È arrivato. Finalmente. Più atteso della champions league della Juve o di un pezzo trap con delle rime, è finalmente uscito il nuovo disco di Marracash “Persona”.
Come dite? È uscito due settimane fa?
Lo so, ma io a differenza di tre quarti delle riviste non avevo deciso a priori che questo sarebbe stato il disco del millennio.
Ho dovuto ascoltarlo, metterlo da parte e ascoltarlo di nuovo.
Sostanzialmente diverso dall’atteggiamento pressoché di chiunque. Gente che a cinque minuti dalla pubblicazione aveva già sputato post e articoli su come questa fosse l’opera d’arte più rivoluzionaria dai tempi dell’Uomo Vitruviano di Leonardo.
Premessa.
Per conformazione mentale, coltivo da sempre una naturale repulsione verso tutto ciò che mi sembra imposto dall’alto.
In Italia quando si parla di Marracash c’è da sempre questo alone reverenziale che sembra spingerti a dover dire che tutto quello che lo riguarda sia una figata.
Una cosa simile a quello che succede ad ogni disco di Fibra. Devi dire che ti piace, altrimenti sei uno sfigato di merda, un finto giornalista, un rapper frustrato.
A me sia Marracash che Fibra sono sempre piaciuti molto ma, come tutti, anche loro hanno fatto passi falsi e mi sembra naturale sottolinearlo.
Con questo disco, vuoi l’attesa da “Deserto dei Tartari” e vuoi che il numero di dischi decenti si conta sulle dita di una mano togliendo le due dita che stringono la sigaretta, l’hype ha raggiunto dei livelli tali che sono assolutamente convinto che moltissima gente avrebbe potuto fare a meno di ascoltarlo. Tra giornalisti che erano già partiti in quarta con le loro sviolinate in pompa magna dopo l’ascolto del primo brano (per altro il più bello del disco) e fan che si sono precipitati a scrivere “è tornato” sui social manco si trattasse di Batman, io morivo dalla voglia di scrivere che fosse una merda.
Poi mi sono calmato.
Per me Marracash è sempre stato una grandissima penna. La mente e la voce di alcune delle strofe più iconiche del rap italiano.
Ho sempre però avuto la sensazione che i suoi lavori discografici solisti non avessero mai espresso l’enorme potenziale che Marracash, sia come scrittore che come artista, ha più volte fatto vedere.
Mi è sempre sembrato un calciatore dall’immenso talento incapace di mantenere lo stesso livello sui 90 minuti.
Io non avevo deciso a priori che questo disco mi sarebbe piaciuto.
Anzi, sono onestamente partito prevenuto. Abbastanza annoiato da un artista che in numerose interviste mi è sembrato prendersi esageratamente sul serio. Qualcuno che cercava esasperatamente di passare come un poeta maledetto dalla grande cultura in una scena dove il più intelligente ha forse la terza media.
Mi sono dovuto ricredere. È forse il suo disco più completo artisticamente fino ad oggi.
Non lo trovo un disco perfetto, in particolare nella scelta dei featuring, ma è un disco che mi ha raccontato qualcosa dal primo all’ultimo minuto. È un disco che mi ha fatto fare un viaggio e mi ha riportato alla stazione di partenza arricchito nell’animo.
È un disco a cui, dopo diversi ascolti, ho finito per credere.
Potremmo metterla così: di Marracash non mi è forse mai piaciuto l’artista, ma mi è piaciuta la “Persona”.
Ed alla fine è quello che conta.
