Vi raccontiamo i “sogni lucidi” di DayKoda attraverso il suo nuovo EP

Qualche giorno fa Andy di Beat Machine Records mi ha proposto di ascoltare in anteprima “Lucid Dreams EP” il nuovo lavoro di DayKodagiovanissimo produttore milanese – in uscita il prossimo 12 Aprile in collaborazione con l’etichetta francese Orikami Records.

LUCID DREAMS DAYKODA_preview

Il disco uscirà in formato digitale ed in edizione limitata su cassetta, che conterrà anche un remix a cura di Groundislava, rinomato produttore losangelino, membro del collettivo WEDIDIT e dell’etichetta Friends Of Friends.

Per dare un parere su un disco del genere non posso far altro che avvalermi della collaborazione del mio socio Dj Spessore, decisamente più esperto di me se si tratta di parlare di album strumentali (o quasi).

Una volta premuto play, si capisce chiaramente che il disco è un viaggio tra suoni ambient e tribal: già dall’intro, chiamato propriamente “Indian Ritual” si alternano samples vocali e suoni sintetici che si mescolano, portandovi all’inizio di questo viaggio, che durerà per 8 pezzi.

Parte decisamente più aggressiva la traccia “The Charleston Dancer”, il pezzo un po’ più spinto dell’EP, e forse quello che ci piace meno. È un parere del tutto personale sia chiaro, ma c’è qualcosa che non ci convince nella ritmica e la chitarra mi ricorda un sample dei Police ma forse è solo una nostra impressione.

La traccia successiva è anche l’unica cantata dell’EP – “Dream Yoga”, con la splendida voce di HÅN (cantante italiana legata all’etichetta Factory Flaws) che richiama suoni decisamente electro-pop: la stessa traccia è stata poi remixata da Groundislava, nel tipico stile che richiama i synth e le atmosfere alla “Stranger Things”, tipico suono che ha caratterizzato negli anni il pruduttore americano.

DjS: “Dream Yoga” è invece il pezzo che preferisco e mi piacerebbe sentire un album di un artista italiano tutto a questo livello (lo dico da anni) ma tranne gli Yombe nessuno ha – secondo me – realizzato un album dal respiro più internazionale, soddisfando questo mio desiderio.

“Koto” al pari di “Tokyo Pagoda” sono due pezzi downtempo che richiamano atmosfere orientaleggianti: gli archi (specialmente i tocchi d’arpa) uniti ai beats delicati portano l’ascoltatore a perdersi nel suono “chill”.

In conclusione l’abilità di DayKoda sta nel fondere sample a synth suonati senza farti capire dove finisce l’uno e dove inizia l’altro. Alcune sperimentazioni funzionano bene, riuscendo nell’intento di creare un’atmosfera chill e rilassata che agevola il viaggio all’interno della sua musica.

Approfittando dell’occasione, abbiamo inoltre rubato 10 minuti a DayKoda, strappandolo dalle macchine di produzione: ecco cosa ci ha brevemente raccontato sul suo EP e sul suo rapporto con il Rap.

DK

Andrea, hai solo 20 anni ma la tua musica suona già “internazionale”. I tuoi brani si ispirano ad artisti che hanno fatto la storia dalla downtempo come Bonobo, Shigeto ma scommetto che anche l’Hip-Hop ti ha influenzato: direi che uno dei tuoi produttori di riferimento sia J Dilla, ho questa sensazione. Raccontaci come nasce la tua musica.

La mia musica credo nasca, in realtà, da un infinità di influenze e riferimenti; anche da generi spesso molto diversi tra loro. Durante il mio approccio alla musica elettronica ho sperimentato parecchio e forse la corrente/filone musicale che più mi è appartenuta durante la produzione degli ultimi dischi è quella del “new Hip-Hop” e – in generale – dell’abstract Hip-Hop.

Ma a parte questo adoro anche Jazz, Prog-Rock, Ambient, IDM e Deep House, per citare alcuni generi che seguo. Bonobo e Shigeto sono sicuramente due personaggi principali per costruire quello che sono i rami delle influenze che hanno portato al nascere di DayKoda!

Dicendo di J Dilla dici bene, è sicuramente tra i miei punti di riferimento cardine, a braccetto con quello che considero uno dei miei idoli ed uno dei migliori producer di Hip-Hop in senso lato contemporaneo, Flying Lotus (andatevi ad ascoltare il suo ultimo “You’re Dead!” ndr).

Il percorso creativo tra un produttore Hip-Hop ed uno “elettronico” potrebbe essere allo stesso tempo molto differente oppure molto simile: ti spingi alla ricerca di samples oppure preferisci suonare la maggior parte dei tuoi pezzi? Il nuovo EP è di fatto composto da strings, loop grooves, e molti suoni “sintetici”.

Diciamo che i due percorsi, quello del produttore hip hop e quello più “elettronico”, possono sia convergere che differenziarsi. Il modus-operandi legato alla creazione delle mie tracce è, a dire il vero, molto diverso da pezzo a pezzo.  Nei due dischi precedenti a “Lucid Dreams”, rispettivamente “Sleeping Awake” (uscito sull’inglese Insight Music)  e “Hard Times And View Points” ho campionato parecchio e dedicato la mia produzione personale al beating, alla costruzione di groove e a quelli che definisco “abbellimenti”, trick sonori ad ornamento estetico ecco.

“Lucid Dreams” risulta essere molto più “suonato” (strumenti acustici ed elettronici, synths etc..). Generalmente, lo trovo infatti più organico e maturo rispetto alle precedenti produzioni, anche se comunque campionamenti non mancano nemmeno qui!

Siamo un sito prevalentemente Hip-Hop, quindi ci interessa sapere se negli ascolti giornalieri di DayKoda trova spazio pure del Rap

Ascolto Rap, anche se non spessissimo – a livello di Hip-Hop i miei ascolti si legano principalmente alla roba Old School o facenti capo al filone lo-fi. Non sono un grosso amante del filone più contemporaneo e “di tiro” dell’ Hip-Hop, ovvero la Trap, vera e propria esplosione di questi ultimi anni. Per il resto, un paio d’incastri e qualche punchline ben assestata non possono che fare bene ad ogni cosa!

Non ci resta che ringraziare Andrea e la Beat Machine Records e vi lasciamo qui sotto la tracklist del progetto, ricordandovi che potete pre-ordinare il lavoro in edizione limitata su cassetta via Orikami Records.

A1. Indian Ritual (Intro)
A2. The Charleston Dancer
A3. Dream Yoga feat. HÅN
A4. Koto
B1. Edmar Bits
B2. Dream Yoga feat. HÅN (Groundislava RMX)
B3. Tokyo Pagoda
B4. For You (Outro)

 

Condividi
The Golden Edge
Classe '82, seguo tutto ciò che riguarda l'Hip-Hop da quasi 20 anni, ma non preoccupatevi: ho iniziato a capirci davvero qualcosa da pochissimo tempo. Per vivere provo ad occuparmi di architettura, design e soprattutto faccio il marito ed il papà. Mentre cerco di collezionare più dischi possibili, vi racconto quello che mi passa per la mente sulle pagine del nuovo hano.it e sulla pagina The Golden Edge.