Doppio taglio’ è il nuovo ep rilasciato da Nex Cassel e Er Costa. Disponibile per la scena dal 21 Febbraio, i due rapper entrano nelle orecchie degli ascoltatori con sound urban, underground e old school. 7 tracce, prodotte da Spenish, fra cui un intro ed un outro realizzati invece da Dj Gengis Khan, e distribuito da Honiro sul suo store e sulle piattoforme di streaming musicale. Oggi Hano, vi porta Nex Cassel sulle sue pagine, in un’intervista tutta da leggere e da assaporare.

Ciao Nex, benvenuto su Hano.it! Colgo l’occasione per chiederti se puoi rassicurarci sulla buona guarigione di Claudio!

Tutta questa storia è durata parecchio perché Claudio ha avuto dei problemi con delle operazioni che non sono andate per il verso giusto. Comunque ora si è messo nelle mani di persone competenti, ora si tratta di attendere che guarisca, tutta un questione di tempo. È una cosa seria, gli è andata male ma poteva andare anche peggio, incrociamo le dita!

Allora, in questa intervista parleremo del vostro disco, ‘Doppio taglio’. Qual è l’idea che ha mosso la voglia di fare questo ep? Ho letto sul tuo profilo che c’entra qualcosa Caorle!

Diciamo che io e la mia crew abbiamo sempre avuto un’attitudine molto simile a quella del Costa, lo abbiamo sempre visto come uno simile a noi. C’è sempre stato questo sodalizio anche fra noi, quando ci siamo conosciuti, infatti durante gli anni abbiamo fatto qualche canzone insieme. In primavera da Jacopo di Honiro ci è arrivata la proposta di fare un disco insieme, è stata, sostanzialmente, una sua idea perché lui l’ha sempre avuta in testa. E a noi andava bene. Io non credo che avrei potuto farlo con molte altre persone questo ep, infatti è stata un’idea caduta a pennello!

C’è qualcosa che avete ascoltato per ispirarvi o per tracciare delle linee guida da seguire per la realizzazione di questo disco?

L’idea di Jacopo era comunque quella dell’ep, perfetta per noi che volevamo fare questo tipo di lavoro perché un ep ti aiuta ad avere un inizio e una fine, un lavoro che aiuta a fare presa ed evita che diventi un prodotto che sfocia in una ‘compilation’. Per me ci sono due modi per fare dischi : quelli che vanno in un senso e hanno una loro precisa atmosfera e sonorità e quelli che dentro ci metti di tutto, molte variazioni. Queste sono due scelte condivisibili, però io preferisco sicuramente i primi. Sembra che oggi sia difficile fare queste cose, quindi abbiamo deciso di prendere questa strada e seguirla fino alla fine. Non volevamo fare un disco troppo lungo, per non incidere con tutte le cose che volevamo metterci dentro. Così abbiamo iniziato a pensare al tipo di taglio e al tipo di sonorità che volevamo dargli. Io e Spenish stavamo lavorando al seguito di ‘Rapper Bianco’, quindi avevo già in mente i suoni da mettere dentro a quello. Abbiamo dovuto quindi trovare una sonorità diversa per ‘Doppio Taglio’. Quando è arrivata la proposta, che abbiamo accettato subito, abbiamo discusso di questo e fatto delle scelte ben precise. Abbiamo ascoltato sicuramente della musica, come dici tu, e, per quanto ogni traccia abbia la sua personalità e il suo carattere, in realtà riescono tutte ad entrare nello stesso filone. Un filone che definirei newyorkese del 2018, non trap e non lenta ma con influenze boombap però di questi anni qui.

Come avete immaginato questo disco all’interno della scena cioè, che tipo di fan volevate coinvolgere?

Ecco, questa è un’ottima domanda. Appunto, questo è stato il problema mio e di tanti altri rapper italiani che io apprezzo. Molti non scelgono un target preciso e non lo perseguono così lucidamente. Noi non siamo mai voluti diventare i portabandiera di qualcosa di specifico, di stereotipato. Sarebbe sicuramente più facile fare i paladini di un genere quale potrebbe essere del rap conscious o del rap hardcore, per fare due esempi pratici. Ma noi abbiamo cercato lo stile, volevamo perseguire quello che credevamo fosse figo. Io credo che questo disco sia fatto per chi vuole sentire il rap e che non sia riconoscibile in nessuna etichetta. Secondo me di ‘Doppio taglio’  il punto centrale è il rap.

Le produzioni di Spenish spiccano moltissimo all’interno del vostro lavoro. Com’è stato lavorare ai pezzi insieme a lui? Come avete lavorato? E con Gengis com’è andata?

Gengis l’abbiamo coinvolto verso la fine e ci ha fatto due tracce molto fighe di scratch per l’intro e l’outro, secondo me perfette per quello che volevamo, poi lui è un grande, si sapeva che avrebbe spaccato! Per quanto riguarda Spenish, lui ha fatto parte della realizzazione del disco a tutti gli effetti, è anche suo, visto che la maggior parte del tempo eravamo noi tre in studio.

Voi due, insieme, invece, come vi siete trovati? Siete andati sempre d’accordo sulle scelte che volevate prendere?

Un delirio totale! Era luglio ed eravamo in una località turistica balneare, quindi faceva caldissimo, c’era un clima molto caldo anche in studio, nonostante il climatizzatore! Andavamo in ebollizione! No, a parte tutto, stare in studio è stato molto stimolante, abbiamo lavorato e scritto insieme, che tra l’altro è un metodo di realizzazione che uso quasi sempre. Però, oltre questo, chiaramente, ci sono stati dei problemi pratici, dove, ad esempio, io volevo fare una cosa e lui no e viceversa. Quindi diciamo che inizialmente abbiamo tolto e bandito tutto ciò che non andava bene ad ognuno di noi, a me infatti rimanevano sicuramente meno elementi di quelli che uso di solito. Quindi, da qui, abbiamo iniziato a giocare e abbiamo trovato la via per andare d’accordo. Questo significa lavorare in gruppo e non fare le cose da soli.

Parliamo dei singoli.

Faccio una premessa! I singoli sono stati scelti in maniera quasi casuale, ognuno di noi aveva idee diverse su questo, io magari ne avrei scelti altri. Ecco, anche avendo ‘solo’ 8 tracce, è stato difficile.

‘Doppio taglio’ è innanzitutto il pezzo che dà il titolo all’ep, e, ovviamente, è un pezzo iconico, a mio parere, uno di quelli che resta in testa. ‘Doppio taglio’ ha un grande significato : sembra che voi portiate da ‘sempre’ il doppio taglio, metafora di uno stile di vita che vi ha accompagnato per anni e che magari non vi omologava a chi vi diceva di non portarlo. Può essere inteso come un parallelismo fra la scena rap e le situazioni di vita quotidiana?

Sì, chiaramente non parliamo puramente del taglio di capelli ma parliamo di quelle persone che portano quel tipo di taglio di capelli e di quello che può significare. Diciamo che anche noi siamo sempre state due persone fatte in quella maniera, col doppio taglio. Poi è anche il titolo del disco perché siamo in due, ci siamo immaginati come ‘coppia di rapper’, e il taglio perché abbiamo un flow che punta a fare quello.

‘Dammi i soldi’ invece sembra una vostra piccola vittoria, un brano per dire “se avessi ascoltato chi mi buttava giù, ‘sta roba non l’avrei mai fatta”. È la vostra rivincita sulle persone che non vi hanno appoggiato?

Non ci avevo pensato a questa lettura, diciamo che è un pezzo molto carico e che pompa, più che altro. È un pezzo che serve a gasare l’ascoltatore, a questo abbiamo pensato durante la realizzazione!

Dopo aver ascoltato più volte l’ep, mi è rimasta dentro l’idea che mi sono fatto di voi in questo disco. Siete due artisti che di strada ne hanno fatta e ora sono forti e solidi, e non gli interessa minimamente fare parte della massa. Come dire ‘meglio soli che mal accompagnati’! È un po’ il messaggio velato che volevate mandare?

La trovo una lettura giusta, questa. Diciamo, sostanzialmente, che abbiamo mandato questo messaggio pur non volendolo. Anche il fatto di non cercare featuring è stato molto importante, perché volevamo essere noi e basta, senza strategie di marketing. Noi pensiamo che sia un disco che si lasci ascoltare pur non avendo mai cercato di fare la hit, puntando più ad un ep che non muoia là ma che dia la voglia a chi lo ascolta di sentirlo ancora. Tante volte quando io personalmente sento un disco magari mi annoia, a metà smetto di sentirlo, invece noi abbiamo appunto voluto fare ‘solo’ sei tracce per far godere per bene il lavoro a chi si approccia a questo ep. Quindi l’abbiamo fatto con questa idea, senza guardare il resto della scena, restando in disparte. La scena rap italiana poi non mi ha mai influenzato perché credo sia assurdo lasciarsi influenzare, preferisco andare alla fonte del rap mondiale. Oggi i rapper italiani, a seconda della moda, fanno tutti la stessa cosa. In America succede sicuramente meno. Infatti abbiamo perseguito un filone del rap del 2018 però con nostre idee e nostre sonorità. Parliamoci chiaro, per me il rap non è mai andato di moda, nemmeno adesso. Va di moda qualcos’altro che viene chiamato rap.

Infatti, cosa ne pensi della scena rap di oggi, quella che sta emergendo?

Molte volte c’è confusione, viene definito rap ma non è rap. Magari è molto più melodico ma non è comunque rap. Io non mi ci riconosco, se voglio sentire uno che canta, magari, sento proprio un altro genere. Io e Er Costa invece rappiamo, dall’inizio alla fine del disco.

C’è molto di vissuto all’interno dell’ep e nei vostri pezzi, questo continuo storytelling della vostra vita ne è il punto di forza. Quanto credi che il tuo vissuto abbia influenzato il tuo modo di rappare?

Tantissimo. Ma anche la mia maniera di rappare ha influenzato la mia vita, lo vedo come un tutt’uno. Chiaramente però se tu sei a casa e vedi la tv, non hai modo di rappare o di imparare a farlo. Più vivi, più hai del vissuto alle spalle, più riesci a dare un taglio e un senso al tuo rap, in generale. Noi infatti siamo riusciti a non far pesare le tracce o ad annoiare l’ascoltatore, pur toccando tematiche un po’ più impegnate. E non abbiamo mai fatto i maestrini!

“Il fatto è che qua al bar allo stesso banco trovi chi ha cantato e chi il collegio se l’è fatto tutto quanto”. Questa frase contenuta in ‘Tranquillo’ mi è rimasta molto impressa. Sei ancora quello di quando hai iniziato, cioè legato alla realtà di strada, quello dei pari livello e quello della vita vera, senza fronzoli o cazzate da raccontare?

Sì, diciamo che chiaramente con l’età mi sono ammorbidito, anche grazie ai miei amici che mi hanno dato una calmata. Però sicuramente è così. Nella società ci sono persone che pensano solo al tornaconto, che non si prendono mai le responsabilità e anche gente che non gliela fa pagare a questi individui. E magari poi ci si trova tutti al bancone del bar, con persone che ti hanno accoltellato alla schiena. Vedo che la società di oggi è molto frammentata, c’è disinteresse per gli altri, c’è solitudine, e questo volevo spiegare. A me dispiace molto che sia così, perché io sono per l’unità, perché siamo tutti sulla stessa barca e dobbiamo capire che i nemici sono altri. Dobbiamo tenere duro tutti senza metterlo nel culo agli altri, pagare un prezzo più alto oggi per un domani migliore. Sono un po’ disilluso su questo.

Ma invece ‘House Party’? Avevate idea di fare un pezzo un po’ in presa a bene?

Esatto, pezzo presa a bene, volevamo riproporre quel tipo di pezzo, perché nella metà degli anni novanta era un tipo di brano molto diffuso, perché era solito fare le feste in casa! Quindi abbiamo voluto riproporlo visto che questo tipo di pezzo se ne sentono molto meno e io e Claudio siamo due festaioli incredibili, a volte fino al doppio after e alla morte cerebrale! Siamo fan di feste di tutti i tipi, però quelle in casa le preferiamo di gran lunga! Anche se per i padroni di casa, non è mai la scelta migliore. Tra l’altro nel ritornello di quel pezzo c’è una citazione dei Sottotono e dei Lyricalz e abbiamo utilizzato le loro frasi per farlo, che poi è stato cantato dar Costa! Anche le base, inizia con sonorità anni novanta per spostarsi poi verso suoni più moderni. Però volevamo rimandare a quel periodo, sicuramente. C’è anche un messaggio velato, diciamo, nel testo perché spingiamo la gente a divertirsi ma è meglio fare le feste in casa perché così si evita di guidare, abbiamo fatto anche questa paraculata. Fai quello che vuoi, metti la musica che vuoi, non hai alcolici di merda come in discoteca, chiami un tuo amico che è un bravo dj e ti diverti. Però dai, andiamo anche in discoteca, il Costa anche con le stampelle, non molla mai!

Ci saranno, per caso delle date in cui presenterete il disco? So che Er Costa, per ora, non riesce ancora ad esserci ma, insomma, più avanti farete dei live, no?!

Sì, infatti questo disco doveva uscire molto prima, cercavamo di aspettare la sua guarigione ma la cosa si è protratta troppo e abbiamo deciso di farlo uscire. Non abbiamo potuto fare le promo, gli instore, le presentazioni live e quindi è stata un’uscita un po’ mutilata. Sicuramente le faremo anche se farle dopo l’uscita non sarà semplice. I nostri fan però li conosciamo, sappiamo che ci aspetteranno. Io per ora sono musicalmente in pausa, quindi non c’è fretta per i live. Più riceviamo supporto, più siamo pronti a fare della cose. Ordinate la copia fisica sul sito di Honiro, comprate quella digitale su iTunes, insomma ‘dacci i soldi’!

Siamo agli sgoccioli dell’intervista, ti lascio uno spazio per dire ciò che volete ai nostri lettori!

Ma sì, vorrei salutare tutti quelli che hanno collaborato a questo disco perché sono molto contento di come suona, con un sound asciutto e potente. Poi se volete info sul disco, insomma, ve le andate a cercare!