Se avete conosciuto l’ambiente dei graffiti made in Italy nel periodo degli anni 90, sicuramente non può esservi sfuggito il nome di Secse, writer storico che ha saputo imporre il proprio nome grazie ai suoi “letteroni” coloratissimi.
Grazie a questa intervista ho scoperto che Secse, oltre a essere un ottimo writer, è stato anche un rapper (lo sapevate??) ma soprattutto è una persona che ama quello che fa e non solo, ama parlarne. E se avete voglia di investire cinque minuti del vostro tempo, sono sicuro che non ve ne pentirete. (Per gli altri ci sono sempre le foto).
Buona lettura e buona visione.

Ciao Secse, da quando ho memoria vedo il tuo nome scritto sui muri, dicci quando hai iniziato a dipingere e perchè hai sentito questo bisogno.

Ciao e grazie dell’opportunità.
Premetto che la parlantina non mi manca e tendenzialemente sono abbastanza specifico e descrittivo nei miei racconti, pertanto se avete fretta non mettetevi a leggere ora questa intervista, hahaha!

Inizialmente il Writing per me fu una sperimentazione di una nuova cosa insolita e originale nel suo essere.
Divenne pochissimo tempo dopo una vera Passione, generatrice di un grosso entusiasmo alimentato dalle continue scoperte che la mia curiosità mi portava a voler fare.
Più che un bisogno, questa cosa è diventata poi proprio una “ragione”, se vuoi vederla sul filosofico, è un interesse talmente forte da condizionare il modo di vedere certe cose, capace di aumentare la concentrazione e la volontà di porsi continuamente nuovi traguardi e superarli.
Ho iniziato a dipingere dopo aver visto delle t-shirt a tema “Graffiti” su un catalogo di magliette e merchandise vario di gruppi metal.
Siamo nel 1994, cominciai a bozzeggiare su carta (senza sapere bene cosa facessi), ero un ragazzino, avevo solo 13 anni.
In settembre delle stesso anno accompagnato da mio zio, andai a Milano e vidi le prime murate serie dei CKC, TKA e ZONA 13.
A Treviso poi c’era “il Macello”, storico hall of fame con i pezzi di Solow PWD, Starch e Clout, oltre ad altri… tutti questi input fecero crescere in me la passione. Questo fu anche l’anno in cui presi in mano gli spray per la prima volta, (delle Talken da 200ml) e feci delle vere e proprie prove nei dintorni di casa mia, qualche scritta, ma non fatta “a pezzo” e delle specie di puppet.


L’anno dopo, il ’95, con un amico compaesano ed altri ragazzi di paesi limitrofi, cominciai invece a fare i primi bombing (di cui ho testimonianza su foto), pertanto nonostante i bozzetti ed i trascorsi precedenti, indico questo come anno di inizio, anno in cui andammo anche, accompagnati da mio fratello, alla storica jam Indelebile di Rimini, dove c’era anche Phase 2.
Verso la fine del ’95, a Novembre, facemmo la nostra prima incursione in un piccolo deposito di corriere, non essendoci depositi di treni nel paesetto di provincia di cui sono originario. Insomma, nonostante la giovane età, già un certo tipo di attitudine e di motivazione si faceva sentire. I sabati pomeriggio andavamo a vedere i pezzi a Treviso al Macello e feci anche qualche conoscenza dei Writer trevisani.
Il percorso più costante è iniziato poi nel 1996 col mio primo hall of fame, fatto in Febbraio.
ll coinvolgimento era diventato totale e con lui la mia esigenza di affermarmi: per me non era più una sperimentazione di un nuovo interesse, (i tipici “strippi” adolescenziali) ma era una volontà, che nonostante la giovanissima età, non mi abbandonò più.
Oltre a me e ai miei amici, vicino al mio paese c’erano un paio di ragazzi più grandi che dipingevano da un po’, e furono un grosso riferimento. In Aprile, uno di loro mi portò ad una jam in un paese di zona, dove conobbi i padovani EAD, (crew con cui poi feci molte esperienze e che mi ha “cresciuto” per un bel periodo).


Cominciai a girare con loro, nei weekend prendevo la corriera e mi recavo a Treviso e da lì poi prendevo il treno per Padova e mi recavo alle “Banche”, un luogo di ritrovo storico dove praticamente ogni Writer Veneto (ed anche molti italiani) passò almeno una volta: c’erano i breakers che ballavano sotto i portici e c’era l’hall of fame. Lì incontrai molte persone tra cui i DSP di Pesaro (King Assoluti), Peeta che abitava nella provincia padovana e non era ancora conosciuto, e molti altri.
Assieme all’EAD di Padova, nel ’97, a Maggio, dipinsi il mio primo treno passeggeri. Quella notte c’era anche Cento di Treviso, di cui diventai poi compagno di avventure un po’ di anni dopo.
Nel 1998 girai per un periodo con la DC crew, un gruppo di ragazzi molto attivi su metallo.
Abitando in provincia, per farmi conoscere e per imparare le cose cercai di muovermi, andare in giro a fare conoscenza e dipingere il più possibile, creandomi le opportunità anno dopo anno.
Andavo nelle stazioni, alle jam o negli hall of fame per vedere tutto coi miei occhi e facevo un sacco di foto ai pezzi, treni, hall, bombing, ho sempre avuto la fissa di archiviare il momento storico in cui ero attraverso le foto.


Quando conoscevo le persone nell’ambiente da prima di me, facevo un sacco di domande, volevo sapere le storie, le crew e gli avvenimenti, e così, oltre che formarmi a livello pratico facendo le mie esperienze con gli spray, mi sono formato anche a livello diciamo “teorico”, attraverso i racconti, i viaggi, e poi procurandomi poi i rari documenti che si trovavano alle jam o attraverso vendite per corrispondenza, ossia le fanzine o i pochi vhs.
Il contesto sociale era completamente diverso da adesso, dove ci sono gli “streetshop”, internet ed i social; hehe fino a 18 anni non avevo nemmeno il cellulare, ti dico solo questo per rendere l’idea.
Già reperire tappi e spray buoni non era facile, per un periodo gli spray li compravo in strada, ahaha me li spacciava Capo, faceva il carico e poi li rivendeva ai ragazzi… i tappini li ordinavo a Rusty chiamandolo a casa, e me li spediva per posta.
Se volevi aver a che fare con questo mondo tutto era meno a portata di mano, era da conquistare, nulla era “regalato”, ma c’era il piacere della scoperta, di stupirsi, cosa che oggi purtroppo è molto più difficile da provare.
Dovevi darti da fare e impegnarti su più fronti per realizzare qualcosa che ti distinguesse e per riuscire a conquistare la fiducia e-o la simpatia o di chi era nella scena da prima di te, ma una volta ottenuta, con loro potevi imparare cose di importanza “strategica” e fare esperienze che ti permettevano di andare avanti con maggior consapevolezza e cognizione di causa ed ottenere di conseguenza un miglioramento notevole.
Le soddisfazioni personali erano direttamente proporzionali all’impegno ed il sacrificio investiti ed ogni cosa arrivava a suo tempo.
E chi copiava o “fingeva” era allontanato dal movimento o tacciato di essere un “sucker“. La parola “scarso” era temuta e la parola “King” non era usata invano.
Questo tipo di contesto ha insegnato a me, come ad altri della mia generazione, a guadagnarci certe cose ed avere Rispetto, non quello gerarchico, dato a priori, di stampo “militare”, ma il rispetto per la “fatica” di chi c’era prima; considera che io ho iniziato a metà dei Novanta… figurati il culo che si è fatto chi ha cominciato negli anni ’80, come ad esempio Mace alias Solow, storico Writer trevisano che cominciò nel 1987!
Tutto questo lungo discorso fatto finora era per raccontarti un po’ il mio background, cercare di far percepire il contesto in cui mi sono formato e farti capire che rispetto ad adesso le dinamiche una volta erano diverse, l’approcciarsi a questo mondo e portare avanti la cosa nel tempo ad un certo punto ti metteva davanti ad un bivio: lasciar perdere o sposare la causa.
Se siete arrivati a leggere fin qui non vi sarà difficile capire quale strada abbia scelto..
In questi anni nonostante le svariate esperienze in giro, continuavo anche a beccare alcuni amici della mia zona.

Quando arrivò il 2001, ci fu la nascita di quella che poi fu la mia crew “ufficiale” con la quale feci le eperienze più significative: ONE (fondata a Marzo da Viper e Bugs) che raggrumava appunto tutti quelli che abitavano dalle mie parti e non avevano mollato (e col tempo si espanse poi con altri membri), e da lì, complice anche il fomento dato anche dai partner di crew o da altri compagni di avventure con cui giravamo, cominciò un periodo di fuoco sui treni.
Avevo 20 anni, l’età era quella “giusta” e l’energia e la voglia di farsi sentire data da essa dava una bella spinta e, “ciliegina sulla torta”, nell’estate dello stesso anno cominciammo a girare con la MOD, la crew di Cento, Naso, Zuek, Res (tra gli altri) e la mia attività si intensificò notevolmente, portandomi a dipingere 2-3 volte a settimana per molti anni a seguire.
Questo è un ambiente molto individualista ma posso confermarti per esperienza che l’unione fa la forza, insieme si possono fare grandi cose. Certo, il voler coltivare il proprio percorso personale e cercare di emergere e distinguersi il più possibile fa parte del Writing, e di conseguenza ci si mette in competizione, ma quest’ultima, se intesa in modo costruttivo, può dare grossi stimoli e spingere ancora più in là. Per questo quando vedo che la gente scazza per qualsiasi stronzata, (e a volte pare sia più per darsi un tono “serio” più che per ragioni concrete), mi dispiace.
Mi piacerebbe che le cose venissero guardate anche con lungimiranza, e che si osservasse tutto il movimento in modo più “esterno” ed obbiettivo, dove sì, ognuno eleva se stesso ma tutti insieme tengono viva la scena. Spesso gli scazzi invece nuociono ad essa.

Dobbiamo ricordarci che questa cosa l’abbiamo presa in prestito, cercare di trattarla il meglio possibile e farla crescere, non distruggerla, perchè è una cosa Importante e bisogna averne cura.

Le ragioni per la quale il Writing mi ha affascinato poco dopo averlo scoperto sono state diverse, ma una componente che mi ha coinvolto è stata sicuramente la formidabile originalità del movimento, che nonostante il numero limitato dei caratteri dell’alfabeto che fanno da riferimento per tutti, è riuscito ad evolversi e partorire “mille” stili, rendersi riconoscibile di città in città, con “mille” realtà ad esso connesse.
Un’altra cosa è la sua genuinità ed irriverenza. L’affermazione di sè stessi è slegata da logiche promozionali, da business, anzi spesso si rischiano i guai. Lo spazio si prende, si conquista, non deve essere un nostro pari a scegliere quello che siamo, come, quando e quanto dobbiamo esprimerci dandoci mille regole da seguire e concedendoci questa possibilità a sua discrezione, come un contentino… no, non è così, io esisto e mi prendo quel che mi spetta!
Le città non sono solo proprietà delle corporation che le tappezzano di pubblicità ovunque o dei politici che prendono il popolo per i fondelli con le loro leggi che tutelano i potenti e lo tengono al guinzaglio con le loro forze dell’ordine corrotte quanto loro. Le città sono anche dei Writers, che rivendicano la loro esistenza scrivendo i loro nomi sulle superfici dei mezzi di trasporto, carrozze dei treni e delle metro, furgoni ed autobus, attraverso i muri dei palazzi e della linea ferroviaria, sia ad altezza uomo che sui tetti.

Quindi i Graffiti mi hanno attratto per il loro grosso fascino composto da quanto appena descritto, ma anche perchè hanno costituito per me un’alternativa alla routine che si respirava in provincia, fatta dalle solite cose: il bar, lo sport di paese, o fare un giro nel boschetto o parco… per i più grandi la discoteca.
Dipingere si rivelò un’ottima alternativa ed uno stimolo che mi faceva muovere molto anche mentalmente, non solo con i viaggi, mi dava la possibilità di evolvermi, di costruirmi una vera e propria storia, una sorta di “carriera”, qualcosa che dovevi alimentare ma a sua volta ti alimentava.
Col Writing avevo un interesse tutto mio, slegato dalle conformazioni, e la possibilità di esprimere la mia identità e confrontarmi con gli altri; questo mi diede uno stimolo continuo, creando in me un’ambizione, degli obbiettivi e dei traguardi da raggiungere, e dopo tanti anni eccomi qui, ancora immerso completamente in questa cosa, col Cuore e col Cervello.
Ho investito moltissima energia nel Writing e questo mi ha dato le più grosse soddisfazioni della Vita, ed ho fatto invece molto poco per costruirmi una posizione nella “società ufficiale” (che personalmente ritengo folle ed ipocrita); forse avrei dovuto pensare un po’ anche a quello, al fatto che c’è anche “la vita che ci vogliono far fare” (ma che ci serve per pagare l’affitto) eh vabè almeno ho investito energie nel mio Sogno, vedremo come andrà a finire… chi vivrà vedrà.

Se dovessi immortalare un momento storico della scena dei graffiti, quello che consideri il migliore… quale sarebbe?

Credo che ogni epoca abbia le sue peculiarità; nel ’96 ad esempio si diffusero in Italia le Montana Hardcore che rivoluzionarono il concetto di bombing grazie al loro fat che permetteva di avere tratti mai visti prima. (Questo discorso esula dal nome del brand, non fraintendermi, è solo per descriverti un momento storico).
Il momento più significativo però secondo me è stato quello tra il ’98 ed il 2000 dove l’Italia ebbe una transizione stilistica (cominciata già un po’ prima ma “maturata” in questo biennio), e ci fu una grossa diffusione di forme più semplici, più leggibili, in molte città: questa “rivoluzione” cambiò molto la mentalità, ruppe determinati clichè e schemi (ma fortunatamente non a discapito della qualità) e ritengo sia stato un momento oltre che di cambiamento, anche molto produttivo per la Scena del nostro Paese.

Partecipi agli eventi, alle jam, alle convention? Se si quale consideri la migliore in Italia?

Certo, quando mi invitano partecipo molto volentieri!
Negli anni ho avuto il piacere di visitare molte città Italiane, e alcune proprio grazie alle jam.
Ognuna di esse ha vari aspetti che uno può valutare, ad esempio la scelta della line up, la location, i materiali, i rimborsi, il posto per dormire o i pasti. Maggiore è la capacità degli organizzatori di gestire al meglio l’evento in tutti i suoi aspetti, maggiore sarà probabilmente il feedback positivo da parte di chi ci partecipa.
Ovviamente al di là degli aspetti organizzativi le jam sono comunque una cosa positiva, un momento per beccare un sacco di gente e stare in compagnia dipingendo.
Sono moltissime le convention di Graffiti dove mi sono divertito e sono stato bene, ma una che ricordo con grandissimo affetto è senz’altro la 39C jam di Bolzano, dove ho vissuto bellissimi momenti, ben organizzata da ragazzi gentilissimi. Ha avuto diverse edizioni e ci ho partecipato varie volte, quindi col tempo mi ci sono affezionato e la ricordo con una sorta di “romanticismo”.
Un’altra jam a cui partecipai che era organizzata benissimo e con un’ottima selecta di Writers fu la “Yes spray” vicino a Torino nel 2012 (poi ripetuta in un’altra edizione l’anno seguente se non erro). Ma ce ne sono tantissime, il Jump Festival in Puglia fu un’altra jam bellissima.
Di quelle storiche vanno ricordate il “Juice” di Ancona ed “Indelebile” a Rimini, entrambe con più di un’edizione, e poi da veneto, una che mi ricordo con piacere è “True glue”, svoltasi a Padova nel 1997, che pochi nerd dei graffiti del nord est Italia ricorderanno.

Il tuo stile è fatto di lettere molto “riconoscibili”, come mai hai scelto questo modo di esprimerti rispetto magari al wild style, o a uno stile più “complicato”?

Quando ho iniziato, avevo il “mito del wild style”, ma successivamente, per una serie di fattori, le cose cambiarono e cominciai anche a fare cose più semplici, alternandole ai pezzi complicati.

Iniziai a dipingere con molta più frequenza sui treni e spesso non mi accontentavo di fare un solo pezzo, perchè volevo che il nome girasse il più possibile.

Una notte di fine Giugno 2001, dopo aver fatto il primo pezzo “wildeggiante” ne feci un secondo più semplice, guardai quest’ultimo e mi dissi: “Da adesso in poi voglio fare questi pezzi”, perchè mi resi conto che erano molto più leggibili e funzionavano bene su treno, oltre ad essere più rapidi da fare.
Così fu. Continuai per qualche mese con qualche wild solo su muro ma poi smisi anche lì e le lettere semplici diventarono le sole protagoniste.
Negli ultimi anni ho ripreso a complicare un po’ i pezzi, ma la base resta comunque abbastanza semplice, leggibile.

Cosa pensi della street art, di intere facciate di palazzi dipinte, pensi abbiano tolto un pò la scena ai “graffiti classici”?

Mi fa piacere tu mi faccia questa domanda, perchè dimostra che sai che c’è una differenza, e lo sottolineo anch’io, Graffiti e Street art sono due cose completamente diverse. Sbaglia al 100% chi crede che spruzzare su un cartoncino intagliato o appendere dei manifesti sia inerente al Writing.
Personalmente pur apprezzandone in vari casi il valore estetico, la Street art non mi hai mai rapito, anzi, potrò sembrarti di parte, ma spesso la trovo molto banale e priva di “sapore”.
Di per sè uno stencil o un poster magari non sono sgradevoli da vedere, ma mi trasmettono una capacità prettamente “esecutiva” anzichè creativa da parte dell’autore, e quindi in linea di massima non ne vengo coinvolto.
Ci sono poi opere di alcuni personaggi in particolare a cui riconosco un notevole valore e, spesso più che dal loro valore estetico, vengo attratto e coinvolto maggiormente dal loro “impatto comunicativo” (insomma il messaggio che trasmettono) .
Sono comunque artisti di cui non seguo i trascorsi ma ma mi limito ad apprezzarne le creazioni se mi capita di trovarmici di fronte.
Due nomi posso farteli: anche se “gioco facile” certamente Blu è una persona tra queste, che apprezzo per quel che trasmette, e poi vabè, Eron, un genio ed un talento sconfinato, è un mostro sacro, persona di talento pazzesco e di una sensibilità elevatissima che traspare attraverso la sua capacità di comunicare essenziale ma di efficenza disarmante. Nella mia testa comunque Eron è più un Writer che uno street artist: vedevo i suoi bombing e i suoi treni da ragazzino, sulle riviste ed anche di persona (andando a Rimini un paio di volte).
Per rispondere del tutto alla tua domanda, proseguo; diciamo che il problema a mio avviso non è che i palazzi fatti dagli street artist abbiano “tolto” la scena ai Graffiti, perchè la scena del Writing anche se ha avuto le sue mutazioni/evoluzioni interne, è rimasta viva, anzi ti dirò che in questo periodo storico secondo me è anche particolarmente fiorente, per quanto l’identità stilistica individuale a mio avviso si sia abbastanza persa..(ma qui dovrei aprire un altro discorso in cui si analizzano le ragioni).

Quello che mi dà fastidio è vedere gente (che conosco ovviamente anche di persona) che si fa il culo da tantissimi anni col Writing ed ha molta difficoltà ed ostacoli ad organizzare eventi di Graffiti od ottenere pareti da dipingere, mentre poi certi personaggi “pseudo street artist” che magari hanno un escursus di 2 anni di esperienze, ottengono super pareti, grosse promozioni e-o paghe consistenti per dipingere e largo consenso e plauso. Questo non lo trovo giusto, e ti garantisco che non fa incazzare solo me.

Che rapporto hai con la cultura hip hop? Ascolti musica rap? Pensi che il mondo dei graffiti debba essere collegato necessariamente all’hip hop?

Personalmente ho ascoltato e ascolto moltissimo rap, specialmente italiano, ma a dirti il vero anche tantissimi altri generi, da Bob Marley a Manu Chao, dai Doors ai Royksoop, passando per Lady Gaga, i Queen, gli Strokes o i Nirvana, la Tekno, la Dance anni ’90 ed il Death metal… può bastare? Ahahaha….
Credo che ascoltare diversi generi musicali sia sinonimo di apertura mentale.
Per quanto riguarda il rap, sono cresciuto, per citarne alcuni, con i Sangue Misto, Kaos e Gruff e i Colle, poi con Inoki, Esa, Torme, Bassi, Mondo Marcio, Fibra, Shocca, Mista, Stokka e Buddy, i Dogo ecc.
Attualmente apprezzo anche la trap, ascoltandomi Sfera, Ghali, Tedua, Dref Gold e Chadia senza il minimo problema.
Mi piace essere aggiornato e penso che ascoltare una cosa non precluda assolutamente l’altra!
Va poi detto se hai nelle cuffie la musica di qualcuno non vuol dire per forza che devi identificartici al 100% o condividere ogni cosa che dice.

Per quanto riguarda il legame tra Rap e Writing, non penso che il mondo dei Graffiti debba essere connesso necessariamente al genere musicale, e comunque credo che attualmente non lo sia proprio più.
Lo è stato per un periodo storico, questo sì, hehe e nello stesso periodo pensavo dovesse essere connesso per forza, perchè da ragazzino ero molto “purista” per certi aspetti, ma nella Vita si matura e ci si apre anche mentalmente e col tempo ho capito che le cose possono essere a sè stanti senza che nessuno sia peggio o meglio degli altri e che a molti Writer non interessa nulla del rap, come che a molti rapper odierni i Graffiti interessano molto marginalmente.
Per non risultare “freddo” o “sufficiente” con questa risposta approfondisco un po’ facendo una riflessione: alcuni di quelli che come me hanno vissuto le jam degli anni ’90 dove il Rap coesisteva col Writing, forse dentro di loro un po’ percepiranno ancora le due cose come legate ed inscindibili, questo perchè le hanno viste connesse, durante la loro crescita e formazione personale. Tutto quello che riguardava queste espressioni stava crescendo assieme a noi, era in sviluppo ed era genuino, ed era quindi quasi ovvio identificarsi nell’Hip Hop, una Cultura sì, ma in parole più semplici quel clima di “unione” che si respirava alle jam dove mentre si svolgevano i concerti o le gare di freestyle, i breaker facevano windmill per terra e i Writer dipingevano sul muro vicino. Queste situazioni, e aggiungo, ben fortunato chi le ha viste e vissute, sono rimaste scene indelebili nella mente e nel cuore di chi ne è stato protagonista e-o spettatore, e costituiscono il suo bagaglio interiore relativo ai suoi anni “d’oro” e per questa ragione potrebbe vedere tutto come un unico movimento.
Però bisogna anche guardare le cose con obiettività, capire che le cose hanno un’evoluzione (che a volte piace di più, a volte di meno), che la società è cambiata e con essa anche i costumi, i mezzi, le abitudini, i modi, i gusti, gli obiettivi, le ragioni e mille altre dinamiche, e che il contesto attuale è diverso da quello dei tempi, e quindi per chi si è avvicinato ai Graffiti successivamente agli anni ’90, probabilmente saranno minori le probabilità che il legame Hip-Hop/Rap e Graffiti sia così scontato, per il semplice motivo che una volta ti beccavi tutto assieme, ora invece gli eventi di Writing e quelli musicali, salvo rari casi, sono “indipendenti” tra loro, magari ti appassioni al rap perchè senti una canzone alla radio, ma poi non ti imbatterai nel Writing, o al contrario magari sei uno che segue l’hardcore e il punk, vai allo “street shop” a comprarti da vestire, trovi gli spray e qualche fanza (eheh si esistono ancora) e cominci a disegnare, ma il rap non lo calcoli.

Per chi non lo sapesse comunque, ho fatto anche 3 dischi rap come “Seeso” (che oltre al nome usato per cantare è una mia vecchia tag rimasta a Vita il mio soprannome).
Diversi Writers si ricordano i miei brani “Scrittori” (parte 1, 2 e 3) perchè parlano dei Graffiti, la cosa mi fa un sacco piacere ma in verità mi sarebbe piaciuto anche le altre songs fossero un po’ più conosciute/ascoltate.
I dischi erano un mix di descrizioni di esperienze e di circostanze vissute, osservazioni a volte narrate con ironia, a volte con serietà.
Nel 2008 uscì “Un minuto sconvolge”, nel 2010 “Sisolandia” e nel 2014 “La follia” e nel 2012 feci un ep con un amico, “Collasso Globale, li trovate tutti su bandcamp, ma è roba abbastanza old school ahahaha!!
Dato che ho parlato dei miei pezzi, concludo citandoti alcune strofe che scrissi in due brani, la prima forse riguarderà buona parte dei lettori:

“Se non hai mai sentito un pezzo mio forse l’hai visto”

l’altra invece:

“L’interesse, che diventa la Passione, che diventa la mania, che poi diventa l’ossessione”

riassume con un goccio di ironia il peso che hanno i Graffiti nella mia Vita.

Parlaci delle tue esperienze all’estero, quali differenze hai trovato rispetto al nostro paese (in ambito graffiti ovviamente)?

Le mie esperienze all’estero mi hanno portato a visitare diversi posti, ma non sono mai uscito dell’Europa.
Ho dipinto a Parigi, Monaco, Barcellona, Zagabria, Bucarest, Lubiana ed in altre città slovene; poi sono stato anche a Brighton e Londra, e anche in Austria.
E’ molto difficile individuare e descrivere le differenze nel dettaglio, in quanto erano tutti “tour” della durata di qualche giorno o di una settimana, e una volta dedicato il tempo a dipingere spesso era già il tempo di ripartire. Credo che i Writer esteri abbiano un approccio più “serio” nell’organizzarsi per dipingere in certe superfici.
Le cose vengono calcolate con più scrupolo, la percezione dei Graffiti in molti posti è spesso quella di un crimine grave (come potrebbe essere per noi una rapina), mentre in Italia vengono ancora abbastanza visti come “scritte vandaliche”, anche se ultimamente le cose stanno cambiando e la repressione purtroppo negli ultimi anni ha acquisito a sua volta più organizzazione..(cosa che trovo vergognosa visti tutti i veri problemi di cui ci si potrebbe occupare nel nostro Paese).
Per farti un esempio, quando andai a Monaco nel 2006, quindi un po’ di tempo fa, per i Writer del posto era prassi pulire gli spray dalle impronte digitali, mi dicevano che usavano gli elicotteri coi sensori di calore sopra le Yard… in Italia non è così per ora.
A Bucarest, sembrava tutto un abbastanza “easy”, ma la cosa più sbagliata è quella di sottovalutare.
Io e dei miei compagni di crew fummo presi in metro, alla terza azione, ma tutto sommato ricordo questo come uno tra i viaggi più belli della mia Vita.
Ovviamente ogni città è molto diversa dalle altre ed ognuna ha una sua identità e le sue caratteristiche.
Mi hai chiesto degli altri Paesi ma ci tengo a dirti che anche le città Italiane mi hanno trasmesso moltissimo; escludendo la mia regione, dove per ovvie ragioni ho fatto moltissime esperienze, delle città che ricordo con particolare piacere sono Milano, Roma, Napoli, Catania, Perugia e Trento.
Come all’estero, anche in Italia ci sono differenze abissali di visione di città in città, sia nei Graffiti che nel modo che ogni individuo ha di vivere e scegliere all’interno della società.
Ogni zona ha la propria cultura e la propria mentalità, figlia del contesto sociale e degli avvenimenti.
Se si tiene presente questo, senza averne paura, si capisce anche quanto questo costituisca una vera e propria ricchezza per tutti. L’opportunità di confrontarsi e fare esperienze con persone nuove, che ci trasmettono il loro punto di vista e le loro visioni, differenti, ed a nostra volta trasmettere quel che siamo noi, ci fa imparare e scoprire cose nuove, ed è molto importante per crescere.
Conoscere ed assorbire il contesto di una città può anche far capire il perchè di certi lettering, certi tratti, certe maniere di “bombardare” ed altre cose.
Si sorriderà ogni volta che i nostri occhi ci mostreranno qualcosa di bello o si rimarrà amareggiati in caso contrario, ma capendo che a volte a portare in certe direzioni è solo un fattore culturale dato dalla somma degli avvenimenti storici, che ha creato un certo modo di pensare.

Al momento come vivi i graffiti, dipingi spesso? In quali occasioni? Hai progetti in particolare per il futuro?

I Graffiti fanno ed hanno fatto parte della mia Vita in diversi modi, oltre che nel dipingere anche nella passione per le foto, ho collaborato con parecchi progetti fornendo scatti del mio archivio storico ed inoltre da 6 anni intervisto i Writer Italiani, prevalentemente storici, su un free press che si chiama Salad Days. Cerco di dipingere abbastanza regolarmente, anche se ovviamente andando verso i 40 anni, i ritmi non sono quelli di un tempo, ma su per giù il muretto ogni dieci giorni me lo faccio.
Su certe cose sono scaramantico pertanto non mi sbilancio troppo sui progetti futuri… diciamo che vorrei dedicare le mie energie a cose che riguardano la storia dei Graffiti e la loro memoria, ovviamente qualche idea ce l’ho.
Ciao e grazie dell’opportunità!

Si, è stata una faticaccia per voi leggere, come per me scrivere del resto… era un sacco di roba ma ognuno è fatto a modo suo, ed io sono fatto così, se ho lasciato qualcosa impresso nelle persone attraverso quel che ho raccontato qui, o in generale attraverso quel che ho fatto nel mio percorso, personalmente lo ritengo molto importante. Se pensi che un giorno tutti lasceremo “questo posto”, aver contribuito con qualcosa di proprio nelle vite altrui è una grande soddisfazione.
See You!

 

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