A Roma piove. Attraverso la via Aurelia con la mia macchina, imboccando poi il Grande Raccordo Anulare per raggiungere l’Atlantico, il locale dove stasera assisterò ad un live. Mi fermo prima a fare benzina e il ragazzo in quel momento sta mangiando un panino dallo ‘zozzone’, fermo nell’area di sosta. Mi raggiunge, metto i miei onesti dieci euro e riparto. Freccia, spanno il vetro, stacco la frizione e le ruote raggiungono di nuovo le linee bianche che delimitano le carreggiate. Improvvisamente, noto tutti i dettagli della Città Eterna. Il traffico, le luci, i clacson, un piccolo tamponamento risolto con tranquillità, i semafori. Leggo le indicazioni, mando affanculo qualcuno per una manovra sbagliata, saluto i ragazzi che lavorano al parcheggio del locale, prendo una birra al bar vicino. D’un tratto mi sento in una canzone di Carl Brave e Franco. Perché la vera rivoluzione non è creare qualcosa di astratto, di invisibile, ma di far diventare una realtà vissuta da tutti un’arte. I brani dei due artisti romani uniscono e non dividono mai. In pochi sono riusciti a criticare questo modo di fare musica, perché all’orecchio, soprattutto per i romani, risulta dolce, rilassante, personale. Ed è proprio loro che sto andando a vedere. C’è un po’ di fila, ma arrivo presto, per godermi anche tutto il contorno: il vociare dei giovani emozionati di vedere forse uno dei loro primi live, le sigarette, le mamme che si raccomandano di chiamarli all’uscita e i tizi che ci chiedono di aprire gli zaini.

Ha smesso di piovere, per fortuna. I cancelli aprono prima, probabilmente perché stasera, seconda delle quattro date organizzate a Roma, è previsto il tutto esaurito. Ritiro il mio accredito (grazie BombaDischi!) e mi piazzo in prima fila. L’ambiente è genuino, giovane, spensierato. Un gruppo di persone si siede per terra, banchettando con birre e panini, occupando anche più dello spazio necessario alla sopravvivenza. La gente un po’ si innervosisce, ma una risata fra di loro e torna tutto a posto. Il locale si riempie alla spicciolata, ma quando si riempie fa impressione.

Probabilmente pensare questi numeri, anche solo un anno fa, era riservato al più ottimista degli ottimisti. Ma i traguardi raggiunti sono notevoli e Carlo e Franco lo sanno. Con la loro semplicità, si sono presi la loro città. Unita ora più che mai.

Il live inizia, Carl Brave & Franco126

Alle 22 e qualcosa, comincia finalmente il concerto. Ad accompagnare i due frontman c’è una vera e propria formazione di strumentisti, con tre chitarre, una tromba, un sax e una batteria. Tutti i componenti sono tranquilli sul palco, coinvolti dalla musica, senza particolari difficoltà, come stessero suonando davanti a qualche amico. E invece il posto è stracolmo di gente. Il pubblico è vivo e canterà tutte le canzoni fino alla fine, sovrastando quasi il tentativo dei due cantanti di restituire ai paganti uno show interessante. Camicia per Carlo, felpetta per Franco, birra, vodka e microfono. 

L’outfit dei due cantanti – Carl Brave & Franco126

‘Solo Guai’ apre le voci dei partecipanti e le tracce successive scivolano via veloci. Dal successone di ‘Polaroid’, si passa a ‘Lucky Strike’, ‘Tarari Tarara’, ‘Medusa’, ‘Per favore’, fino ad ‘Alla tua’, in cui i due sul palco non perdono occasione per brindare ad una Roma così unita. Un saluto a Coez per ‘Barceloneta’, con la strofa del rapper romano cantata dalla folla, e si riparte. Pochi gli intermezzi fra un pezzo ed un altro, forse necessari per rilassare il pubblico e renderlo ancora più partecipe. Probabilmente delle pause avrebbero reso più compatto il live, dando risalto a delle sfaccettature necessarie a riempire il passaggio da una traccia all’altra. Ma, nonostante questo mio personalissimo appunto, qualche pausa se la concedono : lanciano bottiglie d’acqua sulla folla assetata (no, non come Sfera!), fanno bere un po’ di birra ai ragazzi della prima fila, regalano 3/4 magliette e riescono anche a scattare qualche selfie con chi è sulle transenne.

Ottimo anche il coinvolgimento di tutta la platea, con Carlo e Franco che scendono spesso dal palco spostandosi da un lato all’altro, dove il primo si concede anche il lusso di cantare in mezzo alla folla, tempestato di iPhone e flash diretti sul suo viso.

La scena di abbandonare il palco e tornare non sorprende nessuno, perché tutti attendono gli ultimi due pezzi ancora non cantati, le due hit che, per un motivo o per un altro, hanno reso granitico il loro lavoro. ‘Interrail’ si mischia a ‘Sempre in due’ e ‘Pellaria’, vero pezzo finale del live, cantato in loop fino a quasi finire il fiato.

Ci siamo, il concerto volge al termine – Carl Brave & Franco126

Un’ora e mezza dopo, Roma si ritrova ancora unita. Il coro del pubblico su ‘L’amour toujours’ di Gigi D’Agostino sale e non trova ostacoli, venendo casualmente lanciato dalla folla sia nel momento della pausa (e arringato poi da Carlo al suo ritorno sul palco), sia a fine concerto. Un coro, un’unione, una voce sola. Roma si ritrova di nuovo fuori da quel microcosmo di una novantina di minuti, in cui ha avuto la possibilità di toccare con mano i pezzi scritti dai due artisti romani. Eppure, la Roma raccontata, è quella alla portata di tutti. È quella dei vetri appannati delle macchine parcheggiate, è quella del traffico per uscire dal locale, è quella dei semafori rossi per tornare sul GRA, è quella dei furbetti per saltare la fila. Dettagli, lenti d’ingradimento, piccolezze, particolari che però sono visibili per qualsiasi persona. Ma Carl Brave & Franco 126 hanno avuto la capacità di farli notare. E Roma ringrazia, unendosi per quattro volte, sotto il tetto dell’Atlantico. Lunga vita al sentimentalismo e alla serenità. Che a stare ‘Pellaria’ non ha di certo mai fatto male a nessuno. Specie a Carlo e Franco, ormai un tutt’uno coi loro fans.