Dj Bront

Abbiamo parlato qualche giorno fa dell’uscita dell’album di Dj Bront, l’attuale detentore del titolo di campione italiano del DMC che ha voluto coinvolgere nel suo ultimo lavoro “Scratch Boundaries”, diversi colleghi che ha conosciuto nelle varie manifestazioni a cui ha partecipato.
Abbiamo voluto parlare più nel dettaglio con lui di questo progetto e più in generale della figura del Dj nella scena musicale italiana e  mondiale.

Dj Bront

Ciao Bront, non è consuetudine sentire parlare di un album composto esclusivamente da scratch, senza nessuna presenza di rapper, come mai questa scelta?

Ciao e grazie per lo spazio! Quando mi dedico a un progetto cerco sempre di fare qualcosa che sia il più unico possibile. Avevo già lavorato a un disco, “Musica Illecita”, in cui il Dj veniva messo in primo piano ma con l’appoggio di diversi rapper della scena come Lanz Khan, Sensei, Slava ecc. quindi mi sembrava il momento di riportare ulteriormente l’attenzione sul djing, ma con la collaborazione di diversi Dj “stellati”.

Il tuo album è interamente prodotto da TwentyTwo, tu hai mai pensato di dedicarti alle produzioni?

Mi è stato chiesto spesso di fare produzioni e per certi versi arricchirebbe e faciliterebbe anche alcuni aspetti, tuttavia si confonde spesso la figura del Dj/Producer, proprio perché molti producer diventano Dj per necessità o viceversa. Io voglio portare avanti il mio modo di fare il Dj, la mia figura, ovvero il Dj che ha talmente tante skill da potersi esprimere con lo scratch anche per intere strofe, come un rapper fa con le parole.. E a un rapper non gli si chiede mai se produce anche il beat ahaha… capisci cosa intendo? Al momento questa è la mia linea, poi magari in futuro intraprenderò la strada del producer, mai dire mai

Tra le varie competizioni a cui hai partecipato qual’è quella che ti ha dato più soddisfazione o che consideri la migliore a livello di esperienza professionale?

Ogni gara che ho fatto e vinto ha qualcosa di davvero speciale che la rende diversa dalle altre, quindi è davvero molto difficile fare una scelta. Il mio palmares si basa su 4 titoli negli ultimi 3 anni: IDA 2018, KCS 2019; DMC 2019 e 2020 (2021 devono ancora svolgersi). Credo che ogni gara abbia contribuito alla mia crescita personale ed essendo diverse categorie hanno contribuito a rendermi un Dj completo.

 

View this post on Instagram

 

A post shared by Bront (@djbront)

Credo che per un rapper sia molto più facile comunicare un messaggio con la proprio musica, per ovvie ragioni… voi dj in qualche modo sentite di comunicare qualcosa o siete concentrati solo sull’aspetto “tecnico”?

Credo che la musica abbia il potere forte di trasmettere emozioni anche senza l’uso delle parole, basti pensare alla musica classica, per fare un esempio estremo! Io voglio comunicare con la mia musica, lo faccio con lo scratch e, in base al beat o al mio mood, possono uscire brani con diverse intenzioni. Chiaramente creare questo tipo di musica richiede un bagaglio di skill importante e tanta pratica per essere sempre vario e musicale.

Il concept del tuo album è molto significativo, ovvero “rompere i confini” ed è proprio quello che hai fatto coinvolgendo colleghi da tutto il mondo. Parlaci di questa idea e del riscontro che sta avendo tra pubblico e addetti ai lavori…

L’idea è nata per dimostrare che noi Dj che abbiamo vinto gare negli ultimi anni non siamo solo “animali da competizione”, ma possiamo prenderci il nostro spazio anche a livello discografico… e possiamo farlo a modo nostro. Il riscontro finora è molto positivo, sia a livello di streaming e pre-order del disco, sia per quanto riguarda i feedback degli ascoltatori, perché ho notato interesse da parte di chi segue il mondo del turntablism ma anche da chi semplicemente sta apprezzando questo tipo di sound “nuovo” per il target di quest’epoca. Ho ricevuto dei complimenti anche da molti colleghi e pionieri del giradischi, questo mi ha fatto molto piacere, e soprattutto la presenza di TY1 nel disco mi ha confermato che il livello del progetto è alto!

Pensi che la figura del Dj abbia l’attenzione e la visibilità che si merita? In caso contrario, quali azioni pensi che debbano essere intraprese per migliorare questa situazione?

Credo che la figura del Dj in Italia debba essere valorizzata, soprattutto perché siamo una nazione che nutre di grande stima anche all’estero dove i turntablist hanno molta visibilità.
Ci sono diverse azioni che penso potrebbero aiutare, la prima è darsi da fare per dimostrare che noi Dj possiamo essere dei veri frontman, come succede in tutto il mondo… ed è ciò che sto cercando di fare con la mia musica.