Dietro Radical Shit non c’è soltanto un disco, ma un rapporto artistico che dura da quasi vent’anni. Marco Pessimo e CabecaoProd. hanno attraversato epoche, città e cambiamenti senza mai interrompere il loro percorso comune.
Oggi uno vive a Milano e l’altro a Bali, ma la distanza sembra non avere alcun peso su una collaborazione che continua a evolversi in maniera naturale.
In questa intervista Marco racconta il lavoro dietro il nuovo album, il metodo creativo sviluppato negli anni, le contaminazioni tra due mondi apparentemente lontani e il futuro di una delle collaborazioni più solide dell’underground italiano.

Radical Shit nasce tra Milano e Bali. Come si sviluppa un disco quando producer e rapper vivono a migliaia di chilometri di distanza?
Mah, ci sentiamo quasi tutti i giorni da sempre. Quando posso mi allungo da quelle parti e quando può viene lui di qua. Per esempio, ora ci vedremo ad ottobre per un giro del Vietnam durante il quale struttureremo il prossimo progetto musicale, anzi diciamo definiremo, perché è già stato strutturato. Abbiamo una prod chain affinata negli anni che risulta molto efficace, quindi non sentiamo proprio la distanza.
Tu e Cabecao collaborate da molti anni. In che modo il vostro rapporto artistico è cambiato nel tempo?
Collaboriamo da vent’anni anni circa, da prima della fondazione di Mad Soul Legacy. Il rapporto artistico è solo che migliorato. Essendo molto rodato ci conosciamo a memoria e sappiamo benissimo chi vuole cosa e come lo vuole. Il risultato è rapidità ed efficienza.
Lavorare a distanza vi ha costretto a cambiare metodo o il processo creativo è rimasto lo stesso?
Ovvio che sì, il metodo è cambiato perché non riusciamo più a stare in studio insieme quando siamo distanti. Io ho un home studio ben armato, faccio tutto a casa e poi mando a lui tutti i file come lui me li chiede. Dopo due giorni, mi arriva il master. Ripeto che comunque ci sentiamo quasi tutti i giorni, quindi è tutto super naturale.
Quanto dell’atmosfera di Bali e quanto della realtà milanese sono finite dentro questo disco?
Ehehe, questo è uno dei punti forti del nostro prodotto. Il disco è molto dark urban, a tratti quasi “Gotham”, ma c’è sempre qualcosa che riporta ad una spiaggia con le palme o ad un tempio balinese. Può essere un sample, una citazione, una top line o una vera e propria descrizione. Anche questo avviene automaticamente per contaminazione. Molte volte si scrive a Milano e molte volte si scrive a Bali. Consiglio a chi lo ascolta di cercare questo match.
Il progetto ha una forte identità East Coast ma mantiene una personalità molto contemporanea. Come avete lavorato per trovare questo equilibrio?
Anche questo equilibrio si è creato da solo. Le liriche sono molto contemporanee, dirette e senza filtri. Le strumentali hanno una matrice East, è vero, ma sono personalizzate nella scelta delle batterie e dei sample, entrambi parecchio contemporanei. Quindi c’è un’influenza percettibile, ma la realtà è che ne è uscito un prodotto originale di pasta propria.
Quale aspetto di CabecaoProd. ritieni ancora oggi sottovalutato all’interno della scena?
Allora, indubbiamente l’aspetto di fonico e direttore artistico viene un po’ messo in sordina dall’abilità di produzione. Ma sono sicuro che arriverà tutto, è solo questione di tempo. Intanto pensiamo a fare tanto e bene.
Dopo un album costruito in queste condizioni, vi piacerebbe sviluppare altri progetti insieme in futuro?
Certo, come già detto in precedenza c’è già una struttura definita per il prossimo progetto. Sarà potentissimo, verrà improntato in Vietnam ad ottobre e poi finalizzato in maniera classica: “Milano – Bali”.

