Santo Trafficante

Santo Trafficante è un artista presente sulla scena hip hop ormai da tanti anni, ed è uscito da poco il suo ultimo album “Sicario su commissione“, pubblicato grazie alla collaborazione con la nuova etichetta Time2rap. In questa intervista ci ha parlato del suo percorso lungo il quale si è costruito un identità ben precisa che ora lo contraddistingue nel panorama del rap italiano.

Dopo tanti anni sei ancora sulla scena con un nuovo album, cos’ha da dire ancora Santo Trafficante con “Sicario su commissione”?

Direi che a grandi linee con questo album voglio dimostrare di essere sempre un MC innovativo e competente e di creare musica unica. Da un lato c’è un nuovo Santo Trafficante, rinnovato, aggiornato e migliorato rispetto ai lavori precedenti. Ma allo stesso tempo sono rimasto sempre io, quello di “Musica Pesante” e “La fossa del leone” – nel senso che sono sempre gli stessi principi a regolare la mia vita e le stesse idee di fondo che mi spingono a scrivere e a comporre. Evolvo con il tempo, ma le mie radici sono ben salde.
Ho investito tantissimo studio e concentrazione in questa arte, e come tale tratto anche la mia musica. Sono un artista e musicista con 25 anni di lavoro alle spalle. Qualcuno mi potrà chiedere perché non sono famoso o ricco come altri. Rispondo chiaramente, che la mia dedizione è e sarà sempre rivolta alla musica in sé, e non allo show business e alle regole del mercato. Io sono un musicista, non un imprenditore – una differenza di non poco conto quando parliamo di musica.
Parlando del titolo Sicario su Commissione, è la rappresentazione audiovisiva di un istinto da killer, un odio e una rabbia profonda, che spesso sento nel mio petto, un qualcosa che però riesco a gettare fuori con la musica. Il Rap in questo senso è una vera terapia: mi libera dalle energie negative.

Da sempre sei legato al cosiddetto genere gangsta-rap, ma questa scelta è dovuta più ad esperienze o situazioni personali che hai vissuto o è semplicemente legata al fattore musicale?

Sì, è vero. Quello che faccio spesso viene categorizzato come genere gangsta rap, anche se effettivamente è qualcosa di leggermente diverso, nel senso che non sono e non voglio essere un “gangsta”.Non a caso non ho mai parlato di spaccio di droga o di altre tipologie di reati – al massimo parlo di violenza nei confronti di tutto e tutti, oltre ad avere un portamento arrogante e prepotente sul beat. L’atteggiamento gangsta di oggi per me è pure un po’ ridicolo, nel senso che è spesso solo un auto-rappresentazione. Se qualcuno proprio dovesse commettere reati, dovrebbe mantenere un certo riserbo a riguardo e trattare quello che sta facendo con la giusta cura – altrimenti significherebbe che effettivamente non conosce le conseguenze di questo stile di vita. Questo si lega pure al mio vissuto e alle persone che mi circondano: ne ho viste troppe e vari amici e parenti sono scomparsi o finiti dietro sbarre per motivi legati alla strada. Le conseguenze di questo stile di vita le conosco molto bene.
Tornando al mio Rap, lo definirei più che altro come una musica ribelle per antonomasia, spesso violenta e brutale – ma che è solo uno specchio della realtà del mondo contemporaneo. A tutti gli effetti mi sento come traumatizzato da come “gira il mondo”. Non riesco ad accettare le ingiustizie e le ipocrisie della nostra società (italiana e globale). Il mio rap vuole combattere tutto questo o almeno gettare luce sul lato oscuro del mondo ed esorcizzarlo attraverso la rappresentazione che ne faccio. Questa espressione avviene soprattutto in modo indiretto, visto che solo raramente parlo in modo esplicito dei problemi. Il mio è un Rap di reazione, di violenza cieca in risposta alla pazzia del mondo.

Dicci dell’incontro con la Time2rap e del rapporto in particolare con il tuo amico Metal Carter, amico e artista anch’esso in contatto con questa etichetta…

La mia collaborazione con Time2Rap, è nata attraverso l’intermediazione diMetal Carter. Lui da qualche tempo già collaborava in modo proficuo con questa etichetta ed aveva fatto uscire “FreshKill” con la Time2Kill. In seguito, con la nascita della Time2Rap, che rappresenta una sorta di spin-off della Time2Kill,  attorno alla seconda metà del 2019, mi hanno invitato a far parte di questa nuova etichetta e poco dopo ho firmato il contratto con Enrico, il proprietario dell’etichetta, per il disco “Sicario su Commissione”.
La cosa che vorrei sottolineare e chi mi piace di questa etichetta, è che mi garantisce sempre la massima libertà creativa ed espressiva nella produzione; e anzi, la Time2Rap crede nel Rap crudo e puro fatto in certo modo. Loro per questo motivo si occupano principalmente del lato business, marketing, management e della promozione. Comunque, devo ringraziare Metal Carter per aver sempre creduto in me e nella mia musica e per avermi introdotto a questa nuova realtà. Lui è uno dei miei più grandi sostenitori e sa che sono sempre pronto ed affidabile al 100% quando si tratta di produrre musica.

Parlaci dei tempi della tua collaborazione con Amir nella Prestigio Records, probabilmente il rap aveva un impatto diverso da adesso ma forse era più “genuino”… Come è stata quell’esperienza e cosa ti ha lasciato a livello di bagaglio personale?

La mia esperienza con la Prestigio Records e con Amir è stata sicuramente una tappa fondamentale nel mio percorso musicale ed a loro devo molto. Mi hanno insegnato tanto, soprattutto da un punto di vista del business della musica e inoltre mi hanno fatto conoscere tanti artisti della scena Rap italiana. In quel breve lasso di tempo, tra il 2006 e il 2008,abbiamo prodotto e fatto uscire 3 mixtape e 2 album, lavori che ascolto ancora oggi molto volentieri. Ho vissuto quel periodo come produttivo e costruttivo, oltre ad essermi divertito parecchio.
Sfortunatamente, per vari motivi, tra cui pure limiti a me imposti dall’etichetta e una di sorta orecchio sordo alle mie proposte e richieste, ha portato alla mia fuoriuscita dalla Prestigio. Se ci fosse stata più collaborazione interna, meno egoismi e più ascolto – pure da parte mia – forse poteva evolversi in qualcosa di più grande. Comunque tutto questo appartiene al passato e pure i piccoli screzi tra di noi li ho dimenticati da un pezzo. Posso solo ringraziare E-Money e Amir per aver creduto in me e avermi dato una possibilità.

– Questa è una mia curiosità personale, come mai hai scelto il nome Santo Trafficante?

Il nome Santo Trafficante me l’hanno dato degli amici, dopo aver visto il film “Donnie Brasco” attorno al 1997/98. Nel film appare questo boss, realmente esistito, di nome Santo Trafficante. Il collegamento con me nasce dal fatto che io mi chiamo effettivamente Santo, il nome che mi è stato dato in onore di mio nonno. È una tradizione siciliana dare ai nipoti e ai figli il nome degli avi. Comunque, in seguito all’uscita del film, ho deciso di mantenere questo nome, pure perché c’è e c’era soprattutto in passato un fascino per i film e i cliché di mafia – un fascino che tra l’altro era presente pure nella musica Rap d’oltreoceano.
La cosa curiosa di tutta questa faccenda del nome Santo Trafficante, è che ho conosciuto ed incontrato le figlie di Santo Trafficante Jr. qui a Roma, presso un albergo a 5 stelle. Questo incontro cordiale ha in qualche modo sancito ufficialmente il mio nome da rapper ed inoltre ho ottenuto il loro beneplacito.

Cosa ti aspetti ancora dalla tua carriera musicale? Hai altri progetti che vorresti realizzare nel tuo futuro prossimo?

Non vedo e non ho mai visto il mio percorso come una carriera musicale nel senso classico. Io mi vedo a tutti gli effetti come un artista puro al 100%. Mi dedico da sempre soprattutto alla mia arte, a creare idee nuove e a studiare – pure per un fattore di tempo. Se io mi dedicassi più ad altro, invece di investire il mio tempo nella musica, questo ovviamente andrebbe a scapito di quest’ultima. Questo oggigiorno potrà sembrare paradossale, concentrarsi soprattutto sulla musica invece che sul resto – ma è quello che dovrebbero fare tutti gli artisti per migliorare e affinare le proprie capacità (se si hanno). Io non spero di diventare ricco con la mia musica, non ho mai puntato su questo, e non mi interessa nemmeno diventare famoso. Vorrei allargare sempre di più il mio pubblico e farmi conoscere per quello che effettivamente faccio e non quello che sono. Io cerco fondamentalmente di creare sempre qualcosa di nuovo, di originale, innovativo ed unico – e di far parlare esclusivamente la musica. Una musica ricercata che faccia riflettere e divertire e che resti sempre e comunque svincolata da dinamiche di potere e dei soldi. Ben venga guadagnare, ma non sarà mai quello il fine della mia espressione creativa.
Ho tanti – e direi tantissimi – progetti che ancora devono uscire, certi già pronti, altri ancora da terminare. Artisticamente mi vedo come un vulcano: scrivo e registro ogni settimana canzoni nuove, tante di queste magari non usciranno mai, ma altre vedranno sicuramente la luce. È un modo di tenermi allenato e pure un approccio pratico per testare le mie idee e vederle realizzate, per poterle valutare, migliorare o scartare. Tra le altre cose ho un progetto più “maturo” di Rap infuso di Jazz, un altro nuovo album per l’anno prossimo, un mini-album di musica jungle e anche un progetto di musica sperimentale sotto unaltro nome. Non mi fermerò mai, questo è poco ma sicuro.