano, da sempre causa principale del trionfo del maschilismo più bieco. 

La tecnica è sempre quella: per smontare le discutibili tesi di qualcuno, impugnano la baionetta e diventano sostenitori di un rovescio della medaglia talmente forzato che quasi ti viene voglia di comprarti un libro di Fabio Volo.

Ariana Grande è stata così trasformata in una sorta di suffragetta, un Rita Levi in tacchi a spillo o una Michela Murgia capace di twerkare. Simbolo e paladina dell’emancipazione femminile e ultima bandiera contro l’avanzare delle forze machiste di tutto il mondo. Ci sarà una via di mezzo? 

Ecco le accuse principali al Volo pensiero:

Parla di Ariana grande come di una “ragazzina” ma ha 26 anni. 

Tra tutte, forse l’argomentazione più idiota. Ariana Grande ha sì 26 anni, ma basta una rapida scrollata su Google immagini per capire come il suo personaggio sia stato costruito per un target di super giovanissimi. Un’operazione di marketing abbastanza basilare che mira a cementare l’identificazione delle masse di ragazzine urlanti con la loro beniamina. Ariana Grande ha sì l’età biologica di una donna adulta, ma è abbastanza evidente che come artista reciti la parte di una donna giovanissima, per usare un eufemismo.

La canzone non parla di sesso ma del gusto per il lusso e per l’essere una self-made woman. 

Ho cambiato idea, è questa l’argomentazione più idiota. 

Leggendo il testo si capisce come la canzone non abbia alcun risvolto sessuale, è vero. Il problema è che se “scrivo” un ritornello che dice “Lo vedo, mi piace, lo voglio, lo prendo”,  io, proprio per evitare fraintendimenti, avrei ambientato la scena del video in un negozio di lusso o avrei comunque fatto di tutto per evitare l’allusione sessuale.

Mettiamola così: girare un video a pecora sul tavolo in autoreggenti, non mi è sembrato il modo migliore per fare emergere “la vera natura del testo”. 

Può essere che con il doppio senso ci abbia giocato anche lei? 

Fabio volo celebra la cultura dello stupro. 

Nello specifico, penso sia un’estremizzazione ma riconosco che, tra tutti, questo sia sicuramente stato il passo più infelice. L’unico punto che mi ha fatto sinceramente pensare “Ok, qui ha cagato fuori dal vaso”. 

Citare il “Guarda che se c’è il lupo rischi tu” di Vasco Rossi non è stata un’idea brillantissima. Con i tempi che corrono mi terrei rigorosamente alla larga da potenziali connessioni tra predatori sessuali e l’outfit, una forzatura abbastanza démodé. 

Non è vero che è diseducativo.

Qui il discorso prende una pericolosa piega da vecchione nostalgico de “si stava meglio prima”. Tuttavia ci sono delle considerazioni da fare. 

Sì, c’è stato un indiscutibile e progressivo degrado culturale e le nuove generazioni sono le principali vittime del rincoglionimento degli adulti. Sì, anche a me sale un po’ di malinconia nel pensare che Ariana Grande, o un suo surrogato, possano essere il modello di una mia ipoteticissima figlia. 

Sì, sarei altrettanto preoccupato se un mio ancora più ipotetico figlio venerasse qualche trapper della minchia.

E poi… poi mi sono ricordato che noi avevamo Britney Spears, che non era poi così diversa. Poi mi sono ricordato che ho passato l’adolescenza guardando i film di Tarantino e ascoltando il Truceklan e sono riuscito a crescere senza subire il fascino delle pere nel petto alla Mia Wallace. 

Cambia tutto, ma sotto sotto non cambia mai niente. 

Perché sì, caro Fabio, nessuna Ariana Grande potrà mai fare i danni di un genitore coglione.

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Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra, frequenta un Master in Digital Journalism e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo. ALTRE COLLABORAZIONI: Rolling Stone, Noisey, Il Milanese Imbruttito