Vandalo via Pontano
Vandalo - Milano, via Pontano 1990

Quando dici “Vandalo” non ti puoi sbagliare, stai parlando di un istituzione del mondo del writing (non chiamateli graffiti che altrimenti si incazza).

Spesso è nominato per il suo immenso archivio fotografico, che testimonia la storia del writing milanese e non solo, la sua pagina Facebook è diventata un punto di riferimento per tutti gli appassionati, che quotidianamente visitano i suoi social network e i siti in cui pubblica il prezioso materiale, condividendolo con la massa.

Ma in questa intervista mi è piaciuto andare oltre e chiedergli qualcosa di lui e e del suo pensiero sul mondo del writing e non solo delle sue foto. Ecco l’intervista.

Vandalo Leoncavallo, 1991
Vandalo – Leoncavallo 1991

Parlaci del periodo storico in cui hai iniziato a dipingere e quale atmosfera si respirava a Milano in quegli anni…

Allora… io a fare pezzi ho iniziato nel 1989. Cagatelle sui muri, disegni, teppismi vari, li facevo da un po’ di anni, infatti mi hanno sospeso al liceo per danneggiamenti a vernice un po’ di anni prima. Conoscevo alcuni dei primi writers milanesi sempre dallo stesso periodo, Graffio veniva al mio liceo e su quei muri fece un paio dei suoi primi pezzi.

Ma questa cosa di scrivere il proprio nome ed elaborarne le lettere, l’ho cominciata solo nell’89.
Spiegarne l’atmosfera è un po’ complicato, dipende molto dalle esperienze personali.
In quegli anni la cosa era abbastanza nuova, i writers milanesi potevi contarli sulle dita di non più di pochissime mani.
Io venivo dal punk e dai centri sociali, come le mie crew S13 e LHP, mentre la maggior parte dei writers storici erano della scena Hip Hop milanese originale, quella del Muretto, salvo poche eccezioni. Non eravamo ben visti da quelli più integralisti, ma ogniuno faceva il suo.
Comunque, l’atmosfera che respiravi era quella di una cosa nuova, tutta da costruire.
Scritte sui muri, in città, ce ne sono sempre state. Calcio, politica, cose varie.
Ma qui per la prima volta vedevi qualcosa di diverso. Se sapevi dove guardare riconoscevi stili, appartenenze di quartiere, luoghi di ritrovo.

Rendo TDK ZeusArmy – 1989

La maggior parte dei writers storici erano della scena Hip Hop milanese originale, quella del Muretto

 

Nomina un writer e una crew che secondo te sono stati i più importanti della storia dei graffiti di Milano.

Prima di tutto faccio il cagacazzo: non amo la parola “graffiti“.
Seguo quanto diceva Phase2 e molti dei writers originali di NYC, e questa cosa la chiamo writing, aerosol art. Si tratta di scrivere, non di graffiare i muri e nemmeno di disegnarli.
Writer fondamentale nel writing milanese, non ho dubbi: Spyder7. Fu il primo a studiare, sperimentare e in seguito insegnare lo stile di writing di scuola newyorkese. Ha influenzato molti dei primi writers milanesi, sopratutto le crew della zona est di Milano.
Per quello che riguarda me personalmente, invece, direi Atomo. Attitudinalmente più simile a me e ai miei soci di crew. E anche Graffio MCA, che mi ha insegnato i primi rudimenti di tecnica.

Writer fondamentale nel writing milanese, non ho dubbi: Spyder7. Fu il primo a studiare, sperimentare e in seguito insegnare lo stile di writing di scuola newyorkese

Le crew fondamentali per Milano, almeno per gli inizi negli anni 80, direi PWD per il nord est della città e MNP per il sud ovest. Sono le crews che hanno iniziato un po’ tutto, e a loro ne erano vicine o discese molte altre. Più avanti negli anni 90 ovviamente i VDS, che hanno rivoluzionato, piaccia o meno, le regole del gioco.
Dopo il 2000 ho smesso di seguire il writing fino a qualche anno fa, quindi preferisco non parlare di quello che conosco poco.

Kino
Kino LHP – 1992

Quando e perchè hai preso la decisione di iniziare a collezionare le foto? Sai più o meno quante ne hai nel tuo archivio?

Attualmente il mio archivio è di circa 10000 foto, 1/3 mie e 2/3 di altri fotografi, writers, appassionati, che mi hanno girato in tutto o in parte il loro archivo.
Senza questi contributori non potrei continuare a fare quello che faccio da un po’ di anni.
La mia non è proprio una collezione, è un archivio. Non è una raccolta personale di immagini, ma una cosa aperta a chi è interessato. Non ho pretese di completezza, ma cerco di avere documentazione sufficiente per raccontare determinati periodi o “eventi”.
La foto mi aiuta a raccontare il pezzo e il racconto mi aiuta a spiegare la foto.
Ovviamente questo riesce meglio con foto di cui conosco meglio la storia o di cui ho un rapporto diretto col writer per chiarire particolari che non conosco.

Quanto pensi sia importante internet per il mondo del writing? Secondo te ha portato più progressi o fatto più danni?

In questo momento direi che è molto importante, direi fondamentale. Ovviamente con pro e contro: sia progressi che danni.
Per un writer agli inizi è più facile documentarsi, conoscere la storia e l’evoluzione del writing, conoscere gli stili e il loro sviluppo, la tecnica e i materiali. In rete trovi foto, video, tutorial, bozze, making-of, tutto quello che serve per imparare.
Nel mondo pre internet avevi una manciata di libri come documentazione, mentre stili e tecniche dovevi impararli dagli altri più esperti. E se non te le insegnavano, quelle cose gliele dovevi “rubare” studiando quello che facevano.
Per quel che riguarda l’uso dei social, adesso si cerca l’appagamento immediato da parte della propria cerchia di “amici”. Il numero di like, i commenti con gli emoji a forma di bomba, per dirti che il tuo pezzo spacca, ma senza lo sforzo di spiegarti perché spacca. E magari nemmeno spacca, magari fa cagare ma non hanno le palle di dirtelo.

Nel mondo pre internet avevi una manciata di libri come documentazione, mentre stili e tecniche dovevi impararli dagli altri più esperti. E se non te le insegnavano, quelle cose gliele dovevi “rubare” studiando quello che facevano.

Al momento mi sembra che, dal punto di vista dello stile, ci sia stato un livellamento generale tra molti writers: ci sono una manciata di stili di lettera semplici, veloci da fare e altrettante “decorazioni” interne delle lettere che vanno di moda, e la maggior parte dei writers fa quelle senza metterci niente di personale, di particolare. Se non fosse per il nome diverso, per la tag, uno varrebbe l’altro.

Se questo è giustificabile tra chi fa treni o metro, dove, in questo periodo, il tempo di realizzazione si calcola in minuti, diventa assurdo su una murata, magari in muri tranquilli dove hai tutto il tempo di fare e sperimentare.
C’era un termine apposta per chi copiava lo stile di un altro: “BITER”. Una volta era un’offesa, roba che, se eri considerato così, ti rideva dietro chiunque. E c’era un termine per chi faceva lettere prive di stile e senza un minimo di tecnica: TOY. Ora è diventato normalità.
Ci sono comunque diversi writers che sviluppano stili originali anche ora, e nel panorama mediocre finiscono per risaltare ancora di più.

Personalmente non mi sono mai considerato un writer stiloso, ho sempre evitato di ripetere lo stesso stile, mai usato le stesse lettere per più di un paio di pezzi.
Ho sempre cercato di fare qualcosa di diverso dal pezzo precedente, e non sempre andava bene, anzi, quasi mai. I pezzi miei che mi soddisfano li conto sulle dita di una mano, forse meno. Al punto che m’imbarazzo quando posto qualcuno dei “brutti” e la gente mi dice “bomba!”. No, dai. Cioè, gli voglio bene a quel coso sul muro, l’ho fatto io, ma non è vero che ogni scarrafone e bello a mamma sua!

S13
Vandalo e Jet4 – S13, 1992

Treni, muri, bombing… quale (o quali) componente pensi sia più importante per la “credibilità” di un writer?

Tutto. Ovviamente c’è chi predilige una cosa o l’altra. Chi ha la mentalità più da bomber considererà un writer vero solo chi fa treni, mentre chi fa muri da più importanza ad altri fattori. In realtà penso che il primo critico devi essere tu stesso.
Cerchi uno stile? Stai migliorando, evolvendo?
Non ti interessa lo stile ma vuoi che il tuo nome sia visibile dappertutto?
Scegli il punto dove vuoi che la tua firma sia visibile o ti basta metterlo in mezzo a mille altre? Fai i treni? I muri? Throwup? Perché? Per chi? Per te stesso? Perché siano visti?
E visti come? In linea? In foto su Insta?
Ogniuno ha la propria risposta a queste domande, e nel tempo la risposta può cambiare.
Ecco, se riesci a essere “credibile”, non ipocrita, con te stesso, basta quello.
Quello che pensano gli altri, chi se ne fotte.
Personalmente preferisco non giudicare la credibilità degli altri e preoccuparmi della mia.

Se riesci a essere “credibile”, non ipocrita, con te stesso, basta quello.

Se potessi, cosa ti piacerebbe cambiare del writing in generale? Insomma una cosa che non ti piace di questo ambiente?

La mentalità del gregge.
Quella per cui se qualcosa o qualcuno è considerato figo da molti lo resti sempre e comunque.
Ne parlavo tempo fa con un writer “famoso”, quelli che quando postano una foto di un loro pezzo contano i like a migliaia.
Anche quando postano qualcosa di… mediocre, anche se non è la parola giusta… diciamo qualcosa di facile, banale. L’apprezzamento rimane comunque più o meno uguale alle cose più spaccaculo.
Perché alla fine l’essere famoso, per la gente comune, e questa cosa è entrata anche nel mondo del writing, conta di più di quello che sai fare veramente.
Bisogna sempre mettere in discussione tutto e tutti, a cominciare da se stessi.
Come la cosa di chiamarsi “king” senza particolari meriti apparenti. Se chiami king chiunque e qualunque cosa faccia, esserlo non ha più valore.
Cito uno dei testi che preferisco di Nitro: “Se siete tutti kings i troni son sgabelli da bar

Ozmo e Fra 32
Ozmo e Fra 32, Firenze 1997

Una cosa che mi appassiona della tua pagina sono le descrizioni che accompagnano le foto… Ma come fai a sapere tutte queste cose???

Beh, per quanto riguarda le storie della vecchia scuola del writing milanese, in quelle che riguardano la mia crew e il writing nei centri sociali, c’ero in mezzo e ho visto e vissuto quelle cose direttamente, per quanto riguarda la scena milanese storica, la frequentavo molto di striscio, ma conosco diversi protagonisti e chiedo le informazioni a loro o a chi era con loro.
Se non ho una storia vera e propria che riguarda il pezzo, perché magari non conosco il writer, o perché magari non ha voglia di raccontare i cazzi suoi, allora parlo dei dintorni.
Del muro dove il pezzo è stato fatto e di storie che possono essere successe nello stesso luogo.
Questo mi riesce meglio su Milano, ovviamente. Essendo la mia città, conoscendola bene e conoscendo anche alcune delle storie “minori” delle varie zone e quartieri, qualcosa mi piace raccontare.
Per il resto, di base cerco di scrivere quello che mi piacerebbe leggere: perché quel pezzo è in quel posto lì? Perché quelle lettere? Perché quello stile? Perché i treni? Com’è farli? Quali sono le situazioni, la vibra, le cose che si vivono quando li fai?
Quello m’interessa.

Le riviste, i libri, i siti e le pagine che postano centinaia di foto di centinaia di writers, senza un minimo di testo, dopo un po’ mi stufano. Ho bisogno di qualcosa che attiri la mia attenzione per più di un secondo.

Ovviamente con ovvie limitazioni, parliamo di un’attività molto spesso illegale. Ne parlo più liberamente se sono passati abbastanza anni e se chi c’era non ne può avere problemi. Mi è capitato di essere contattato da writers che mi hanno chiesto di non postare loro foto per motivi “legali”, le ho tolte subito.
Per questo parlo più raramente di pezzi nuovi. L’ultima cosa che voglio è creare fastidi a chi fa pezzi ora, dare possibili informazioni a nuclei antigraffiti vari.
So per certo che leggono le mie pagine, quindi, su quelle foto NO INFO, NO NOMI.
E qualche volta pure NO FOTO.

Vandalo Piazza Vetra
Vandalo, Piazza Vetra 1991