Fin da quando ho sentito parlare del “castello di Zakula”, da alcuni definito il tempio della street art milanese, ho avuto la curiosità di visitarlo. Così ci siamo messi in contatto col padrone di casa, al secolo Jemai Zakaria ma da tutti conosciuto come Zak, o più semplicemente “zio”.

Ovviamente non si tratta di un vero e proprio castello, ma di un complesso di fabbricati in apparente stato di abbandono del quale Zak è stato nominato custode a tutti gli effetti. Ma state ben attenti a non pronunciare la parola “abbandonato” in sua presenza:

“Vedi dell’abbandono qui? Guardati intorno… c’è più vita qui che in qualsiasi altro luogo”

Arriviamo al castello e veniamo subito accolti dal padrone di casa che non perde tempo e ci introduce al suo stile di vita, uno stile abbastanza particolare, almeno se non si è abituati a lavarsi con l’acqua piovana.
Appena varcata la soglia si rimane subito incantati dalla presenza massiccia di vere e proprie opere d’arte, i graffiti sono presenti in ogni angolo: muri, scale, anfratti, ogni spazio è sfruttato in modo diverso dall’artista di turno.

Dopo un breve tour nel quale Zak fa gli onori di casa, ci sediamo attorno a un tavolo e tutti (nel nostro gruppo ci sono anche bambini) ascoltiamo assorti le sue parole mentre ci parla della sua vita.

Comincia da come è scappato dalla guerra ed è arrivato in Italia, parla del lavoro di cuoco che aveva sul lago di Garda, della moglie e dei figli. Per via di problemi avvenuti in seguito che non sto a specificare (sarà lui a farlo se deciderà di aprirvi le porte di casa sua), Zak si è trovato ad essere un clandestino ed è stato allora che ha “trovato” il castello, o forse il castello ha trovato lui.

Ci parla di come l’ha trovato infestato dai rom e di come grazie al suo impegno e a quello delle forze dell’ordine, sia riuscito a mandarli via. E proprio grazie a questo impegno i proprietari dello stabile hanno deciso di nominarlo a pieno titolo custode. Era la nascita di quello che poi divenne “Il castello di Zakula”.

Inutile dire che tutti rimaniamo affascinati da questa storia e sciolto il ghiaccio cominciamo a fargli qualche domanda. Ad esempio io gli chiedo se a nessuno è mai venuto in mente di trasformare il castello in qualcosa di commerciale, del tipo fare pagare l’ingresso…


“In tanti ci hanno provato ma io ho sempre rifiutato qualsiasi cosa di commerciale. Ho mandato via tanti fotografi che volevano entrare solo per fare foto, video… Io vengo forse in casa tua a farti foto mentre dormi, mentre mangi, mentre pisci??
No..quindi nessuno lo fa in casa mia. Questa è casa mia, la mia prigione e sarà la mia tomba”

“Casa mia”. Non possiamo fare a meno di notare che queste parole vengono ripetute spesso nei discorsi di Zak, come a voler rimarcare il diritto di stare lì. Diritto che si è guadagnato e che nessuno potrà mai togliergli.

Qualcun altro gli chiede dei suoi figli. E lo sguardo va inevitabilmente alle foto appese al muro, e gli occhi diventano subito lucidi.

“Loro sono la mia forza, sono tutto quello che ho… Mi danno la forza di andare avanti.”

Li vedi spesso?

“Ogni due settimane vengono a trovarmi, a volte passano qui la notte. Lo preferiscono piuttosto che andare a dormire in albergo. Qualche tempo fa è stata qui anche la mia ex moglie. Sono in buoni rapporti con tutti”

Intanto mettiamo in tavola le cose che abbiamo portato da mangiare, apriamo una bottiglia di vino per noi e di Coca Cola per i bambini. L’atmosfera è ormai del tutto gioviale, e tutti abbiamo l’impressione di essere in visita da un amico di vecchia data.

Andiamo avanti a parlare dei graffiti e degli street artist che frequentano il “castello”.
Lui ci tiene a specificare che tutti quelli che entrano, lo fanno solo ed esclusivamente se lui approva e per quanto riguarda le opere invece lascia libera la fantasia degli artisti. Aggiunge anche che preferisce di gran lunga i soggetti figurativi al lettering ed è per quello che sta pian piano facendo sparire tutti i pezzi presenti nel piano da lui più frequentato (quello in cui ci troviamo mentre parliamo) per far spazio ai “disegni”.
E qui si spegne un po’ la mia speranza di dipingere quel giorno, visto che mi ero portato gli spray giusti per fare un pezzo! Beh pazienza…

Gli chiedo in che rapporti è con i writer e gli street artist che hanno dipinto al castello, cioè li senti anche dopo o vengono, dipingono e chi si è visto s’è visto??


“Sono tutti amici… Conosco loro e conosco i loro genitori. A volte li vado a prendere e li porto qua. Poi tornano da soli. Ci sentiamo e rimaniamo in contatto. Vengono da Milano, ma anche Trento, Bologna ecc…
Inoltre ogni anno vengono qua i ragazzi della scuola d’arte di Zurigo.”

Insomma, un bel viavai di artisti…

 

scala

Nella parte adibita a “soggiorno”, insomma quella dove il padrone di casa passa la maggior parte del suo tempo, da solo o con ospiti, sono presenti non solo opere d’arte sui muri ma anche una miriade di oggetti che oserei definire “poco convenzionali”. Ad attirare la nostra attenzione, ad esempio, delle scarpe da ginnastica reinventate come “facce curiose” o il vaso pieno di carte colorate, o ancora il sistema di luci ideato da Zak stesso che – come ci spiega – è stato pensato in modo da illuminare gli occhi degli ospiti con cui si intrattiene.
“Perché gli occhi contano tantissimo… ti dicono tutto di una persona”

Dopo un po’ di chiacchiere quindi ci alziamo e andiamo a vedere i piani superiori, quelli un po’ “meno curati” ma comunque interessanti da vedere e anch’essi farciti di graffiti. All’ultimo piano (quello che lui chiama “attico”) Zak, avendo percepito la mia delusione, mi indica una parete e mi dice: “Qua puoi fare il tuo lettering”.
Ovviamente non aveva ancora finito la frase che io ero già sceso a prendere il mio zaino e stavo già dipingendo. E dentro di me pensavo “Quest’uomo è un grande”.

Finito di dipingere è il momento di salutarci, abbracciamo Zak e ce ne andiamo con due convinzioni: la prima è che andiamo via più ricchi di quando siamo arrivati. La seconda è che questo non è un addio ma un arrivederci.
A presto Zak.

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Appassionato di hip hop da ormai quasi vent'anni, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli emergenti e ai Graffiti