Asker
Asker

Se parliamo di studio ed evoluzione delle lettere il writer Asker è sicuramente uno degli specialisti nel settore, negli anni ha raggiunto un livello altissimo e in questa chiacchierata ci ha raccontato anche della sua professione e di quanto il suo background da writer l’abbia “guidato” nel suo percorso, tuttora in evoluzione.

Asker e Weik (Crossover Jam – Cesano Boscone)

Ciao Asker, come ogni intervista che si rispetti iniziamo col parlare del tuo primo approccio ai graffiti… quando è stato e quale ricordo hai di quei tempi?

Ciao!
Il mio approccio/abbaglio fu nel ‘98 grazie ad una ragazza che, durante un contest di murales, dipinse a spray delle lettere.
Era l’unica, ovviamente, in mezzo a pennelli e rulli dei muralisti tradizionali.
Boom, il colpo di fulmine!
Non per la ragazza, bensì per i graffiti.
Dal quel giorno volli sapere tutto su tag, bombing, wildstyle e tutta la cultura che gli gravitava intorno.
Quello che ricordo bene è che ai tempi non era per nulla facile trovare informazioni e persone con cui confrontarsi, specie se si abitava in un paesino nel cremasco.

Parlaci delle crew di cui hai fatto e fai parte, in primis la “leggendaria” TDK crew di Milano…

Ho avuto parecchie crew: SK e TAF furono le prime formate da amici del mio paese.
Poi le persone smisero di dipingere e iniziai un periodo da “lupo solitario” dove, partecipando a molte jam, conobbi parecchi writers tra i quali Style 1 che mi chiese di entrare in ACV nel 2004.
L’anno seguente organizzai la mia prima jam/murata a Trescore, un paesino nelle campagne cremasche, alla quale parteciparono writers da tutta Italia… incredibile!
Conobbi Weik e Mind2, poi Banc+ e la Senso, con i quali si instauró una sintonia umana e artistica che diede vita all’INTERPLAY.
Infine nel 2007 conobbi Raptuz nel viaggio a Los Angeles “LA Goldrush” e dopo qualche anno mi chiese di entrare in TDK.
La TDK!
Quella TDK che, se hai la mia età, conosci da quando eri “pischello“, quella che ha fatto la storia del Writing a Milano e in Italia.
La cosa strana fu che noi, come Interplay, eravamo considerati “la nuova scuola”, quelli che fanno i “graffiti in 3D”… che alcuni della vecchia scuola nemmeno consideravano graffiti.
Ecco perchè far parte di una crew storica di tale livello è un onore e un piacere.
In più, con tutti i ragazzi c’è un bellissimo rapporto e ora che ne fan parte anche i soci Weik, Style 1 e Senso è una grande famiglia!

Asker (Senza Limiti jam)

Nonostante tu sia molto bravo a disegnare, nei graffiti hai scelto di concentrare maggiormente la tua produzione sull’evoluzione delle lettere… è corretto? Perchè questa scelta?

Corretto, ho puntato tutto sulle lettere!
Perchè è dove ho sviluppato il mio stile, le lettere mi rappresentano, le ho studiate molto e il piacere più grande è quando la gente mi riconosce da come le disegno senza nemmeno leggerle.
Mi sono accorto che nei figurativi che facevo non c’era anima, non avevo uno stile mio… mettevo insieme cose, magari uscivano anche bene, ma non li sentivo miei.
Per me lo stile in un writer è tutto, anzi, un writer si puó definire tale solo nel momento che definisce un suo stile personale.
Io ho concentrato i miei sforzi nello studio del lettering tridimensionale perchè mi intrigava e mi dava modo di creare forme inesistenti (ma non astratte) di “progettare” nuovi utilizzi della lettera, di incastrarle e di creare illusioni ottiche.

Asker e Weik (Meeting of Styles)

Parlaci del tuo lavoro e di come sei arrivato a scegliere questa attività come tua professione… il tuo background di writer ti ha aiutato?

Posso dire che è stato proprio il mio background di Writer ad avermi portato a conoscere e fare quello che faccio oggi come professione!
Il primo studio mi contattò dopo aver visto i miei pezzi sul web, il socio e direttore creativo dello studio (Rosario Chiarella, che saluto!) fu attratto della mia sensibilità al 3D e ci vide delle potenzialità nel campo grafico e video.
Da loro appresi tutto quello che potevo sulla grafica, il video e la motiongraphic per gli eventi.
Decisi che quello era il campo in cui avrei voluto lavorare, diventai freelance e iniziai a collaborare con studi in tutto il mondo avvicinandomi a diverse tecniche come il videomapping, gli ologrammi, gli schermi d’acqua, le proiezioni, il VR ecc…
Fino ad aprire 3 anni fa con la mia socia Giuliana Pajola il mio studio: WOA Creative Company.

Lo spettacolare ologramma di un drago che emerge dalle acque. Progetto di Asker proiettato nel cortile del castello di Brescia

A luglio mi hanno chiesto di tenere un talk ad un’importante fiera internazionale (Campus Party) sul rapporto tra graffiti e videomapping.
È stata la prima volta in cui mi sono messo a tavolino con me stesso a pensare a tutti i punti in comune tra le due discipline e mi sono sorpreso di come il passaggio da uno all’altro fu talmente naturale che nemmeno me ne resi conto.
Potrei parlarne per ore, ma forse è meglio che ti lascio il link al talk:

Curiosando sulla tua pagina Facebook ho scoperto il “digital live painting”, parlaci di queste spettacolari perfomance…

Oddio, allora dovrei tenerlo più aggiornato facebook, pensavo fosse morto!
Il digital live painting è una performance grazie alla quale ho unito la mia vocazione da Writer e quella di digital artist.
Praticamente disegno su una tavoletta grafica o un iPad e in real time l’opera viene proiettata sulla facciata di un’architettura.
A quel punto, se l’architettura è interessante decido di giocarci ed usarla per integrarla nelle forme dell’artwork (come succede per i videomapping) e in più (nelle ultime performance che abbiamo fatto) posso animare il disegno mentre lo costruisco o alla fine di esso.
È uno dei primi punti d’incontro dove ho portato le mie skills nel disegno tradizionale a mano libera, nel mondo del digitale e delle proiezioni mappate.
Immaginate di poter dipingere opere enormi su palazzi e architetture pazzesche… per un Writer è un sogno! 😀

A proposito di digitale, quanto ti sei fatto coinvolgere dalle nuove tecnologie e quanto invece sei attaccato ai cari “vecchi” spray?

Diciamo che ringrazio i primi tempi e la prima “fotta” per i graffiti durante la quale ho imparato ad utilizzare e a maneggiare gli spray con dedizione e allenamento, perché ora avrei molto meno tempo da potergli dedicare.
Quando hai una gran padronanza della tecnica ti puoi godere tutto il resto, puoi fare quello che hai in mente più facilmente e velocemente senza limiti divertendoti e concentrandoti sul concetto e sulla forma.
Le nuove tecnologie sono la mia professione, mi piacciono e devo tenermi sempre aggiornato per poterle maneggiare al meglio se voglio creare nuovi prodotti ed opere.
Sono due cose agli antipodi che portano al medesimo fine creativo.
Gli spray sono sporchi, materici, rumorosi e fare un pezzo è fisicamente faticoso tra trabattelli, scale e borsoni di spray.
Però, un po’ come succedeva per la fotografia in pellicola, ti obbligano ad avere ben chiaro dove vuoi arrivare, ad avere in mente il risultato finale per evitare faticosi e lunghi tentativi.
Mentre il digitale ti permette più facilmente di sperimentare e trovare soluzioni anche a tentoni…
Diciamo che aver iniziato a dipingere a spray mi ha formato mentalmente a pensare e a progettare prima di agire, il che mi fa ottimizzare e rispettare i tempi anche nel mio lavoro digitale.

Al momento in quali occasioni ti capita più spesso di disegnare e quali sono quelle in cui ti diverti di più? (murate con gli amici, convention, eventi…)

Ad un certo punto, quando ho deciso di abbandonare i figurativi per continuare a fare lettering, implicitamente ho scelto di mantenere il Writing come passione perché la mia professione sarebbe stata un’altra.
Questa scelta ha implicato il dover rinunciare a tutte quelle commissioni o lavori che non mi lasciassero libero di fare quello che più mi piaceva… ossia il 90%.
Dall’altra parte il mio lavoro ha cominciato a impegnarmi sempre più tempo, il risultato è che ora le occasioni in cui mi capita di dipingere sono le jam alle quali mi invitano… che poi, si sa, ci si conosce un po’ tutti, quindi non sono diverse da murate con amici.
Va da se che, essendo frutto di una mia scelta a monte, sono momenti fantastici nei quali ho occasione di ridere, bere e scherzare per ore con amici di Crew e rivedere amici di lunga data sparsi in tutta Italia.
Dico sempre che questo è uno dei regali più fighi di anni di Writing!

Asker e Cheone

Nell’epoca di Instagram ecc… come vedi la diffusione della cultura dei Graffiti? Quale consiglio daresti a un giovane che si vuole avvicinare al movimento adesso?

L’avvento del web e dei social ha gli stessi pro e contro nel Writing come in tutti gli altri campi creativi: è democratico… pure troppo!
Il pro è che in un attimo hai l’accesso a tutta la storia e a tutte le suggestioni a livello mondiale, puoi diffondere i tuoi pezzi, chiedere informazioni, consigli e crearti una community.
Questo accorcia drasticamente i tempi di apprendimento e di crescita tecnica.
Il rovescio della medaglia è che tutto è sullo stesso piano, tutto piatto, non esiste un filtro da parte di qualcuno competente in materia.
Se ai tempi io non avessi avuto qualcuno più competente di me che selezionava i pezzi da pubblicare nelle fanzine, e mi avessero buttato nel marasma del web, non avrei saputo scindere un pezzo stiloso da un toy, o un pezzo tecnicamente fatto bene da uno scarso.
Quella sensibilità e gusto lo si apprende col tempo e la dedizione.
Quindi, quello che succede ora, è che i ragazzi seguono quello che piace ai loro idoli (e non è detto che nemmeno facciano graffiti) oppure si affidano al numero di like e di conseguenza cercano di imitare quello “che funziona”, senza mettersi davanti a un foglio ore a studiarsi uno stile proprio… a costo di sbagliare.
Il risultato è che oggi ci sono una miriade di ragazzi bravissimi tecnicamente, che per la maggior parte fanno figurativi iper-realistici tutti uguali perché la parte difficile è inventarsi uno stile unico e personale.
Non credo sia solo dovuto alla possibilità di avere tutto dal web, ma credo sia anche una questione di tempi che sono cambiati: ora non è più concepibile metterci anni per arrivare ad uno stile personale, la società impone di avere tutto e subito… e domani un’altra cosa.
Lo vedo nel mio lavoro e purtroppo cado nell’errore sopra descritto anch’io.
Quindi, alla fine, come posso dare un consiglio?! …rischierei di essere solo anacronistico.

Cosa pensi del fenomeno della street art e del suo “ingresso” nelle gallerie, delle quotazioni milionarie delle opere, (vedi effetto Banksy), insomma ti senti legato a questo mondo o preferisci prenderne le distanze?

Non mi sento legato alla street art, è un’altra cosa rispetto ai graffiti, ma per questo non ne prendo le distanze ne la critico.
Come in tutte queste cose la critica andrebbe mossa contro il business che se ne è creato e di conseguenza contro tutti quelli che ci mangiano sopra senza saperne nulla… ed è un attimo che diventa la gara a chi si vende meglio, indipendentemente dalle opere stesse.
Detto ciò io non ho nulla contro la sua commercializzazione, se meritata, come nel caso di Bansky o Blu che reputo un grandissimo artista.
È sempre il concetto del hai iniziato a fare street art e poi ci hai guadagnato oppure hai iniziato a fare street art per guadagnarci?“.
Nel primo caso benvenga, l’intento era nobile ed è stato ripagato per merito.
Nel secondo caso… beh torniamo al “faccio quello che funziona“.
La sua diffusione è sicuramente legata alla sua immediatezza che la rende comprensibile a tutti, mentre i graffiti sono autorefenziali (il che è un peccato, ma è così).

Asker e Weik (Genova)