Soundtrack: Clessidra

Palermo, anni ’90.

Un’automobile percorre l’autostrada più vicina. Dai finestrini si possono ammirare le campagne siciliane con la vegetazione dello stesso colore della Fiat Uno su cui viaggia la famiglia Marsiglia. L’unica differenza sta nella tonalità in quanto l’auto è leggermente più scura del paesaggio, proprio come la pelle di Giovanni, uno dei passeggeri. Davanti ci sono i suoi genitori la cui diversa etnia gli ha donato quel colorito, seduti accanto a lui ci sono i suoi quattro fratelli.

Arrivati dentro la città, ognuno di loro riprende la propria quotidianità. Quella di Giovanni si divide tra i suoi libri e i campetti della zona, su quello di calcio si prodiga nel tirare con l’interno come i calciatori veri mentre su quello di pallacanestro si esercita per vincere cinque anelli come Magic Johnson. Ormai grande, ha capito che il suo sport dev’essere il rap, l’arte con la quale oggi descrive la sua città ancora ferma ai tempi in cui sua madre e suo padre, i suoi eroi, crescevano i loro figli dal basso del precariato rappresentato dalle coppette che coprivano i cerchi di quella vecchia Uno.

Ora che Giovanni è diventato Johnny, è tempo di ribaltare la clessidra per raccontare quei viaggi in cui vedeva il paesaggio scomparire fuori dal finestrino mentre i granelli di sabbia cadono giù, in basso, come le sue origini che rappresenta per non essere di moda, quella che ti dice di spacciarti per chi non sei, d’altronde il leitmotiv resta sempre “il malessere è strumento per reagire”, Primero docet.