Parma, 22 giugno 2018.

Alla sua prima edizione, il Cittadella Music Festival si è già fatto notare tra gli appuntamenti musicali estivi da non perdere, presentando una lineup a dir poco variegata. Se la manifestazione ha avuto inizio il 21 giugno con le musiche di Ennio Morricone e si è conclusa sabato con l’elettronica di Appart, Digitalism e 2manydjs, venerdì è stato il turno di MS Lauryn Hill, indiscussa regina dell’R’n’B che ha scelto Parma per il suo unico live italiano.
Un tour, dopo anni di sporadiche apparizioni, organizzato in un anno non casuale, in quanto segna il ventennale dalla pubblicazione di ”The Miseducation of Lauryn Hill”, indimenticabile debutto solista vincitore di numerosi premi e pietra miliare del neo soul. Il tour è infatti dedicato alla celebrazione di questo anniversario.

Ma veniamo al concerto. Location è l’Arena della Cittadella, spazio nel verde che da nome al festival. Prima dell’arrivo di MS Lauryn Hill, il dj del suo gruppo di accompagnamento ha avuto il fondamentale compito di scaldare un pubblico molto variegato ma soprattutto comodamente seduto. A sole calato, grazie a una selezione di classici pezzi R’n’B, reggae e hip hop, e a non pochi incitamenti, gran parte del pubblico ha abbandonato tribune e posti a sedere per avvicinarsi al palco e ballare. Compresi noi.

Finito il dj set è stata finalmente ora di accogliere MS Lauryn Hill, la quale, accompagnata da un’intro strumentale, ha iniziato il concerto con Everything is Everything. Un grande inizio.
Cappello nero, vestito bianco che nasconde leggins leopardati e come unica scenografia la presenza di musicisti, coriste ed MC. Pochi orpelli, solo buona musica e good vibes per un un’ora e mezza di concerto che come tutte le cose belle è sembrato durare troppo poco.

Questi alcuni dei momenti da segnalare: il coinvolgimento su To Zion (nella versione studio impreziosita dal featuring con Santana); la carica di Lost Ones, per ricordarci che la Hill non solo canta bene, ma ha sempre saputo anche rappare; il divertimento sulla cover di Can’t take My Eyes Off of You, dove invece è il lato soul a fare da padrone; infine tutta la parte dedicata ai pezzi cantati con i Fugees.

Ebbene sì, c’è stato spazio anche per l’era precedente al debutto solista. Infatti più che la celebrazione di un singolo album è stato ripercorrere un’intera carriera, dedicando ampio spazio anche alla band di partenza della cantante con cui i rapporti non sempre sono stati idilliaci. Prima di iniziare questo omaggio, MS Lauryn Hill si è rivolta al pubblico dicendo: “Mi è stato detto che qui c’è qualche fan dei Fugees. Voglio mettervi alla prova. I wanna test you out“. E a giudicare la reazione del pubblico, i fan c’erano eccome! Ready or Not uno dei momenti migliori.

Finale con Doo Wop (That Thing), facendo scatenare tutta l’arena . Con il suo singolo più conosciuto, si chiude il live dopo le ultime canzoni più soul in cui la voce, seppur non perfetta della cantante, si è dimostrata ancora straordinariamente coinvolgente e riconoscibilissima.
MS Lauryn Hill ha ringraziato e lasciato il palco per poi rientrare pochi minuti dopo, non per il bis, ma per salutare il pubblico delle prime file e firmare non solo autografi ma qualsiasi cosa le capitasse a tiro (cd, felpe, biglietti, anche un ventaglio…). Non dimenticando mai di muoversi a tempo.

Ma come suona dal vivo “The Miseducation…” dopo 20 anni? La risposta è ancora benissimo, con pezzi che in alcuni casi diventano ancor più ballabili (Killing me Softly una delle più movimentate). Se nel ’98 l’album ha definito un genere, oggi ci si rende conto di quanto “The Miseducation…” sia stato fondamentale per la crescita artistica di altri autori e musicisti. Si può tranquillamente dire che album, e la sua messa in scena live, stanno acquisendo la veste di un classico, che suona ancora benissimo, nonostante rappresenti un momento ben preciso nella storia della musica R’n’B.

Questa bella operazione nostalgia ha in serbo degli show interessanti per il tour statunitense. Sono infatti stati chiamati ad accompagnare MS Lauryn Hill numerosi pezzi da novanta della musica black, tra suoi contemporanei, come Busta Rhymes e Nas, e nuove leve, che molto probabilmente “The Miseducation…” l’hanno consumato prima di diventare a loro volta delle superstar, come M.I.A. e Santigold.

Che dire, se vi trovate negli USA non lasciatevi scappare questo live, partying like it’s 1998.

di
Mario Calabrese