Lo scorso Sanremo ci siamo illusi. Stanchi di questo rap/trap/schifo italiano, ci siamo innamorati per cinque minuti di una creatura che non ci pentiamo di aver definito come mitologica.
Scrissi quell’appello che suonava più come una proposta di matrimonio assolutamente convinto che una come lei non avrebbe mai assecondato le attenzioni di una rivista dedicata al genere scaccia figa per eccellenza: il rap italiano.

Ci siamo buttati più per il desiderio di scrivere una cazzata che per una cosciente speranza di ricevere una risposta. Un po’ come quando dopo sei ceres scrivi ad una figa su facebook “ciao, come va”, sai che non risponderà ma non sei abbastanza sobrio da fermarti.
Invece ci ha risposto. Addirittura era disposta a farsi intervistare.
Ho reagito con la mia solita sobrietà chiamando subito mia mamma per comunicarle la notizia: “Mamma hai visto Sanremo? Mi sposo Annalisa, di alla Nonna di fare le costolette d’agnello impanate”.
Era tutto pronto… ecco, era. Perché da quel giorno è sparita dai nostri radar come un aereo che sorvola l’area 51.

Avete presente quando la figa del liceo per una serie di congiure astrali vi degna di attenzioni per 5 minuti, probabilmente assuefatta dai fumi dei cannabinoidi? Quanto fa schifo quando torna ad ignorarvi come da copione?
O la figa in discoteca che vi limona e il giorno dopo non vi risponde ai messaggi?
Non potete capire il nostro dolore nel vederla intervistata pressoché da chiunque negli ultimi mesi, da gente oggettivamente persino più brutta di me. Perché Annalisa? Perché? Quelle radio e quelle riviste non ti vorranno mai bene come te ne avremmo voluto noi. Saremmo potuti essere felici. Invece nulla, torneremo ad intervistare rapper italiani. Ci fanno schifo, ma almeno non ci spezzano il cuore.

Ps. Il primo che commenta seriamente questo articolo vince un ritornello di Daniele Vit (momento nostalgia).

Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo.