Non dovuta premessa: Sono terrone. O meglio, come moltissimi ragazzi cresciuti nel nord Italia discendo da una famiglia meridionale. Papà Romano con influssi Pugliesi e 100% Mamma Napoletana. Non avrei dovuto neanche scriverlo, ma prima che qualche illuminato mi accusi di essere un secessionista Padano (Anche se Carluccio non è proprio Viganò) mi volevo risparmiare lo sbatti di rispondere sotto qualche commento.

Detto questo, posso finalmente lasciarmi andare ad un sospiro liberatorio. Una di quelle cose che hai sempre voluto dire ma dalla quale ti sei sempre trattenuto per non trovarti affogato in un pozzo di discussioni senza fine: “Ma quanto cazzo sono permalosi i terroni?”.

Ne abbiamo avuto dimostrazione più volte anche noi di Hano. Qualche settimana fa ad esempio, avevo scritto un articolo sull’importanza di ascoltare i grandi classici del rap americano. Nello svolgimento mi sono permesso di scrivere una battuta: “anche Roma è bella se ci togli i Romani”, battuta che, per inciso, ho imparato da mio padre “romanodeRoma”. Volete sapere il commento con più like sotto quell’articolo? “C’era bisogno di fare la battuta sui romani?”. Zio cane, robe dell’altro mondo.

Con queste premesse non sono rimasto troppo sorpreso nel vedere una fiumana di mentecatti affollarsi sotto il video dell’ultimo singolo del Pagante (Il terrone va di moda), colmi di immotivato e incomprensibile sdegno.

“Ma si sciaquassero la bocca sti psicopatici dementi…vogliono parlare ma non sanno la storia…quando i piemontesi arrivarono a Caserta trovarono “1 strano oggetto a forma di kitarra di non ben definito uso…”era il bidet…la prima metropolitana é stata costruira a napoli…la prima università era della campania…ma andassero a studiare la storia sti deficienti…”

Il sobrio commento Facebook di una mancata insegnante di Italiano

“Fate P E N A ….!!! Mi domando come, nel 2018 esistano ancora persone così TROGLODITE COME VOI!! Ma la cosa peggiore è aver fatto una canzone gel genere…! Siete POVERI, POVERI DENTRO!!!

Non avevate altre valide idee perché siete persone VUOTE e allora perché no, buttiamoci sui soliti STUPIDI PREGIUDIZI…..Mi sa che siete rimasti nel MEDIOEVO!!!”

La testimonianza di L—- M— e della sua tastiera rotta

“Vabbè quando uno non sa la storia se ne esce con ste canzoni, bella ma offensiva”

Lo spirito revisionista  di G——– D——–, probabilmente in collegamento dal Trentino

Raga, ce la fate? E’ il Pagante, fa satira da 10 anni ormai ed il fatto che commentiate il testo di una canzone per l’estate con lo stesso piglio di un trattato Internazionale non so se mi fa più ridere o spavento. Alcune delle battute sui “terroni” le trovate un po’ banali? Ok, è una critica in parte condivisibile, ma quando mi tirate fuori che siete la culla della civiltà e che avete inventato tutto voi, dalla pizza ai raggi laser interstellari, mi viene voglia di dipingermi di verde e di andare a ballare lo yodel a Pontida.

La cosa che mi lascia più basito è che non riusciate a cogliere che tramite “quell’ammasso di stereotipi” in cui fate finta di non riconoscervi, ci sia un omaggio all’essere Terroni e una neppure tanto velata ammissione di inferiorità da parte del “nordico” di turno nei confronti dell’irresistibile fascino del Sud Italia.

Ne abbiamo parlato con Eddy Veerus, volto e voce del trio de “Il Pagante”: “Guarda, quando ho scritto questo pezzo sapevo a cosa andavo incontro. Elogiavo il Sud ma usavo la parola terrone, sapevo che qualcuno si sarebbe risentito”. E chi ti ha accusato sui Social di razzismo nei confronti dei meridionali? “Io ho la mamma romana tra l’altro, ma a prescindere da questo di tutto sto nord contro sud non me ne frega un cazzo. Abbiamo fatto il pezzo e l’abbiamo cacciato fuori. Ognuno è libero di vederci quello che crede. Abbiamo fatto ironia sulle serate milanesi e su noi stessi per anni, era il turno di qualcun altro…”

La verità è che la satira riusciamo ad accettarla solo quando è “uno di noi” a farla. Per lo stesso motivo quando Alessandro Siani, per citarne uno, fa le stesse battute sull’essere meridionale al Nord, vi guardate compiaciuti l’un l’altro e invece di gridare “che ammasso di stereotipi” annuite a colpi di “Maronn quant’è vero”.

Raga, come dobbiamo farvelo capire? VI AMIAMO. Il nostro più grande sogno è essere come voi, piantatela di gridare al razzismo.

OFF TOPIC: La camminata della Branchini con sguardo a favore di camera (secondo 60) vale più di CR7 (e quasi quanto Lautaro).

Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo.