Il 23 febbraio 2018 ad Alpignano, nel torinese, Michele si è suicidato. Era un ragazzo come tanti altri che non hanno un quid particolare capace di farlo emergere in qualche modo agli occhi dei suoi coetanei. Aveva solo 17 anni, aveva solo delle passioni, faceva solo tanto silenzio, si sfogava solo quando e come poteva. Era uno dei tanti adolescenti che subiscono l’egemonia di quelli che ti scherniscono se hai difetti, perché diventi uno scudo che fa ombra su quelli degli altri. Michele si è suicidato perché gli atti di bullismo che subiva fuori hanno creato un dolore dentro di lui al punto che la sua mente ha cominciato a funzionare come una cassa di risonanza dello sconforto.

«Non lasciare che il mondo ti cambi, mai / Cerca l’oro in mezzo al fango come in Klondike»

In un brano del 2011, Guè Pequeño ammette che “da bambini siamo già cattivi, ma in assoluto sciallo, senza l’ipocrisia dei grandi nel mascherarlo” ed è proprio questo che succede: l’insulto si nasconde dietro l’impropria leggerezza calviniana di un gioco che non ti fa planare dall’alto, perché pesa come un macigno sul cuore. Questa è una tematica molto delicata che ultimamente sembra fare molto rumore nella quale è insita una caratteristica presente nel virgolettato di cui sopra: l’ipocrisia. Da un lato c’è chi non vuole che tu sia emotivo, ma ti chiede comprensione, dall’altro c’è chi minimizza dietro uno scherzo, ma che mantiene dei colpi in canna per quando inciampi. Ho deciso di affrontare questo delicatissimo tema a seguito delle parole di J-Ax, un artista che, da circa vent’anni, ha per me una grande valenza:

«Mi ha molto colpito la storia di Michele. Mi ha rattristato perché trovo assurdo, ancora oggi, nel 2018, morire di bullismo. Una morte che è sempre assurda, ma che a 17 anni lo è ancora di più. A quell’età la vita non è nemmeno iniziata e non potremo mai sapere cosa abbiamo tutti perso da quella che Michele avrebbe vissuto. Ma non sono solo triste, sono anche incazzato perché noi adulti dovremmo sempre ascoltare, empatizzare e aiutare i ragazzi in difficoltà. E se dei ragazzi arrivano a questo punto è il mondo degli adulti ad aver fallito.
E ora mi rivolgo a chi si trova in una situazione come quella di Michele: non mollate, anche quando vedete solo nero, ci sono passato anche io e se l’avessi data vinta mi sarei perso tutto il resto della vita. Solo pochi possono dire di aver avuto una infanzia perfetta, quindi per quanto vi possa sembrare strano, non siete soli e il vostro dolore non sarà permanente. Anzi la rabbia che provate sarà l’energia che vi darà una marcia in più per il resto della vostra vita. Non mollate.»

Mi ha molto colpito la storia di Michele. Mi ha rattristato perché trovo assurdo, ancora oggi, nel 2018, morire di…

Pubblicato da J-Ax su martedì 13 marzo 2018

«Accusami di tutto, io sono colpevole / A volte ho infierito su chi era più debole / Ho infranto delle regole / Non sono l’ideale che magari ti aspetti / Ma io rifletto in pieno il mondo dove vivo, specialmente i suoi difetti»

Quelle di Ax sono forti parole di comprensione e di sdegno in una situazione che vorrei ampliare a prescindere dalla fattispecie. Il bullismo esiste a tutte le età e si annida in ogni angolo. Si parla tanto di hater, dell’odio che circola sul web e delle espressioni gratuite che denigrano fatti altrui eppure la presunzione che punta il dito non si ferma. A volte siamo noi stessi che causiamo malessere con delle parole infelici, ma ciò che conta è riconoscere il dolo, ammetterlo a parole, scusarsi con i fatti e non reiterarlo in modo da combattere la superbia propria dell’essere umano. Se, invece, ci troviamo nelle circostanze di subire, dobbiamo contrastare l’odio con l’ego del rapper. Hai presente quelle canzoni piene di spocchia e di egocentrismo? Ecco, quelle sono leve da usare per aumentare l’autostima e per arginare quella pressione che ti spinge al suolo. Con questo non intendo dire che il rap abbia il compito di educare o di rappresentare delle icone di virtù da cui trarre esempio, altrimenti bisognerebbe emulare anche quelle canzoni in cui si parla dell’uso di droghe o di abitudini deprecabili, anzi vorrei che tutti noi tenessimo bene a mente i nostri valori mentre ci facciamo ispirare da una musica che specchia e racconta la società.

Un post condiviso da Donato Cerone (@donato_primo) in data:

«Se c’è chi ti disprezza, devi farci il callo / Perché la gente, a volte, critica giusto per farlo»

A volte ti demoralizzi, perché non hai la possibilità di vestire alla moda o di avere lo smartphone di tendenza che ti fa sembrare cool come quegli altri che non perdono occasione per mostrarsi più fighi di te, in determinati momenti ti buttano giù per un esame andato male o per una laurea che sembra irraggiungibile mentre ti dicono di muoverti al fine di spronarti, ma in un modo che ha l’effetto di farti incazzare, in altri casi arriva da te l’amico che si mostra super pieno di sé dall’alto del suo piedistallo dovuto al fatto che ogni sera esce con la sua bellissima ragazza con cui ha uno splendido rapporto sottolineando velatamente che tu sei così sfigato da non riuscire ad avere tutto questo e magari lo fa proprio quando soffri come un cane perché la tua donna se n’è andata. Questi contesti sono meramente degli esempi, ma sono proprio alcune di quelle occasioni per non farsi piegare, per alzare la testa, per rispondere con un dito medio, con un sorriso e con le due parole con le quali J-Ax ha risposto al coro che citava il titolo del suo brano “Devi Morire” durante il Repack Party per “Comunisti Col Rolex” a Milano: «Stocazzo»!

In conclusione, voglio citare una meravigliosa frase di Stephen Hawking, venuto a mancare proprio oggi, nella quale è riuscito a unire la razionalità insita nel suo lavoro all’emotività propria dell’uomo:

«Ricordatevi di guardare le stelle e non i vostri piedi»

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Donato Cerone
Freelance thinker. Adoro l'economia, ma la tradisco con la comunicazione ed il marketing. Amo il rap e l'hip hop culture, ma ho il vizio del rock. Cogito ergo scrivo su Hano a.k.a. Tutto quello che scrivo è riconducibile solo e soltanto al mio pensiero anche quando differisce da quello degli altri Hanengers.