Negli ultimi anni, un rapper di Genova ha fatto parlare di sé. Lui è Matteo Cerisola, un ragazzo di vent’anni cresciuto nel quartiere di Molassana tra il cantautorato della scuola genovese e il rap americano. Ha iniziato a cimentarsi nella scrittura di testi rap da bambino e la perseveranza l’ha portato a diventare Cromo, un rapper poliedrico che, dopo i primi anni passati tra singoli su YouTube e contest di freestyle, pubblica oggi per Warner Music Italy il suo primo album dal titolo “Oro Cromato” sotto la guida della Dogozilla di Don Joe.

Dopo aver ascoltato il disco in anteprima, ho parlato con lui del suo passato, del suo progetto e dei messaggi positivi che può dare ai suoi coetanei.

“Oro Cromato” è il tuo primo album, come ci sei arrivato? Quali sono stati i passi che ti hanno portato a questo disco?

Ho iniziato principalmente facendo musica in modo indipendente e a caricare i miei video su YouTube, poi Ghali ha condiviso la canzone “White Widow” e da lì avevo capito che si stava iniziando ad avere un interessamento nei miei confronti. Poco dopo mi è arrivata la chiamata di Don Joe per Dogozilla e abbiamo iniziato a lavorare a dei singoli. Sono usciti “Cromito Loco”, “Tonico”, “Italieno”, “Quando mi sveglio” e “Ci siamo”, abbiamo iniziato a lavorare al disco e in 6/7 mesi abbiamo concluso tutta la produzione con diversi produttori di Dogozilla.

Le sonorità e i testi presenti nell’album sono molto attuali e riflettono la nuova scena rap, ma quali sono le sue peculiarità?

Secondo me, è attuale, però non è un disco omologato a quello che sta uscendo ora, perché ha le sue particolarità anche a livello metrico e tecnico. Io ci faccio molta attenzione, provengo dal freestyle, dalle gare, dai contest e dal Tecniche Perfette, questo mi ha formato molto a livello della scrittura, quindi in questo disco ho provato a fare uscire tutto quello che concerne il livello metrico e tecnico lavorando con Don Joe e tutti i produttori per svilupparlo anche del punto di vista melodico per renderlo attuale, ma con la scrittura di una volta. Non scrivere quattro cose a caso, ma provare a dare sempre un input alla scrittura con un filo logico che riconducesse all’inizio e alla fine in ogni brano.

Infatti, il fil rouge che ho riscontrato è l’ego. Mi sembra che tu abbia sviluppato un album basato sul cosiddetto egotrip, come mai ti sei focalizzato su questo e su pochi altri argomenti?

In realtà, ci sono tanti altri argomenti che vanno capiti e che, forse, sono visti più da chi mi ascolta da tempo. Anche all’interno di “Limousine” e “Stipendio” ci sono dei riferimenti alla mia vita, ai momenti di difficoltà che ho passato e alle situazioni che ho vissuto. La musica che faccio aiuta a rinforzarmi e ad avere la forza per andare avanti, quindi porta avanti il concetto dell’artista, però non è solamente un egotrip, c’è anche molta emozione, magari, in certi momenti, può risultare solo così e lo è, ma ci sono anche tante caratteristiche della mia vita e riferimenti ad altre cose.

Hai menzionato due canzoni e mi stai parlando di riferimenti anche alla tua vita, mi dici qual è la traccia dell’album che più ti rappresenta?

Uno di quelli che mi rappresenta di più è “Italieno”, perché è un pezzo non convenzionale che si basa sull’andare a fare qualcosa che in Italia, anche dal punto di vista metrico e tecnico, si è perso, per questo ho voluto aggiungere Vegas che la pensa come me riguardo il rap, la metrica e la tecnica. Ora c’è una formula per fare le canzoni che è molto più semplice, anche sul mercato del rap. È più arduo lavorare in un modo più complicato che, però, secondo me, è più figo, perché non bisogna mai perdere il rap in sé all’interno di questa storia della trap. È fondamentale avere metrica e allo stesso tempo la melodia, come all’interno di “Italieno”.

Infatti, a differenza degli altri che fanno trap, ho notato che in alcune tracce ti avvicini molto al vecchio stile rap.

Sì, anche in “Diglielo” si sente. È una canzone totalmente priva di autotune, che non è usuale.

Ho apprezzato le prime tracce dell’album proprio per questa scelta stilistica. In questo modo, le hai differenziate dalle altre che tendono verso il flow di oggi andando a creare un album piuttosto vario.

È una delle caratteristiche che abbiamo provato a dare. Volevamo un album poliedrico andando a caratterizzare ogni singolo brano in modo che fossero differenti tra loro.

Ho notato anche che non hai lo stesso flow su tutte le tracce.

È proprio quello che dicevo ovvero creare un flow diverso per ogni canzone, perché gli artisti di oggi hanno un flow e dal momento che piace usano solo quello. Come usavano gli artisti che ho ascoltato per anni ovvero Jay-Z, Kendrick Lamar e J. Cole, oltre a tutti i fenomeni trap che mi piacciono, ci sono tanti flow all’interno delle canzoni diverse tra loro.

Se parliamo di flow, penso anche ai vari featuring presenti nell’album ovvero Young Slash, Vaz Tè, G Pillola e Vegas Jones. In base a cosa hai scelto gli artisti con cui collaborare?

Sicuramente, con Vegas, come ho detto prima, abbiamo in comune una certa scrittura dal punto di vista della metrica, quindi era difficile trovare un altro come lui. Young Slash, G Pillola e Vaz Tè hanno anche loro una scrittura similare alla mia e portano un suono fresco, cioè melodico e che si può intonare, ma che hanno un’attenzione particolare alla metrica, quindi mi sono trovato con loro. Inoltre, loro tre sono di Genova e mi faceva piacere averli nel disco, perché sono molto legato alla mia città.

Dicevi che hai ascoltato molto rap americano, chi sono i rapper a cui ti ispiri?

Attualmente mi piace Post Malone e Lil Uzi Vert, però continuano a piacermi quelli che ascoltavo anni fa come Kendrick Lamar, 50 Cent e tanti altri come Lil Wayne e Meek Mill.

Di rapper italiani invece?

Non ascolto molto rap italiano, però, quand’ero bambino, mi sono avvicinato al rap con “60 Hz” di Shocca e “950” di Fritz Da Cat.

Due disconi!

Eh, sì, io provengo da quella roba lì, per questo nell’album non ho voluto abbandonarla in rispetto di quello che mi è sempre piaciuto. Ora, se a un mio coetaneo gli chiedi di quei dischi ti guarda allibito mentre per me sono storia.

Probabilmente, nemmeno li conosce.

Esatto. Poi mi piaceva “Parole” di Mistaman e altri. Questo è quello che ascoltavo quando avevo 10 anni, poi da lì ho iniziato a comprare le cose dei Public Enemy, Wu-Tang Clan e ho iniziato ad ascoltare rap americano e sono rimasto sull’America fino a oggi. Devo mantenere la mia mentalità visto che sono anch’io un rapper italiano, quindi non ascolto tanto gli altri italiani, ma prendo ispirazione da quello che trovo all’estero.

È una cosa comune ai rapper italiani.

Sì, sennò rischi di auto influenzarti.

Forse si rischia di fare musica di omologata.

Esatto.

In “Quando mi sveglio” canti: «Qua non conta l’età, ma la quantità di determinazione che metti nel farlo». Vorrei partire da questa frase per rispondere a quelli che parlano male dei giovani come te appartenenti a questa nuova scena urban.

Probabilmente non hanno neanche ascoltato le canzoni. Come te sei riuscito a citarmi un pezzo bellissimo e una frase a cui tengo molto, chi va a criticarla dovrebbe arrivarci da sé che è una frase di un certo peso scritta da un ventenne. Non dico che dovrebbero complimentarsi, però criticarla mi sembra eccessivo. Io ho rispetto per le critiche, non ho problemi, anzi sono aperto a tutte le critiche. Tu intendi la gente in generale o proprio gli hater?

No, gli hater lasciamoli perdere sennò apriamo un libro infinito, secondo me, non bisogna nemmeno rispondergli.

Sono d’accordo, purtroppo, sono dei frustrati.

Mi riferisco in genere. Spesso mi capita di sentire: «Questi ragazzini parlano solo di soldi, donne e droghe».

La frase che hai citato te è la dimostrazione che non si va a parlare solo di cagate, ma anche di qualcosa di vissuto e, soprattutto, di reale. È una discriminazione che la gente vive.

Sempre legandomi a quella frase che trovo molto bella, vorrei chiederti di dare dei consigli ai tuoi coetanei. Tu hai vent’anni, lavori con Don Joe e sei in Warner, come fare per trasformare la passione del rap in un lavoro?

Posso consigliare solo di mettercela tutta, di impegnarsi al 200%, di focalizzarsi ogni giorno sui propri obiettivi e di non ascoltare mai quello che dicono gli altri, perché non è rilevante, l’importante è quello che senti tu dal profondo.

Alla fine, non è nemmeno questione di sola fortuna. Il culo nella vita ci vuole, però…

Però ci vuole anche tanta dedizione. Nel mio caso, è da quando avevo 10 anni che mi piace scrivere. Per quanto riguarda i miei coetanei del giorno d’oggi, vedo che molti non hanno le idee chiare, quindi prima dovrebbero schiarirsi le idee e poi pensare a lavorare a un progetto.

Sei al tuo esordio discografico, quindi possiamo dire che sei un emergente. Per chiudere l’intervista, vorrei che convincessi chi ancora non ti conosce a comprare il tuo album.

È un disco in cui ho messo tutto il cuore e va ad amalgamare quello che riguarda il cantautorato genovese con il quale sono cresciuto da bambino, ma è una cosa attuale che rispecchia la situazione mia e dei giovani che vivono quest’oggi con tutte le problematiche. Quello che posso consigliare, anche all’intero di questo disco, è di cercare la propria strada rimboccandosi le maniche.

Cromo - Oro cromato (Album)
Cromo – Oro cromato (Album)

Durante la nostra chiacchierata, ho trovato un ragazzo umile e gentile lontano dall’immaginario del rapper spocchioso o della superstar che se la tira per via dei numeri che riesce a fare. Il disco vale, ha tutte le caratteristiche per ritagliarsi uno spazio nel mercato di oggi e, nel tempo, Cromo avrà molto da dire grazie alle capacità e alle idee ben chiare che possiede già oggi.