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Intervista a Mr. Phil: “mai sceso a compromessi sulla mia passione, non svendo il mio talento”

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Ho avuto il piacere di fare due chiacchiere con uno dei più importanti producer hip hop italiani: Mr. Phil.
Nato a Londra ma romano d’adozione, Phil con le sue produzioni ha accompagnato rapper storici come ad esempio i Colle Der Fomento e tantissimi altri, con alle spalle una carriera ultraventennale nel panorama hip hop italiano.
In particolare l’ho contattato per parlare dei suoi ultimi due progetti, gli ep realizzati con Montenero e Creep Giuliano.

Mr. Phil

Hai realizzato recentemente due ep, con Montenero e Creep Giuliano. Parlaci di come sono nati questi due progetti.

Sono nati come nascono tutti i miei progetti, ovvero dopo una chiacchierata insieme. Monte lo conoscevo di fama da tanti anni. Siamo entrambi veterani della scena e anche se non ci eravamo mai conosciuti di persona, ci conoscevamo e stimavamo entrambi. Con Creep Giuliano ci siamo conosciuti qualche anno fa mentre era ad una serata a Firenze. Da li è nata una simpatia che ha poi portato alla collaborazione insieme.

Parlaci delle differenze che ci sono tra questi due rapper, soprattutto dal punto di vista lavorativo, l’approcio alla produzione delle basi per entrambi gli ep…

Sono due mc bravissimi entrambi ma con stili molto diversi tra di loro. Monte chiaramente ha l’impronta stile ‘Dogo’ venendo da quella scuola Milanese, mentre CG ha una tecnica di scrittura molto diversa che lo contraddistingue in modo molto netto. Sono due stili quasi opposti di scrittura, ma entrambi molto molto bravi. Sono entrambi incredibilmente attivi con il rap con continui progetti in uscita e in cantiere, cosa non da poco considerando che entrambi hanno una vita familiare e lavorativa impegnativa. Entrambi hanno una passione smisurata per il rap e penso che nella loro musica questo si sente molto. Per quanto riguarda la produzione dei progetti con loro sono stati entrambi progetti nati durante la fase pandemica, quindi mi sono interfacciato con loro quasi esclusivamente tramite whatsapp. Mandavo le basi, loro sceglievano, scrivevano e poi mi mandavano tutto da mixare e masterizzare. Tutto molto semplice direi.

Con entrambi hai realizzato un “ep”, perché la scelta di un progetto “breve” piuttosto di un album completo?

Per varie ragioni, pratiche ma anche economiche. Purtroppo nel mio giro, che definirei di ‘nicchia’ le vendite sono crollate. Se fino a qualche anno fa con un album o Ep potevi mirare a rientrare nei costi e magari guadagnarci qualcosa, ormai i progetti sono quasi tutti in perdita. Amo fare musica e quindi continuo a prescindere da fattori economici, ma impegnarsi per 1/2 anni, interfacciarsi con tanti MC e poi andarci sotto di migliaia di euro non è più un opzione viabile. Soprattutto dopo la pandemia e il crollo delle serate dal vivo, con le quali fino a pochi anni fa si guadagnava qualcosina. Ci sta anche da dire che grazie alle varie piattaforme di distribuzione digitale e streaming online oggi esce moltissima musica in più rispetto a ieri, e questo insieme ad altri fattori come un cambio generazione e di gusti musicali fa in modo che un progetto quando esce rimane al centro dell’attenzione per pochissimo rispetto a prima.

Ascoltando l’ep con Montenero “Decadenza” ho avuto la sensazione che nelle sue rime ci sia una visione piuttosto pessimistica e a volte anche rassegnata della scena attuale, appunto in “decadenza”. Sei d’accordo?

Beh si, il tema era appunto quello. Sia io che Monte abbiamo vissuto anche altre epoche del rap italiano, siamo nati artisticamente in una era diversa e quindi è normale che abbiamo una visione diversa sulla scena rap odierna. Non è un cambio piccolo quello che è successo, non è solo un cambio di gusti musicali, ma chiaramente come è sempre successo ogni persona è figlio della propria epoca e della società nella quale vive. Il problema per noi rimane quello che spesso vediamo e sentiamo cose che sono opposte alla visione che abbiamo noi nel rap. Non vuol dire che uno ha ragione e l’altro torto, ma semplicemente che le cose sono diverse.

Nell’ep con Creep Giuliano invece ho avvertito più “autocelebrazione” se così possiamo dire, nel senso proprio dell’attitudine del rapper al microfono… Per realizzare le basi hai tenuto conto di questa caratteristica?

Penso che ogni MC nella storia del rap abbia un minimo di autocelebrazione nei propri testi. Il rap rimane anche un mezzo per sfogarsi. Per quanto riguarda in particolare questo EP penso che il tema piu ricorrente non sia l’autocelebrazione ma l’amore per la sua donna e per i suoi amici. Appunto il titolo ‘Casa Mia’. Per quanto riguarda le produzione avendo sentito diversi progetti di CG e conoscendolo sapevo che lui era un amante di un certo stile di produzioni. Soprattutto lo stile alla Roc Marciano, no break ecc. Avevo tante produzioni in questo stile che avevo difficoltà a piazzare o proporre ad altri MC, quindi lavorare con lui su questo Ep è stato molto soddisfacente anche perchè a livello di produzioni perché sono riuscito a fare una cosa a livello sonoro che con altri non avrei potuto fare. Sono molto soddisfatto delle produzioni in questo Ep.

Anni fa hai realizzato di quello che può essere considerato un “piccolo classico” del rap italiano: Piombo e fango. Parlaci di come è nato quel pezzo e se c’era già la consapevolezza che potesse diventare così importante…

Piombo & Fango è nato durante la produzione per la mia seconda compilation/album ‘Guerra Fra Poveri’ che usci per Vibrarecords nel 2006. Quell’album nacque con i beat scartati dalle produzioni che avevo proposto ai Colle der Fomento durante la produzione del loro album ‘Anima & Ghiaccio’. Originalmente il beat di P&F era un beat per Anima&Ghiaccio, ma Masito non ne era convinto mentre il Danno lo era. A quel punto proposi al Danno di spostare quel pezzo sul mio album e di farlo in collaborazione con Bean & Dj Double S. Il resto è storia.

Tra i rapper con cui hai collaborato in passato ce n’è uno che ricordi per importanza o perchè semplicemente ti sei trovato bene, e uno invece con cui non hai mai lavorato ma ti piacerebbe?

Sono più di 20 anni che faccio il produttore e ho lavorato con tantissimi MC. Il mio primo album vero e proprio l’ho prodotto con Amir per Vibrarecords, poi per un periodo ho lavorato tanto con Ghemon, poi con tutto il giro del rap romano, ma fondamentalmente sono sempre rimasto un produttore aperto senza legarmi con nessun artista in particolare. Ho collaborato spesso con i Colle e con il Danno creando diversi pezzi che sono rimasti. Negli ultimi anni pre-pandemia collaboravo a giravo con Il Turco con il quale ho un rapporto di amicizia e stima profonda e con il quale mi trovo molto bene a lavorare.
Ci sono ovviamente diversi artisti con cui non ho lavorato e con cui mi sarebbe piaciuto lavorare. Alcuni di questi hanno rifiutato collaborazioni con me, mentre con altri non c’è mai stata occasione.

Il tuo nome è sempre stato legato all’ambiente underground, del quale sei un degno rappresentante da tanti anni… Hai mai avuto un rimpianto per non aver fatto il “salto” nella scena mainstream?

Non è una scelta fare parte del mainstream o del underground. Il tipo di rap che produco io è sempre stato un settore di nicchia. Io faccio musica, faccio quello che amo e non sono mai sceso a compromessi sulla mia passione per accontentare questo o quello o per rimanere ‘rilevante’ negli occhi di un pubblico o di un industria musicale che per propria natura segue tendenze e mode momentanee. Ovviamente come ogni artista mi piacerebbe fare musica che piace a tanti, ma faccio musica per i miei gusti personali, e non sono disposto a svendere il mio talento per fare qualcosa che non mi piace. Oggi come ieri. Davanti a 10 come davanti a 100000.

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Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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