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“O mar for” e la musica dentro… Intervista alla SUBA Crew

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Sono giovani, sono emergenti, ma è una crew che sta facendo parlare di sè per i testi e le musiche che li caratterizzano.
O mar for”, colonna sonora della serie RAI “Mare fuori” conta ad oggi oltre oltre 7 milioni di ascolti nelle piattaforme audio e video web.
Abbiamo deciso di porre alcune domande ai SUBA CREW per farci raccontare e comprendere meglio i loro progetti .

L’intervista alla SUBA crew è a cura di Jules Bonnot

Ciao ragazzi, ben trovati. Partiamo subito con una domanda che possa dare ai lettori di Hano una visione globale del vostro percorso. Chi sono ICARO, LOLLOFLOW e PJ?

Siamo tre ragazzi che si sono incontrati in un contesto che non riguardava il rap, per quanto artistico (la Scuola Nazionale di Cinema), e abbiamo iniziato a fare musica insieme quasi per caso, per poi accorgerci di avere un’intesa fuori dal comune.
Di lì è nata anche una forte amicizia, che ci ha aiutati a rimanere uniti pure nelle avversità.

Cosa serve oggi, in un panorama musicale così saturo, per arrivare in alto, e soprattutto per restarci?

Sicuramente differenziarsi da tutti gli altri è essenziale. Per il resto bisogna solamente avere pazienza e continuare il proprio percorso con dedizione e perseveranza. Un occhio attento al gusto del pubblico va benissimo, ma non bisogna mai snaturarsi per correre appresso alle mode.

Come siete arrivati alla musica?

In un modo o nell’ altro abbiamo sempre dovuto fare i conti con questa voglia viscerale che ci invadeva ascoltandola. Successivamente ci siamo ritrovati a studiarla e a farla con estrema passione, facendoci forza e influenzandoci l’un l’altro.

Milano, Roma, Napoli. Un asse dove avete affinato talento e strumenti. Quanto le vostre radici hanno influenzato la vostra musica?

Molto, questo è il bello della Suba, non a caso ci piace definirci come tre facce della stessa medaglia. Ognuno è cresciuto subendo inevitabilmente l’influenza della propria città d’origine, ma nella musica cerchiamo di fonderci come se fossimo un’unica entità.

Secondo voi, qual è l’elemento chiave per far sì che una complicità come la vostra sia durevole nel tempo, anche quando cambiano le situazioni della vita?

La vita ci presenta nuove sfide di continuo, ma nonostante gli ostacoli siamo sempre andati avanti perché riteniamo che la chiave per una complicità durevole sia semplicemente parlare e confrontarci. Le arrabbiature e le discussioni, se viste in maniera costruttiva, possono rivelarsi fondamentali per cementare il rapporto.

Siete degli sperimentatori e ciò si evince dalla poliedricità di testi e produzioni anche nei vostri percorsi individuali. Da cosa nasce l’ esigenza di saggiarvi costantemente ?

Cerchiamo il più possibile di evitare il fattore “già sentito”. È una cosa a cui teniamo particolarmente, odiamo la musica di plastica, ogni canzone deve avere un qualcosa di sperimentale, se vogliamo, o perlomeno differente.

Il singolo che vi ha lanciato nel panorama nazionale, “O MAR FOR” ha avuto grande e immediato successo. Com’è nato questo singolo?

Ci era stato richiesto un brano per la prima stagione di Mare Fuori ma non pensavamo potesse avere tutta questa risonanza. Un giorno Matteo fece sentire a Lolloflow un’ipotetica idea di ritornello che si trasformò in una canzone ultimata in pochissimo tempo. Nel giro di qualche giorno la canticchiavano tutti sul set ed il regista decise di utilizzarla come sigla ufficiale.

Il mondo della musica è sicuramente luminoso, ma allo stesso tempo pieno di insidie. Temete di non riuscire a sopportare il peso di quello che il successo sempre maggiore della serie produrrà?

L’ importante è cercare di capire sempre di chi ti puoi fidare. A prescindere dalle nostre naturali diversità, tra di noi siamo sempre stati leali e corretti, di conseguenza non abbiamo paura. Siamo pronti ad affrontare qualsiasi sfida il mondo ci riserverà.

”Musica e Rumore”: sound anni ’80 e un titolo in antitesi…

Lolloflow è sempre stato un fan della musica pop anni 80. Quando era piccolo era solito
ascoltare quel tipo di canzoni in macchina dello zio. Con il passare del tempo, iniziò quindi
a maturare l idea musicale in testa ma solo il lutto familiare che subirà lo spingerà a dare
vita ad un crossover tra due generi ben distinti.
Il titolo può essere definito come una metafora dello stato psicologico che Lolloflow stava
vivendo. La musica lo ha aiutato a cancellare tutto il rumore che si era creato attorno a lui.

Amare chi fa male”. Mi è sembrato quello più complicato a livello di scrittura.
Com’è nato e come mai la scelta di affrontare un tema così impegnativo?

Con Sangue Nero abbiamo posto l’attenzione sul tema della violenza e della rabbia.
Su questa scia abbiamo deciso di trattare il tema della violenza sulle donne.
Ritengo che sia importante che siano gli uomini a parlarne se vogliamo cominciare davvero a cambiare le cose.

Oltre alla musica, avete altri mezzi per esprimervi?

Lolloflow vive di musica e basta, non a caso è il nostro producer. Matteo, com’è noto, è un anche un attore di successo. PJ, infine, ha una sua attività come sceneggiatore per il cinema e la TV.

Come vivete il rapporto con il pubblico ?

Ci sta dando tante soddisfazioni. Sapere che finalmente i ragazzi ascoltano le nostre canzoni e si premurano di comprenderne i testi a fondo è commovente. Ma forse le emozioni più forti fin qui le abbiamo provate durante i due live che abbiamo fatto a Roma in primavera, infatti speriamo di farne presto altri: vedere la gente che sa i nostri pezzi a memoria non ha prezzo.

(Per Matteo/Icaro) Tu sei un giovane attore promettente, ti abbiamo visto in due serie RAI “MARE FUORI”, “VIVI E LASCIA VIVERE” e al cinema in “FAMOSA”. Quale pensi sarà il ruolo della musica nella tua vita tra dieci anni?

La musica da sempre mi accompagna con ogni personaggio.
Tra dieci anni vedo una musica più matura, frutto del percorso attoriale che seguirà.

(Per Lolloflow e PJ) Altri vostri progetti invece?

Tanto per cominciare domani esce un nuovo singolo a due (il precedente è stato “Sangue dal cielo”), anche se tutta la nostra musica rientra nell’universo della Suba: il pezzo si chiama “Sono su un jet” e vi farà volare, credeteci.
Per il resto ci piace incontrarci spesso per ascoltare musica, specie straniera e non per forza di genere rap, da cui trarre ispirazione per nuovi beat del gruppo. Inoltre, abbiamo tante canzoni pronte e altre in programma: il sogno è quello di racchiuderle in un EP dedicato. Ci stiamo lavorando con amore e malinconia, sentimenti chiave per i nostri lavori insieme.

Nel futuro della SUBA CREW sono previste collaborazioni con artisti del panorama del rap italiano?

Ce lo auguriamo. Chiaramente essendo tre persone distinte, per quanto formiamo un gruppo molto unito, abbiamo ciascuno i propri idoli e preferenze, però siamo aperti a una parte del panorama italiano e non solo.

Ultima domanda, parliamo del futuro in senso lato. Cosa dobbiamo aspettarci dalla SUBA?

Un sacco di bella musica, abbiamo tanti progetti in cantiere. Quest’anno e il prossimo saranno fondamentali per aumentare i numeri con dei singoli in vista di potenziali EP e album. Per quanto riguarda i live, abbiamo dimostrato di essere più che pronti: insomma, scalpitiamo per farne altri in giro per l’Italia.

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Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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