Dj Fede inizia nel 1989 come dj, è uno di quei nomi che – se sei suo coetaneo e sei appassionato di Hip Hop – hai sempre sentito perché quando tu scoprivi qualcosa lui c’era, quando c’era una jam lui c’era… se andavi a Torino per qualche motivo – legato all’hip hop o alla musica in genere – lui c’era.

È da poco uscito il suo Best Of che raccoglie quasi 30 anni di carriera, 23 brani di cui 5 inediti. Dalla Tracklist si capisce che è uno che non si fa problemi, se sei valido ti chiama sul suo disco sia che tu sia una colonna portante dell’Hip-Hop italiano sia che tu sia un giovane promettente semi-sconosciuto.

Proprio da questa riflessione nasce la mia prima domanda, diciamo che come scopritore di talenti sei stato sempre un passo avanti senza magari mai approfittarne Ghali, Shade, Lazza… sono tutti passati sui tuoi dischi prima del successo, porti fortuna?

Dj Fede: Spero di sì, ma soprattutto quando sento un MC capisco subito la sua potenzialità: è successo con Fred De Palma, o quando ho prodotto insieme a Rula il primo disco dei OneMic. Sicuramente l’abitudine a sentire il rap, l’aver lavorato in radio, anche come programmatore musicale, ed l’essere stato label manager per varie etichette – su tutte La Suite Records – mi ha permesso di affinare la mia sensibilità musicale, ma sicuramente c’è anche un po’ di dote naturale in tutto questo.

Faccio due nomi presenti nel disco, dimmi qualcosa di uno e qualcosa dell’altro: Tommy Kuti e Romanderground…

Dj Fede: Per entrambi è stato un colpo di fulmine. Tommy mi è piaciuto subito: al primo ascolto mi sono detto “questo è forte” ed è nelle mie corde, quindi l’ho contattato, lui mi conosceva e la collaborazione è nata così, in maniera spontanea; sono convinto che si parlerà molto di lui nei prossimi anni, potrebbe ottenere degli ottimi risultati anche a livello mainstream. Per quanto riguarda i Romanderground è stata la stessa cosa: sono stati una bella scoperta, sono affamato del loro tipo di rap, quello classico e diretto, hanno l’attitudine giusta per diventare un gruppo di riferimento nel segmento più “underground” del rap Italiano.

Underground Shit, un altro “best of” uscito però solo in vinile, è andato a ruba… lo ristamperete?

Dj Fede: L’idea nasce dalla Overdrive Rercords, che in passato mi aveva già prodotto un album funk, un 12″ e tre 45 giri. Underground Shit è andato benissimo, praticamente tutte le copie sono state vendute in pre-order, non ha fatto in tempo nemmeno ad arrivare nei negozi di dischi, e questo mi rende molto orgoglioso. L’idea dell’etichetta è quella di ristamparlo, ma solo su cd, quindi su un formato diverso. Il vinile non lo ristamperemo, per far sì che chi ha comprato la copia ai tempi dell’uscita possa avere un oggetto che può diventare da collezione. Sulle varie piattaforme so che ora gira sui 50 euro, più del doppio del prezzo originale. Entro fine anno dovrebbe arrivare la versione in cd, intanto sto preparando, sempre con i ragazzi di Overdrive, una compilation funk, sulla falsa riga delle mie vecchie collane “Deep Funk Theroy” e “Cosmic jazz”.

Il suono è ormai inconfondibile, credo che riconoscerei un tuo beat tra mille (indipendentemente dal watermark “Original Flavor“), lo stile è più o meno quello di sempre ma adesso lo trovo molto più pulito e ricercato anche se usi un campione di un grande classico, come sei arrivato al suono di oggi?

Dj Fede: Questo mi fa piacere: avere un suono di riferimento, che mi identifica, è molto importante. Tanti produttori seguono le onde del mood del momento o del mercato, scelta assolutamente comprensibile, mentre io ho sempre preferito rimanere vicino al suono che mi ha fatto innamorare di questa musica. Nel corso degli anni ho affinato qualche tecnica, ma cerco di essere come i CCCP, “fedele alla linea”. Non ho intenzione di cambiare, poi chi ascolta la mia musica e compra i miei dischi si aspetta una linea musicale precisa, cambiare non avrebbe nessun senso. Per concludere, posso dire che produrre un beat hip hop è ridare vita, in una nuova forma, a un pezzo funk o soul che mi è piaciuto, questo è lo spirito.

Inutile negarlo, ci sentiamo spesso a prescindere dal lavoro, e so che ultimamente Ibiza da meta di un weekend l’anno per un paio di serate è diventata tappa fissa per tutta l’estate. Immagino che in quella situazione il sound debba essere più internazionale, ci racconti cosa ascolta chi viene a un tuo set a Ibiza e soprattutto dove andare per sentirti?

Dj Fede: Sono arrivato ad Ibiza nel 2014, con molte speranze ma nessuna certezza. Le cose sono andate molto bene, decisamente oltre le mie aspettative. Sono partito con il piede giusto: suonare il venerdì sera al Privilege, il locale più grande del mondo, è un buon inizio, anche perché è un locale che ha una storia importantissima nell’ambito dei club. La serata Rich Bitch è decollata, da lì in poi tutti i venerdì e cresciuta, fino ad arrivare a far 6000 persone. Per questo devo ringraziare Ale Zuber, dj e promoter di Rich Bitch. Ora vado a Ibiza circa una settimana al mese e suono praticamente tutte le sere: oltre al Privilege suono in vari locali più piccoli e poi ci sono i Boat party. Poi quest’anno, per quanto mi riguarda, c’è stata una semi consacrazione, perché sto suonando anche a Gangstar, la serata organizzata dalla moglie e manager di David Guetta, Cathy Guetta. Il party ha avuto da subito un grande riscontro e si svolge all’Hi, ex Space. Circa 4000 persone partecipano a questo evento: suonare in questo contesto è veramente una grande soddisfazione. Per quanto riguarda il mio set è molto simile a quello che propongo in Italia: sostanzialmente tolgo il rap/trap italiano. Il set lo definirei urban, un misto di hip hop, reggaeton, afro e dancehall. Per concludere voglio dire che ora sono nati moltissimi altri party “urban”: tutti i locali importanti hanno almeno una serata di questo genere. Credo sia una cosa importante che nell’isola del divertimento ci sia uno spazio adeguato per la musica black… era assurdo che non fosse così.

Suonare musica Black davanti a 3000 persone ti era mai capitato in Italia o, appunto, devi ringraziare Cathy Guetta?

Dj Fede: In Italia di solito i club più grossi dove suono contengono 1000/1500 persone al massimo. Sicuramente il party di Cathy Guetta è fighissimo e super organizzato, l’Hi è una discoteca modernissima dove nulla è lasciato al caso, vengono guardati con attenzione anche i minimi dettagli, viene fornito un super servizio ai clienti. Ma la serata Rich Bitch, come dicevo, ha toccato dei picchi vicini alle 6000 persone. Io sinceramente amo suonare in locali leggermente più piccoli. La mia sala preferita a Ibiza è il Vista Club, la seconda sala del Privilege: contiene 1200 persone e il dj ha un contatto migliore con il pubblico, la consolle è vicinissima alla gente… questa è una cosa che mi piace molto.

Prossimo step serate in U.S.A.? 😊

Dj Fede: Ho già suonato un paio di volte a NY, nel 2008 e nel 2009, proponendo dei set funk: le serate erano arrivate sull’onda del riscontro positivo, a livello internazionale, del mio brano “Torino Violenta” e delle compilation della serie “Deep Funk Theory”. Ora vorrei tornare: Tony Touch, con cui collaboro da almeno 15 anni, mi ha invitato al suo “Toca Tuesdays” e prima o poi riuscirò ad andarci, dovrei cercare di agganciare almeno un paio di serate perché valga la pena fare la trasferta. Nel frattempo ho suonato a Londra, Amsterdan e Parigi, dove ho proposto il mio set Funk & Dub.

Torniamo con i piedi per terra e torniamo in Italia. È appena uscito il 45 giri del pezzo con Esa

“Resta ciò che sei”, con le prime 100 copie colorate. Per un collezionista come te cosa significa far uscire nel 2018 (lasciando da parte la moda del momento) un vinile e soprattutto un 45 giri? (Fede oltre ad essere un collezionista di vinile è ancora più collezionista di 45 giri)

Dj Fede: Sono un collezionista di dischi e amo particolarmente il formato 7″, nessun mio disco esiste solo in digitale, tutto è stato stampato o in cd o in vinile perché amo avere il supporto in mano, non posso rinunciare a questo. Quando riesco a fare un 45 giri sono sempre molto contento e ora, grazie alla mania del collezionismo e delle edizioni limitate, c’è più possibilità di stampare. Dal 2003 in poi è stato un disastro per il vinile, discograficamente parlando, ora le cose si stanno riequilibrando. Sono orgogliosissimo di questo 45 giri: intanto in entrambi i pezzi c’è Esa, che è un rapper che amo molto, ma soprattutto ci sono le mie due anime in questo progetto, sul lato A “Resta ciò che sei”, tratto dal mio “Best Of” hip hop, il cd appena uscito, e sul Lato B “The Doo Bop Song”, tratto dal mio album Funk, “Rude Boy Rocker”.

Viviamo un periodo – musicalmente – in cui i contenuti sono molto di basso livello (inutile fare nomi ma molti dei pezzi trap che girano di più non lanciano chissà quali messaggi), cosa ne pensa DJ Fede di questo appiattimento?

Dj Fede: A livello culturale siamo ai minimi termini, lo definirei vuoto pneumatico. Bisogna considerare che il rap si nutre di ciò che ha attorno, e la società vive un momento veramente effimero, a livello di ideali e di interessi. Il rap è solo il suo specchio, quindi non potrebbe che essere così, e questo mi dispiace molto perché arrivo da anni dove, spesso, si pesava un rapper quasi di più da cosa diceva che da come lo diceva. Insomma, questa situazione è molto deprimente. In compenso la trap funziona molto bene nei club, ha un suono decisamente efficace: bisogna guardare il lato positivo della cosa.

A quando un pezzo con Danno o con i Colle Der Fomento al completo?

Dj Fede: Danno è assolutamente uno dei miei MC preferiti, spero che prima o poi nasca una collaborazione, ci conosciamo da moltissimi anni, l’occasione arriverà, o almeno lo spero. I Colle Der Fomento rappresentano, un po’ come Esa, il motivo per cui mi sono appassionato a questo genere musicale.

djspessore, al secolo Fabrizio Angelelli, classe vecchia molto vecchia! Milanese di adozione si avvicina all'Hip-Hop nei primi anni '90 quando un compagno di Judo gli fa conoscere Run DMC, Public Enemy e LL Cool J (I'm that type of guy!). Pochi anni dopo si appassiona al DJing e alle produzioni, rompe diversi salvadanai e compra giradischi, mixer e campionatore. Colleziona vinili da più di 20 anni. Ha collaborato con diversi rapper della scena come dj e produttore (ma non gli piace fare nomi, non è questa la sede adatta). Entra nel team di hano.it nel 2015 e si occupa di recensioni e di marketing.