Pao può essere considerato una sorta di pioniere della street art italiana, infatti i suoi famosi “pinguini” sono comparsi nelle strade di Milano quando ancora il fenomeno non era sotto i riflettori come oggi.
Con il passare degli anni Pao ha evoluto il suo stile diventando uno street artist affermato che espone nelle gallerie e viene chiamato per dipingere ai festival dedicati alla street art, inoltre ha aperto uno studio dove nascono e prendono vita le sue idee e progetti. Ma sentiamo cosa ci ha raccontato.

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Più o meno tutti ti conoscono per i tuoi famosi “pinguini”, ma prima cosa facevi? Hai fatto anche del lettering o ti sei concentrato subito sui figurativi?

Ho iniziato proprio con i pinguini, non avevo esperienze precedenti, se non un po’ di pratica personale nel fumetto, da lì ho iniziato a dipingere in strada e ho scoperto una passione che mi accompagna da allora.

E come ti è venuta poi l’idea di disegnare sui “panettoni” invece che sui muri?

Avevo visto un paracarro sporco di colore, la forma assomigliava incredibilmente ad un personaggio che avevo appena disegnato, l’associazione è stata immediata e subito dopo è nato il primo pinguino. Poi ho scoperto che dipingere sugli oggetti e le forme insolite era una pratica che non faceva nessuno o quasi, ho così iniziato a sperimentare e a concentrarmi sul dipingere gli oggetti tridimensionali.

Parlaci del tuo stile, un fantastico e simpatico “cartoon” che trasmette subito allegria a chi vede i tuoi lavori… COme hai scelto questo modo di dipingere?

Credo che ognuno scelga lo stile che gli sia più congeniale, in base anche alle influenze che ha avuto. Mi sono sempre ispirato ai fumetti, ai videogiochi, ai cartoni animati, un po’ come tutta la mia generazione cresciuta a pane e televisione. In seguito alle mie ispirazioni si sono aggiunti altri artisti che comunque hanno una matrice “pop” da Warhol a Haring, passando da Murakami alla fondazione Panda, tutto il pop surrealism, a Ron English e tanti altri ancora.


Hai partecipato e partecipi tuttora a tanti eventi, convention ecc… Quale o quali pensi siano le più importanti, oppure quelle dove ti sei divertito maggiormente?

Vi racconto il primo e l’ultimo a cui ho partecipato. Il primo evento, a cui sono particolarmente legato, è stato l’happening Internazionale Underground al Leoncavallo di Milano, dove per tre giorni arrivavano artisti da tutto il mondo, dove abbiamo fatto una delle primissime mostre sulla street art e dove ho iniziato a confrontarmi anche con altri. Il più interessante è stato lo Stroke Festival che si svolge a Monaco di Baviera e a Berlino, e l’ultimo invece è stato l’Emergence festival a Catania, che anno dopo anno sta trasformando la città, con opere di Sten & Lex, Etnik, Okuda, Bo130 e Microbo, e davvero tanti altri.

Parlaci del PaoPao studio, quando e come è nato, quali sono le cose principali che fai, su cosa sei impegnato al momento, se posso chiedere?

Il Paopao studio è nato nel momento in cui dovevo dare una forma alle varie collaborazioni che stavano nascendo, mi è sempre piaciuto provare cose nuove e sperimentare la mia creatività in ambiti diversi, così negli anni ho realizzato illustrazioni, campagne di guerrilla marketing, un videogioco, un corto animato, allestimenti e tanto altro. Lo studio vive grazie alla collaborazione con Laura che oltre ad essere la mia compagna è una bravissima designer e organizzatrice.
Al momento stiamo realizzando una linea di ceramiche con cui sto sperimentando delle soluzioni optical che non vedo l’ora di vedere realizzate.

Tra tutti i tipi di lavoro che realizzi (graffiti, illustrazioni, altro…), qual’è l’attività che ti da più soddisfazione?

Dipingere in strada è una delle attività più libere e soddisfacenti che un artista può fare, è fantastico dover affrontare lo spazio aperto e confrontarsi con le persone. Sento anche la necessità ogni tanto di concentrarmi e sperimentare su cose più piccole e pensate, allora mi metto con gusto a dipingere in studio. Sono due fasi che si alternano e spesso si alimentano a vicenda e amo tutte e due.

Qual’è il tuo rapporto con il resto della “scena” se così possiamo chiamarla? Ti capita di dipingere o collaborare con altri artisti?

Conosco molto meglio la “scena” street art piuttosto che quella Writing, perché alla fine giri e ti ritrovi agli stessi eventi, dipingendo fianco a fianco e condividendo avventure. Con alcuni condivido un percorso di amicizia di lunga data e con questi mi è anche capitato di fare lavori a più mani, come con Tvboy, o Ivan il poeta, con cui ci conosciamo ormai da 15 anni, anche con Orticanoodles è capitato di fare diversi lavori insieme. Settimana scorsa invece ho realizzato un live painting per Cartoon Network insieme a Mr Wany, Laurina Paperina, Omino 71 e Mr Klevra, ed alla fine siamo finiti tutti ad ubriacarci e sono nati degli sviluppi imprevisti… Il confronto e lo scambio sono sempre occasione di crescita, ed anzi proprio dalle jam e dagli eventi insieme agli altri è dove ho imparato di più.