Se bazzicate l’ambiente dei graffiti quasi sicuramente vi siete imbattuti nella pagina Facebook “Walls of Milano”, pagina che vanta ormai più di 24000 likes e contiene un sacco di foto inerenti al mondo dei graffiti e della street art.

Spinto dalla curiosità ho contattato l’artefice di tutto ciò, Giovanni Candida, che da ben 12 anni segue i writers e li ritrae mentre esercitano la loro passione. Inoltre in questo periodo potete ammirare le foto di Walls of Milano in una mostra che espone dal 12 luglio al 9 agosto presso Casa Museo Spazio Tadini via Niccolò Jommelli, 24 a Milano.

Ma andiamo per gradi, ciao Giovanni parlaci di questa tua attività di “fotografo dei writers”, quando e come è nata? Tu fai il fotografo per professione o per passione?

Ciao, no io faccio un lavoro completamente diverso, la fotografia è una passione e l’interesse per la street art è nato in modo del tutto casuale 12 anni fa, nel 2006 quando Milano si presentava ancora come un vero e proprio museo a cielo aperto in quanto non c’era ancora stato il periodo di “repressione” avvenuto in seguito. Diciamo che i writers agivano un po’ più “indisturbati” rispetto ad adesso, ed io attirato da questi colori ho iniziato a fotografarli. Poi sempre più incuriosito ho iniziato a partecipare anche agli eventi e conoscere i writers e questa è diventata la passione della mia vita.

Ed è quindi nata la pagina “Walls of Milano”…

Esatto, questa pagina è nata per dare un senso a tutto questo tipo di lavoro, ma a differenza di tante altre pagine presenti su Facebook dedicate ai graffiti che sono prettamente contenitori dove ognuno ci butta dentro un po’ di tutto, ho voluto concentrare in questa pagina solo i graffiti di Milano.
Ed ora con i suoi 24000 likes Walls of Milano è diventata un po’ la pagina di riferimento per la street art Milanese. Anche perché oltre ai muri in sé, pubblico spesso foto che scatto agli eventi.

E agli artisti…

Si, anche se devo dire che all’inizio che ero un po’ più “solo” anch’io fotografavo solo i muri. Poi entrando nell’ambiente, li ho conosciuti sono diventati amici e ho iniziato a immortalare anche loro. Anche writers che solitamente non ci tengono ad essere fotografati! (ride)
Tutto questo fa parte della cultura del writing e della street art, molti artisti non vogliono essere fotografati perché vogliono che l’attenzione sia sull’opera e non sulla persona. Ma io ormai ho raggiunto un certo tipo di confidenza e un altro tipo di rapporto con loro.

Parlaci della mostra allo Spazio Tadini

Questa mostra la considero come un “abbozzo” di un discorso più articolato che sto portando avanti da diversi anni cioè un libro. Il mio progetto è di fare un libro che racconti delle storie, e non che sia una mera raccolta fotografica. Per questo motivo, dopo aver esposto in diverse mostre (anche all’estero) mi sono preso un paio d’anni di tempo per pensare bene a come impostare questo progetto. Ed ora penso sia arrivato il momento, infatti anche la mostra allo Spazio Tadini racconta delle storie, in particolare la mia storia. Ovviamente attraverso le mie foto.
Ad esempio trovi la storia di un muro in particolare, situato a Porta Garibaldi… Poi c’è un capitolo a parte che ho chiamato “artigiani della pittura su muro” che racconta le varie fasi della progettazione di un graffito, o ancora la storia di writers che agiscono in luoghi abbandonati…

Come ad esempio il famoso “Castello di Zak”, al quale hai anche dedicato una giornata della tua mostra, giusto?

(n.d.r. leggi qua il nostro articolo sul “Castello di Zak”)
Conosco Zak dal 2014, penso di essere stato tra i primi fotografi ad essere entrato lì. Allora il castello non era ancora pieno di graffiti come adesso, era più che altro la parte esterna ad essere stata dipinta.
E’ diventato mio amico e gli ho fatto conoscere anche i membri del mio gruppo fotografico “Photomilano” che subito si sono innamorati di lui e della magia trasmessa dal posto in cui viveva. Un altro “giro” doveva essere organizzato proprio in questo periodo ma purtroppo tutto il complesso sta per essere reso inaccessibile.
Proprio per questo abbiamo pensato alla giornata di cui parli che è stata appunto mercoledì scorso (25 luglio) e durante la serata abbiamo trasmesso le foto che negli anni abbiamo scattato al Castello, Zak ha parlato della sua storia ed  è stata un occasione anche per raccogliere dei fondi a suo favore.

E tu hai mai provato a cimentarti nei graffiti??

Ahahahah no no mai, lo lascio fare a chi lo sa fare!
E’ lo stesso motivo per cui non amo fare i video, semplicemente perché non li so fare. Che poi se parliamo di fotografie c’è da dire che dietro ai miei scatti non c’è una tecnica particolare, se vai allo Spazio Tadini adesso insieme alla mia mostra ce ne sono altre, una in particolare quella di Luigi Alloni  si può definire di assoluta perfezione tecnica. Io invece non ho una grande tecnica, ma le mie fotografie come dicevamo prima raccontano delle storie, sono dei reportage o storytelling che dir si voglia. E quindi preferisco concentrarmi su questo.

Concludo ringraziando Giovanni per la sua disponibilità e vi lascio alle sue foto presenti in questa pagina.
Per approfondire il discorso invece collegatevi alla sua pagina Walls Of Milano