Soundtrack: 20

«Ora ne ho venti, correndo tu non mi prendi»

Alcuni giorni fa mi è stato proposto l’ascolto in anteprima di “20”, il disco d’esordio come solista di Capo Plaza. Ammetto che non avevo delle grosse aspettative, probabilmente perché non seguo molto l’artista, tuttavia ero curioso di sentire cosa può offrire il primo album di un giovane in forte ascesa come lui.

«Scemo, mi stavo solo allenando / Sì, ora sono cazzi, sono sceso in campo»

Il titolo del progetto riprende sia il giorno del suo compleanno sia la sua età che può tradire l’ascoltatore. Infatti, il ventenne Plaza entrò nel mondo dell’urban già anni fa, ma con un suono totalmente diverso da quello di oggi. Nel 2013 pubblicò su YouTube “Sto giù”, un brano in pieno stile boom bap diametralmente opposto agli ultimi pezzi e alle canzoni contenute in “20”, ma uguali nel mood. L’ultimo progetto, difatti, presenta valori propriamente hip hop come l’affermazione di sé stesso, la determinazione di raggiungere un sogno e la rivalsa, ma, da questo punto di vista, non possiamo distinguere una traccia da un’altra in quanto tutte le canzoni si mantengono grosso modo su questo filone. Verrebbe da pensare che si tratta di un progetto monotematico e forse è vero, ma ci sono delle sfumature rilevanti che compongono delle differenze tra i brani. Faccio riferimento, ad esempio, alla title track in cui l’artista afferma:

«Tra diavoli si è pure santi, non perdonarmi
Imparo solo dagli sbagli, ma so rialzarmi»

Sottolineando, così, l’importanza dei difetti personali e della capacità di migliorare dopo aver commesso degli errori. Non mancano, inoltre, il legame con i propri amici, l’amore e l’odio verso il suo quartiere e Salerno, la sua città natale, infatti, in “Giù da me”, Plaza sostiene:

«Odio il blocco ma non vado via
Col mio amico, sì, è telepatia»

Altro elemento degno di nota è la ricorrenza dei riferimenti a sua madre verso la quale mostra uno forte attaccamento. In particolare, nel brano “J$ JP” troviamo una ribellione tipicamente (ma non solo) adolescenziale che s’intreccia con l’affetto e il senso di protezione verso di lei nelle barre in cui dice:

«E ci spero per me, ci spero per mamma
Lei mi diceva: “Non perdere tempo” (ehi)
“Pensa al lavoro che riempie la pancia”
Ora sì, mamma, ci stiamo riuscendo (ehi)»

Ho trovato una nota stonata, invece, nel riferimento ormai trito e ritrito alla Purple Drank. Dove sentirlo se non in “Tesla” con Sfera Ebbasta e Drefgold?

«Il flow ti mangia, yah»

Vocalmente, Capo Plaza si lega in maniera impeccabile alle produzioni di AVA, MojoBeatz, Charlie Charles e Daves The Kid grazie al suo flow che sembra fatto apposta per i beatmaker scelti per questo progetto. Inoltre, anche i featuring proposti si abbinano molto bene alle peculiarità liriche del trapper campano. Riguardo proprio uno dei feat, il brano “Ne è valsa la pena” con Ghali presenta un sound molto fresco e particolare che strizza l’occhio alle produzioni nello stile di Drake. A mio avviso, potrà essere pubblicato come singolo estivo così come “Taxi” o “Uno squillo”.

«Sto su un aeroplano, giù manco si vede / Ma non me lo scordo mai quel marciapiede»

In conclusione, 20” è un prodotto di un ventenne figlio dei nostri tempi che fa una descrizione della sovversione e delle emozioni provate dai ragazzi della sua età. Non ha la pretesa di essere preso in maniera seriosa, ma ha tutta l’intenzione di essere preso seriamente nel panorama musicale italiano. Capo Plaza ha messo carne al fuoco nella trap italiana e questo album può essere la sua pietra miliare lungo un percorso di continua crescita e, magari, proprio in quest’ottica, in futuro potrà pensare di migliorarsi e diversificarsi fondendo il suo vecchio boom bap con la sua nuova trap.

Donato Cerone
Freelance thinker. Adoro l'economia, ma la tradisco con la comunicazione ed il marketing. Amo il rap e l'hip hop culture, ma ho il vizio del rock. Cogito ergo scrivo su Hano a.k.a. Tutto quello che scrivo è riconducibile solo e soltanto al mio pensiero anche quando differisce da quello degli altri Hanengers.