E’ tornato. Nerone is back. Perchè dico così? Perchè nonostante Nerone si continui a sperticare nel definire Hano come un “webgiornalino che non si incula nessuno”, non è la prima volta che ci ritroviamo ad avere a che fare con le sue manie di persecuzione. Quindi, sarebbe più corretto dire che forse Hano non se lo “incula” nessuno, ma che lui ci si “incula” anche troppo. Immagine non adatta ai deboli di cuore.

La prima volta era stato a causa di un articolo che avevo scritto io. Articolo nel quale lui non veniva mai nominato. Non lo conosco e non so che musica faccia, che ci crediate o meno. Il tema generale era un blando invito alla scena italiana nel non prendersi esageratamente sul serio, stereotipando atteggiamenti e pretese che sarebbero antipatiche se portate avanti dagli U2, figuriamoci da un branco di ragazzetti che non riesce a fare un tour nelle migliori osterie milanesi. Alludevo inoltre allo spesso inappropriato utilizzo della parola “poesia” per il rap italiano riferendomi, nello specifico, a Ghali. Ecco, quest’ultimo concetto non andò proprio giù al nostro amico BigBlack il quale, pacatamente come solo lui sa fare, mi dedicò una mezza pagina su facebook definendomi come un povero frustrato che ci ha provato con il rap e non ce l’ha fatta e, soprattutto, asserendo come sia innegabile che “i rapper italiani siano i nuovi poeti”. Una stronzata talmente grossa che pure qualche suo fan lo ha invitato a contare fino a 10.

Io a questa cosa non ho mai neppure risposto sul sito perchè il sistema “se parli male della mia musica, io dico che sei uno sfigato” è vecchio come il mondo e, probabilmente, al suo posto farei lo stesso.

Diverso quello che è stato scritto nei confronti della mia amica e collega Valeria nei giorni scorsi. Fortunatamente l’indignazione è stata generale anche se, come sempre, immancabile il plauso di qualche fan mentecatto che pensa che dare a una ragazza “della cozza inchiavabile” solo perchè ti ha criticato sia una figata. La stessa gente che poi accende candeline e sparge fiori quando qualche poveretta si lancia dal terrazzo, ma neanche di questo voglio parlare. Io voglio parlare del dopo. Di quelle indimenticabili storie su Instagram con cui il sommo poeta Nerone ha fatto finalmente luce su cosa è o non è il giornalismo. Accorrete e godetene tutti. Punto per punto.

“Rockit dice che non c’era bisogno di me? O non c’è bisogno di voi? Siete voi che campate coi nostri nomi in bocca. Quello fa uscire il disco e tu lo scrivi, il classico avvoltoio”.

Qui, probabilmente ispirandosi all’ermetismo, non è chiaro quale sia il concetto. Se avete avuto la gran fortuna di guardare tutto il video, avrete notato che all’incirca 10 secondi prima dice esattamente il contrario. Ossia di come Rockit nonostante i suoi dischi e la sua vittoria a Spit, non si fosse mai interessata alla sua musica. Confusione.

Il concetto di fondo è però un altro, rivelando la vera natura del fine pensiero Neroniano: voglio che si parli bene di me ogni qualvolta faccio qualcosa ma, nell’assurdo caso che non vi piaccia, siete un branco di avvoltoi sfigati. Ok. 

Perchè se la prende con Rockit? Semplicemente perchè, come tutte le persone in grado di saper leggere o con un titolo di studio superiore alla patente del motorino, la redazione di Rockit ha condannato abbastanza duramente la porcheria apparsa sui social del cantante.

“Mi accusate di sessismo solamente perchè ho dato della cozza a una tipa brutta?”, “La signorina di quell’altro sito aveva scritto delle infamate sul mio conto, e io non posso rispondere? Non posso dirti che sei brutta?” e “Non è sessista se io descrivo l’atteggiamento di una donna”.

Scemo io. Io ero assolutamente convinto che se una ti fa una critica educata e tu le rispondi che è una “cozza che sogna di farsi ingravidare da tutti i rapper italiani” fosse sessismo. Niente di tutto questo, “sta descrivendo il suo atteggiamento”. Fanculo quei falliti di Hano e di Rockit. Vogliono ostacolare questa critica onesta e assolutamente non influenzata dal fatto che la ragazza in questione si era permessa di dire che “live” eri, strano a dirsi, sgonfio. Probabilmente lo stai facendo anche per il suo bene vero? Critica costruttiva. Hanomerda e Rockitmerda.

“Io dopo due giorni che ho mollato la scuola a 16 anni stavo lavorando”

No. Scoop. Scandalo. Dato il livello culturale dei suoi post e la sua sublime definizione di sessismo mi aspettavo come minimo una laurea magistrale con 110 e lode. Bacio accademico, Pallone d’oro e simposio infrasettimanale ad Harvard.

“Come al solito siete pronti a fare due notizie di merda per mettere il banner della pubblicità sul vostro sito del cazzo”, “#faticaseria, andate a lavorare” o “pur di non lavorare un giorno nella vostra vita siete disposti ad inventarvi qualsiasi cosa”.

Quindi, accusati di scrivere per raccattare dei soldi ma, al tempo stesso, di essere dei barboni che non guadagnano una lira. Qui commento seriamente perchè anche in questo settore se ne leggono di tutti colori. Io per hano scrivo gratis. Scrivo perchè mi piace e perchè ho passione e, salvo qualche ringraziamento e un paio di biglietti, non ci ho mai guadagnato un cazzo. Ho un lavoro che mi consente di vivere per i cazzi miei in centro a Londra, di andare in vacanza qualche volta all’anno e di fare tutto quello che voglio. Potrebbe andare meglio ma anche molto peggio. Ti auguro con la tua carriera di artista di stare altrettanto bene ma, al tempo stesso, ti invito a non tentare di sminuire chi ti critica seguendo la strada del portafogli o del “lavorare”. Perchè, per citare Trump, “se si gioca a chi ha la busta paga più grossa” a volte si può anche perdere.

“Chi scrive notizie è un giornalista. Chi scrive opinioni personali è un blogger. Ok?”

Game Over. Esplosione delle sinapsi e sangue dalle orecchie. Se ho capito bene, e francamente non ne sono sicuro, per Nerone solo chi lavora all’Ansa è un giornalista. Notizie vuote, senza descrizione che si limitano a riportare l’accadimento dei fatti. Oddio, sicuramente è giornalismo, ma dire che solo questo lo sia mi sembra un filo riduttivo. E’ la seconda parte della frase però il vero capolavoro. Allora, a casa mia sei un blogger se scrivi su un blog. Ci sono giornalisti che scrivono sui blog e blogger che scrivono sui giornali e questo, sebbene tu abbia lasciato la scuola a 16 anni, è un concetto abbastanza lineare. Poi, tralasciando il fatto che nessuno ad Hano si sia mai sognato di definirsi giornalista, ci sarebbe il discorso dell’iscrizione all’albo e, ti assicuro, ci sono un sacco di persone iscritte a quell elenco con il brutto vizio di commentare le notizie con pareri personali. Augias? Blogger. Travaglio? Blogger. Feltri? Blogger. Homo Sapiens? Blogger.

“Più che prendermela con te Valeria come ti viene in mente di rovinare la vita ad una persona che non ti ha fatto niente”

“Cozza inchiavabile” is the new “non ti ho fatto niente”. Qui il poeta Nerone si riferisce alla sospensione adoperata da facebook alla sua pagina. Senza sapere che facebook non chiude le pagine sulla base di una segnalazione ma sulla base di molteplici denunce da parte degli utenti. 

Ci sarebbe altro ma, che tu ci creda o no, devo andare a lavorare.

Diego

Ps. Nel caso tu sia a caccia di spunti per un post di insulti ti posso dare qualche dritta su di me.

  • Vagamente strabico.
  • Ho provato a fare musica ma non è stato un successo planetario per usare un eufemismo.
  • Ansioso
  • Non credo tu abbia elementi per darmi dall’omosessuale ma, piuttosto, una volta ho avuto un rapporto sessuale con una ragazza in sincrono con i 100 metri di bolt. 9.68 di pura passione.
  • Sono interista
  • Penso tutt’ora che Victoria Silvstedt sia la donna più bona del mondo.
  • Vittoria Cabello è stato un mio sogno erotico.
  • Piango guardando i film.
  • SCRIVO PER HANO
Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo.