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vestobeats ci racconta il suono di “Midnight Mixtape Vol. 1”, boom bap, campioni e istinto

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vestobeats entra nel laboratorio sonoro di “Midnight Mixtape Vol. 1” e ci racconta il proprio metodo di produzione: dalle batterie ai sample, dal fascino per il sound Griselda alla ricerca di un nuovo equilibrio tra boom bap classico e atmosfere più minimali.

Hai attraversato diverse stagioni dell’hip hop italiano. Quale cambiamento avvenuto nella produzione ti ha stimolato maggiormente e quale, invece, senti più distante dalla tua sensibilità?

Io di natura sono estremamente curioso e mi sono sempre divertito ad ascoltare i vari sottogeneri nati negli anni. Quello che più mi ha flashato ultimamente è lo stile produttivo Griselda: beats minimal ma zozzi, BPM lenti che permettono di giocare col flow (solo che non riesco a fare tutti i versi che fanno loro nelle sporche), atmosfere cupe e aggressive: mi hanno stregato da subito. Se dovessi pensare a qualcosa di più distante direi la grime e la drill: per quanto possa apprezzare alcuni elementi (il sampling per la prima e le svisate di basso e la ritmica per la seconda), non sono generi che cerco ed ascolto volentieri. Massimo rispetto per chi li fa, ma sono più distanti da quello che mi fa stare bene.

Quando costruisci un beat boom bap, da quale elemento parti più spesso: batteria, campione, basso oppure atmosfera?

Una volta partivo tassativamente dal taglio del campione. Oggi invece parto sempre dalle batterie e poi ci taglio il sample o ci suono sopra. Da ormai due mesi il mio MPC è in riparazione, e questo mi ha spinto a rispolverare il metodo produttivo che avevo prima, ovvero direttamente in Pro Tools usando una scaravana di plug-in e synth virtuali. Questo mi ha permesso di variare parzialmente il workflow, anche se campionare non è tanto immediato quando farlo con l’MPC. Quindi mi sono messo a suonare molte cose. In Midnight Mixtape c’è una bella varietà tra beats suonati e sampling. Le atmosfere poi vengono da sé. Se sento che un campione o la melodia non gira bene, continuo a manipolarlo finchè non esce l’incastro perfetto con le drums. Il basso di solito è il terzo elemento che aggiungo.

Che differenza fai, a livello di ritmica e scelta dei suoni, tra boom bap classico e neo boom bap

Nel boom bap classico uso BPM più alti, tra gli 85 e i 93 (difficilmente salgo oltre) e ritmiche abbastanza classiche, usando breakbeats come sfondo e poi layerando degli one shot per dare più impatto. Le ritmiche sono più o meno sempre quelle, con lo swing a 67 e molti battiti in contrattempo. Anche il taglio del sample è abbastanza classico. Per il neo boom bap invece vado tra i 75 e gli 84 bpm, sono molto più minimali, hanno suoni anche dissonanti, magari accordi tenuti lunghi, bassi sincopati con tre note in croce che creano tensione nel complesso, ma che poi quando arrivano ti danno una bella botta di soddisfazione. Anche le percussioni sono diverse dalle classiche del boom bap, piattini aperti e chiusi, ma mi piace giocare anche con suoni presi da drum machine, in particolare quelle della Roland MC-505. Hanno una pasta che mi gasa un sacco usare. Nel neo boom bap c’è molto meno layering che nel classico. Sono i miei preferiti da usare perchè quando ci scrivo sopra posso davvero giocarmela col flow e gli incastri.

La presenza di rapper con metriche e timbri molto differenti ti ha costretto ad adattare le produzioni oppure hai preferito che fossero gli ospiti a entrare nel tuo universo?

Ho lasciato carta bianca a tutti. Man mano che partorivo il beat e ci reccavo la strofa, la giravo nel gruppo Telegram e chi si gasava ci scriveva subito. Molti hanno rimbalzato alcuni beats, ma avendo un bel gruppo di artisti, è stato facile popolare i pezzi. La gran parte delle tracce ha 4 MC sopra, l’intro ne ha 15! Quando si lavora con gente entusiasta, tutto risulta molto più semplice. In questo senso, mi ritengo fortunato.

Dopo una discografia così ampia, esiste un tuo vecchio progetto che oggi produrresti in maniera completamente diversa?

Ci ho pensato varie volte, addirittura di riprendere in mano certi dischi che avevo prodotto interamente, ma sul quale riscriverei diversamente, avendo maturato un flow e una metrica distante da quella di 10 anni fa. Ma poi penso che ha più senso concentrarsi su cose nuove. Quelle vecchie sono una fotografia di come producevo in quel periodo e riascoltarli ogni tanto, soprattutto nei momenti di flessione creativa, mi aiuta a capire che è solo un momento di down, che le abilità ci sono e che poi se ne uscirà e si tornerà più forti di prima.

“Midnight Mixtape Vol. 1” segna una rinascita personale. Musicalmente, invece, rappresenta una sintesi di tutto ciò che hai fatto oppure il primo passo verso un suono ancora da esplorare?

Decisamente è una sintesi di ciò che ho fatto negli ultimi mesi. Il punto di svolta che ho percepito è stata la diagnosi dell’insufficienza renale: da lì la mia prospettiva della vita e le mie priorità sono cambiate. Già lì si era riaccesa la scintilla come meccanismo di gestione della difficoltà. Facevo dialisi di notte, ma i primi mesi è stata dura abituarsi, e dato che non dormivo, ho iniziato a produrre i beats. Di solito verso mezzanotte pubblicavo un reel su IG del beat appena fatto. Man mano che riscuotevano interesse, ho continuato a farli seguendo proprio le vibes che sentivo. Quando poi è finita una relazione molto importante per me, mi ci sono buttato a capofitto, anche nella scrittura. Non mi sono mai posto limiti, ho sempre lasciato fare all’istinto. Sono orgoglioso di ciò che ne è uscito, sicuramente mi sento di aver fatto grossi passi avanti dal punto di vista sia produttivo che di scrittura. Quindi per rispondere alla tua domanda dopo un papiro, penso sia un primo passo in un sound che mi piace e che voglio coltivare, ma senza inquadrarmi in etichette. Ho sempre fatto ciò che mi pareva, non credo smetterò a breve!

Andrea Bastia
Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop e writer, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano.

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