Ho sempre pensato che un prodotto musicale non sia in grado di farsi strada da solo. Dietro il successo o l’insuccesso di un album c’è sempre una macchina che si fa largo a fari spenti e col motore sempre acceso, anche se quello che si vede da fuori è solo un artista che lancia il suo progetto. Per capire meglio di cosa si compone oggi l’industria della musica, in una serata post-lavoro di qualche tempo fa, mi sono confrontato con Luca Stante, Amministratore Delegato di Believe Distribution Services Italia, l’azienda che in sordina sta cambiando le carte in tavola nel panorama italiano. Abbiamo approfondito delle tematiche legate alla discografia e all’importanza che il digitale oggi ricopre in questo settore passando anche per i criteri usati da FIMI nelle sue certificazioni e per le pratiche scorrette utili a scalare le classifiche.

Believe Distribution Services, è nata più di 10 anni fa nell’ambito della distribuzione e del marketing per etichette e artisti indipendenti. Come e in cosa è cresciuta nel tempo?

Inizialmente facevamo solo distribuzione digitale poi, negli anni, le nostre etichette e i nostri artisti ci hanno chiesto ulteriori tipi di servizi, quindi oggi offriamo anche servizi discografici come promozione, marketing e video. Devo dire che in 12 anni, da quando siamo partiti in Italia, siamo diventati prima leader fra gli indipendenti e attualmente abbiamo tassi di crescita molto alti tanto da essere in diretta competizione con le major.

Quindi il vostro core business di partenza è stato il punto di forza che vi ha portato anche alla produzione esecutiva.

Assolutamente sì. Believe è cresciuta così tanto negli anni grazie al digitale che è un canale di distribuzione che si è sviluppato a ritmi altissimi e oggi è quello predominante. Il potere delle major era basato sul controllo dei canali di distribuzione e il controllo dei canali di comunicazione. Finché i canali di comunicazione erano soltanto la radio e la televisione gli spazi erano ristretti, quindi c’era il predominio di poche aziende e pochi artisti. Oggi, invece, col digitale, gli spazi sia come distribuzione sia come comunicazione sono diventati molto più ampi. Il fatturato globale si spalma su molti più artisti. Ci sono molti meno artisti che arrivano ai numeri di vendita che avevano alcuni anni fa gli artisti più importanti a livello mondiale. Oggi anche le tracce e gli album che vendono di più hanno dei numeri molto più bassi rispetto al passato proprio perché la distribuzione ormai si è completamente diversificata e quindi c’è molto più spazio per le nicchie e gli artisti emergenti. Questo ha fatto sì che si potesse sviluppare un distributore mondiale come Believe Digital che intercetta artisti indipendenti.

In virtù di questo discorso, secondo te, quale può essere il plus vincente per emergere oggi a livello discografico?

È difficile generalizzare, anche perché dipende dai generi. Parlando di hip hop, ad esempio, oggi è molto importante saper padroneggiare i social media e i giovani sono molto bravi in questo.

Con "CARA ITALIA" 🇮🇹 Ghali ha distrutto ancora una volta tutti i record, è il debutto di maggiore successo di sempre su…

Pubblicato da Believe Distribution Services Italia su lunedì 29 gennaio 2018

Un’etichetta, invece, cosa dovrebbe avere per riuscire a portare quanto più in alto possibile un artista?

Innanzitutto, deve avere le antenne sempre attive proprio su questi media per scoprire quali sono gli artisti che si stanno muovendo più velocemente, poi deve aiutare gli artisti con degli investimenti, una produzione e una distribuzione adeguate. Un distributore come Believe Digital, che è uno dei pionieri da quando c’è il digitale, può aiutare tantissimo gli artisti a convertire in fatturato le loro capacità di comunicazione e i numeri che hanno sui social.

Qual è il vostro roster?

Abbiamo artisti appartenenti a tutti i generi. Nel rap abbiamo artisti di primo piano a livello nazionale, ad esempio Ghali, Mostro, Ultimo che ha vinto lo scorso Festival di Sanremo nella sezione giovani, High Snob, Achille Lauro, Sercho, Nerone, Mambolosco e tanti altri. Nel pop Mirkoeilcane che ha conquistato il secondo posto a Sanremo Giovani 2018, Il Pagante, LP, Betta Lemme, Lost Frequencies, Cristina D’Avena, nella musica classica contemporanea abbiamo Einaudi, Cacciapaglia, nell’indie-rock Cosmo, Brunori Sas, I Cani, Mellow Mood, Colapesce.

Congratulazioni Ultimo Official per la vittoria al Festival di Sanremo 👏👏👏

Pubblicato da Believe Distribution Services Italia su sabato 10 febbraio 2018

Mi sembra di aver capito che seguite anche Björk o sbaglio?

Sì, tra gli artisti internazionali ci sono star come Björk, che seguiamo in alcuni Paesi tra cui l’Italia, i Queen per i quali curiamo il canale YouTube coi relativi video e tanti altri. Anche nella dance siamo leader del mercato con artisti come Federico Scavo e Alex Gaudino, Benny Benassi, dj ed etichette come la Time e la Energy che sono tra le più importanti in Italia nel genere. Anche nel jazz abbiamo gli artisti italiani più importanti come Paolo Fresu, Danilo Rea, Roberto Gatto, Fabrizio Bosso, Phil Woods, Gino Paoli ecc.

Che ruolo hanno la radio e la televisione in questo periodo storico in cui il digitale è il primo canale di comunicazione?

Hanno sempre ruolo importante, sicuramente oggi per avere un buon mix di comunicazione c’è bisogno anche delle radio e delle tv, però, anche in questo caso, dipende dai generi. Per il pop sono fondamentali mentre per gli altri generi non lo sono. Noi abbiamo artisti come Ghali, Brunori Sas, i Tre Allegri Ragazzi Morti, Cosmo, Colapesce o I Cani la cui notorietà è incrementata molto negli ultimi anni grazie al fatto che non è più necessario passare per forza dalla radio o dalla televisione. Questo significa che oggi Believe è la piattaforma più adatta per la pubblicazione e la commercializzazione dei contenuti, perché noi siamo cresciuti insieme a questi media, quindi li conosciamo meglio di chiunque altro. Nessuno come noi può promuovere questi artisti facendoli emergere e crescere su questi media. Un altro aspetto molto importante, sempre legato al canale di distribuzione, è la globalità della distribuzione digitale. Prima, con la semplice distribuzione del CD, solo pochi artisti potevano permettersi di distribuire un album in tutto il mondo, perché è un sistema che comporta dei costi enormi la distribuzione del prodotto fisico, anche con enormi rischi di reso del prodotto. Oggi, invece, con il digitale, qualsiasi artista che si fa distribuire, ad esempio, da Believe, dal giorno dopo avrà in distribuzione il suo prodotto in tutto il mondo e questo ha aperto un mercato che prima non esisteva facendo prosperare anche artisti di nicchia che prima non avrebbero avuto nessuna chance.

La Classifica airplay radio indipendenti di EarOne di questa settimana vede ben 4 titoli distribuiti da Believe nella…

Pubblicato da Believe Distribution Services Italia su venerdì 9 febbraio 2018

Al giorno d’oggi, in un mondo pressoché digitale, ci sono ancora i CD e i vinili, su questi ultimi abbiamo anche una classifica dedicata realizzata da FIMI, ma quali sono le differenze effettive tra il formato fisico e quello digitale per un’etichetta? Cosa spinge a scegliere l’uno piuttosto che l’altro?

Sicuramente per noi conviene stampare un album quando si è quasi sicuri di vendere un certo numero di copie altrimenti diventa solo un oggetto promozionale da distribuire ai giornalisti, alla stampa e agli addetti ai lavori, in caso contrario diventa un costo per l’etichetta e una frustrazione per l’artista. Quando, ad esempio, si stampano 500/1.000 copie significa che quel prodotto avrà una distribuzione molto limitata sul singolo punto vendita, la distribuzione non può essere capillare. Non solo, c’è sempre meno spazio per i dischi nei negozi, quindi c’è il rischio che molti negozi rifiutino il prodotto. Noi consigliamo alle etichette di stampare quando hanno già una vendita di 2.000/3.000 copie minimo, tranne se li vendono loro ai concerti o sul proprio sito internet. Invece, per lo streaming è, ovviamente, molto diverso. Lo streaming e in generale il digitale è fondamentale per gli artisti emergenti, infatti, come dicevo all’inizio, è importante che le etichette stiano con le antenne attive sugli andamenti sui social e sugli store di streaming, come Spotify che rende pubblico il numero degli ascolti, per capire se una determinata band ha già un certo valore e numero di fan.

Proprio in virtù del numero degli streaming, ultimamente ci sono state delle modifiche nei criteri della FIMI riguardo la classifica generale e quindi delle certificazioni. Come sai, ora ai fini del conteggio degli ascolti hanno valore solo gli account premium. Cosa ne pensi di questa riforma? Hai riscontrato differenze importanti rispetto a prima?

È ancora troppo presto, però tempo fa ho partecipato a delle riunioni con FIMI. Ho sempre detto loro che sono molto estremo, addirittura avrei inserito anche YouTube nel computo, quindi non solo gli streaming free. Poi la scelta è stata diversa, ma va bene così, non la critico, magari siamo in una fase di transizione. Un altro metodo che a me piacerebbe e che ho proposto in quelle riunioni è quello tedesco il quale prende in considerazione il valore mentre il nostro metodo prende in considerazione le quantità di streaming e di download. Un EP viene considerato come album ai fini della classifica, però esce al prezzo di €6/7, invece un album esce al prezzo di €15, quindi, visto che secondo il metodo italiano le vendite sono considerate a livello quantitativo, l’EP è avvantaggiato perché ha un prezzo minore, di conseguenza il consumatore va a comprarlo, ma spende molto meno mentre con un album, che magari vende meno, l’etichetta o l’artista guadagna molto di più, perché l’album ha un prezzo raddoppiato rispetto all’EP. Secondo me, il criterio del valore, che si potrebbe utilizzare anche per gli streaming gratuiti i quali sono valorizzati da un prezzo molto inferiore rispetto a quelli premium, potrebbe essere un criterio più oggettivo.

A questo punto bisognerebbe anche impostare dei prezzi fissi.

No, il prezzo potrebbe essere libero, perché lo decide il mercato, cioè se tu vendi a un prezzo troppo alto il tuo disco non vende.

Spesso si sente parlare di visualizzazioni comprate e in alcuni casi si fa riferimento alla pratica dell’auto buy, tempo fa c’è stato anche un servizio de Le Iene in merito. Come si può arginare questa pratica sleale?

Guarda, io ho segnalato un paio di siti a iTunes, perché, secondo me, questa pratica è illegale, è ovviamente una pratica di concorrenza sleale. Secondo me, con lo streaming è molto più difficile, forse con i download è un po’ più facile perché, magari, ci vogliono pochi acquisti per arrivare in alto nelle classifiche, almeno in Italia. Noi, all’interno di Believe, abbiamo una policy che prevede la sospensione del contratto nel momento in cui sospettiamo che ci sono delle frodi, ma se ne siamo abbastanza sicuri facciamo il pull down delle registrazioni o dei video, se capiamo che c’è dolo anche da parte dell’etichetta terminiamo il contratto. Purtroppo, so che queste pratiche succedono.

In riferimento al mondo digitale, oggi è facile immettere un prodotto sul mercato per ottenere visibilità, ognuno potrebbe inserire le proprie canzoni sulle varie piattaforme. Quali sono i vantaggi di affidarsi a una label oggigiorno?

Il valore aggiunto di una label dovrebbe essere la conoscenza del mercato, dei mezzi di comunicazione, della distribuzione e della produzione. Più o meno, le competenze sono sempre quelle, però è anche vero che oggi alcuni artisti hanno già diverse di quelle competenze, forse ci vuole ancora più valore aggiunto da parte delle etichette. Alcune volte, gli artisti si fanno la propria etichetta.

L’ultima domanda che vorrei farti riguarda il confronto tra SIAE e Soundreef. A quale delle due aziende è meglio affidarsi?

Noi siamo appena diventati editori, quindi sinceramente, non so cosa risponderti, non sono così esperto in materia, noi come Believe curiamo la distribuzione, quindi la parte master.

Con l’iscrizione alla SIAE immagino che ci siano progetti di ampliamento.

I progetti consistono nell’allargare la nostra attività, perché ce lo chiedono le etichette e gli artisti indipendenti. Vogliamo continuare a fornire dei servizi sempre più ad alto valore aggiunto ai nostri fornitori di contenuti, come già stiamo facendo, per crescere insieme. Una prova, ad esempio, è che nel 2017 abbiamo avuto cinque album sia per il fisico che per il digitale nella Top100 di FIMI. La nostra quota di mercato cresce molto velocemente.

 

La solidità e la crescita di Believe mi fa credere che la musica abbia sempre più mercato in un periodo storico in cui le prospettive più rosee parlano di uno stallo macroeconomico. Spero che nella prossima chiacchierata io possa notare altri traguardi e ulteriori progressi da parte di questa fiorente realtà aziendale.