Soundtrack: Pokoflow

La musica urban è ovunque, le classifiche danno ragione ai rapper e nelle vendite primeggiano i trapper. Per questi motivi, in molti considerano gli ultimi anni come la vera golden age del genere. Sembra tutto perfetto eppure c’è chi, in questo, si sente fuori posto.

«Mi chiedono se è questo il rap che amavo / Col cazzo / Questa scena in bocca lascia amaro»

Attraverso delle Instagram Stories, Bassi Maestro ha annunciato che il prossimo progetto, sul quale è già al lavoro, non riguarderà la musica rap. Il cambio di rotta è stato motivato con la mancanza di stimoli da parte di un genere ormai schiavo del mercato e delle sue logiche. Ciò nonostante, Busdeez precisa che non abbandona il rap, il suo è un arrivederci, forse, a tempi migliori.

Che l’attuale scena rap gli stia stretta è palese. Emblematico, in tal senso, è il brano “Pokoflow”, dello scorso anno, nel cui video Cock Dini si circonda di cartoni animati e descrive in rima la distanza e il disprezzo verso i suoi colleghi, cosa avvenuta anche in un’intervista a Hip Hop TV con Max Brigante. È facile pensare, dopo le sue ultime esternazioni, che questo sentimento negativo sia dettato dalle scarse vendite, soprattutto perché è lui stesso a fare riferimento alle regole del commercio. Tuttavia, sarebbe un discorso fuori luogo in quanto il suo ultimo album solista, dal titolo “Mia maestà”, è riuscito a conquistare la posizione numero 11 della classifica FIMI in due settimane, cosa non da poco per un album indipendente dalle major. Si potrebbe parlare di ricambio generazionale, ma sarebbe più corretto distinguere un suono da un altro proprio oggi che il mercato dà spazio a un’offerta musicale eterogenea.

 

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Un post condiviso da Donato Cerone (@donato_primo) in data:

«Cerchi mercati nuovi / Spiacenti non vendiamo / Non veniamo capìti / Siamo cerchi nel grano»

Sebbene il rap sia in ottima salute riguardo stream e acquisti, è triste pensare che una colonna del genere accantoni, seppure temporaneamente, la sua voglia di fare rap o, addirittura, che produca due album per poi tenerli chiusi nel cassetto (vedi alla voce Tormento, ahimè). Questa situazione mi fa riflettere sullo stato qualitativo piuttosto che su quello quantitativo. Se da un lato abbiamo il dilagare di canzoni vuote che lasciano il tempo che trovano, dall’altro abbiamo una “musica che non si tocca” che ha bisogno di essere valorizzata anche da chi comunica e produce contenuti in merito. Non dev’essere il mercato a dissuadere gli artisti, spetta agli ascoltatori e agli addetti ai lavori stimolarli e incitarli.

«Canzoni magiche splendono dalla finestra / Suoni caldi, perché questa è la tua richiesta»