Sono tante le discipline e le forme d’arte che da sempre accompagnano il magico mondo del rap. Già l’hip-hop, in quanto cultura, ha al suo interno l’arte del writing che nel corso degli anni ha portato diversi artisti a lasciare le strade per fare della propria arte un lavoro. Sono numerosi anche altri artisti che gravitano intorno al rap e che oggi, grazie allo sdoganamento di questo genere musicale nel nostro paese, hanno trovato il giusto spazio e riconoscimento. Mi riferisco ai produttori, ai beatmaker e ai fotografi. Ecco, è proprio sull’arte della fotografia che oggi voglio puntare i riflettori e in particolar modo sull’arte della fotografia di Matteo Bellomi. Ho conosciuto Matteo pochi mesi fa, ho sempre guardato con ammirazione il suo lavoro, chiedendomi come, ballando e cantando sopra un palco, potesse scattare delle foto così tanto belle, come potesse riuscirci in ogni contesto e circostanza, come potesse catturare le emozioni e far uscire la persona dal personaggio che ha fotografato. Tutte queste domande per me sono tutt’ora un mistero, con Matteo abbiamo iniziato a collaborare sempre più spesso, sia usando le sue foto negli articoli su Hano, sia con la neonata rubrica Hey Mr Dj. Siamo diventati amici e nutro un profondo rispetto per lui come persona e come fotografo, spesso gli dico “sei il fotografo numero uno in Italia” e lui mi risponde “esagerata”, ma io lo penso davvero, soprattutto conoscendo la sua storia, il suo background, il suo lavoro e le sue ambizioni. L’ho visto scattare in situazioni assurde, come in mezzo alla folla durante in Concert in The Sky con Marracash a 40 metri d’altezza e emozionarsi la prima volta che ha scattato all’intero concerto di Fabri Fibra all’Alcatraz, al punto che mi ha mandato il file dropbox con le foto modificate all’una di notte perché non poteva dormire senza averle prima post prodotte tutte. Questo per me è essere artisti, che si tratti di rap, djing, bboying, beatbox, scrittura, writing o fotografia, l’essere artista è avere quel fuoco dentro che non ti fa smettere mai di lavorare per la tua arte.

Marracash Concert in The Sky foto di Matteo Bellomi
Fabri Fibra Alcatraz foto di Matteo Bellomi

Matteo Bellomi ha soli 21 anni, frequenta l’università di fotografia e lavora come fotografo dall’età di 16 anni, ha collaborato con Roccia Music dagli inizi, con Bhmg, con numerosi artisti della scena rap italiana e oggi è il fotografo ufficiale di Achille Lauro, un percorso rapido e in netta ascesa il suo, un percorso che molti suoi coetanei possono solo sognare e che lui invece sta vivendo. Un percorso fatto di studio, sacrifici, talento, passione per la fotografia e un pizzico di fortuna che di certo non guasta.

Cos’hai provato la prima volta che sei stato sul palco con Marracash?

“Avevo i brividi. Io sono nato e cresciuto ascoltando Marra, per cui arrivare poi sul palco con lui è stata un’emozione fortissima. Ho iniziato a collaborare con lui dagli instore, perché ero veramente piccolo, avevo solo 16 anni e non credevo neanche si potessero fare fotografie del genere. Quando ho iniziato a far le serate, ho cominciato stando sotto al palco e già solo nel momento in cui lui entrava sul palco e c’era il boato del pubblico, io ero pieno di brividi, che spesso non mi permettevano nemmeno di fare le foto. Ero talmente tanto emozionato e esaltato che le foto venivano una schifezza, soprattutto le prime, poi il live va avanti e piano piano ti abitui al fatto che stai scattando, l’emozione passa e di volta in volta ne hai sempre meno”.

Marra e Gué foto di Matteo Bellomi

Tu hai un background legato al rap, sei cresciuto ascoltando questa musica

“Sì, anche perché mio fratello lavorava con i Club Dogo agli inizi e con Marracash poi, quindi già da bambino, mentre i miei compagni ascoltavano Cristina D’Avena, io ascoltavo i Dogo. Sono cresciuto ascoltando questa musica e ho sempre visto loro come gli artisti inarrivabili, invece nel giro di 15 anni sono arrivato a lavorare proprio con loro e per me è stato il coronamento di un sogno che adesso si sta svolgendo pian piano”.

Dalla prima volta sotto al palco di Marracash sono passati 5 anni, com’è cambiato il tuo modo di approcciarti in quelle situazioni?

E’ cambiato tutto, nel senso che sono cambiato io come persona, come carattere. Sono molto meno emotivo per quanto riguarda le emozioni sul palco, sono sicuramente molto più abituato a quello che succede durante i concerti, anche se dentro resto sempre la persona che ero agli inizi. E’ cambiata anche la mia concezione di fotografia, con il passare degli anni, cambia anche il gusto e quello che vuoi fare, sono cambiati gli strumenti con cui lavoro, perché agli inizi lavoravo con la Canon più economica di tutte perché non potevo permettermi altro e poi, grazie al mio lavoro, mi sono potuto permettere macchine sempre più specializzate e adatte a quello che devo fare. Ora lavoro con delle macchine che non avrei mai pensato di usare a 21 anni, pensavo le avrei avute a 40 anni, quando avrei avuto il mio studio, perché non mi immaginavo tutto questo e così in fretta. Con il passare del tempo e con tutti i lavori svolti, è cambiato tutto, è cambiato anche il mio impatto con il pubblico, con gli artisti e anche il loro nei miei confronti, ora non mi vedono più come il ragazzino che va a fare le foto, ma come qualcuno con cui collaborare, confrontarsi e quindi mi sembra tutto molto più normale adesso. Ora è quello che faccio dalla mattina alla sera, prima era il concerto della sera che mi rendeva disabile per un’ora, non mi faceva capire niente e tornare a casa a piangere perché le foto non mi piacevano”.

A quale foto sei più legato?

“Io sono molto legato a una foto di Achille Lauro che ho scattato nel secondo concerto ufficiale di Roccia Music dopo la fondazione, al Carroponte di Milano. Mi ricordo l’esatto momento in cui l’ho scattata: Lauro era sul palco che faceva l’apertura a Marra, indossava una maschera d’oro e indicava verso il pubblico, io ero dietro di lui e dietro c’era tutto il pubblico con un effetto di luci rosso. Quella foto a me era piaciuta tantissimo fin da subito e a lui pure, ci sono molto legato perché è stata la prima che mi è piaciuta così tanto dall’inizio e che è riuscita a sbloccare in me quella voglia di fare sempre meglio. Ci sono anche molti altri scatti a cui sono legato in modo particolare, come la foto che Marra e Guè hanno usato come promozione del tour di Santeria, quella con i due fumi che escono, loro due che indicano verso l’alto e le mani del pubblico. Sono molto legato a questa foto perché ha girato tutta Italia ed è stata un’emozione incredibile, giravo per le strade e vedevo la mia foto appesa nei cartelloni che sponsorizzavano i concerti. Negli anni sono riuscito ad acquisire anche l’esperienza da shooting all’aria aperta e in studio, come per esempio tutti i servizi fotografici che faccio a Achille Lauro e Boss Doms per la promozione di tutti i loro eventi. Avendo fatto anche tutto il tour con loro in giro per l’Italia, vedevo ovunque i manifesti con la foto che avevo scattato io, quindi queste sono foto che mi hanno particolarmente emozionato, anche se ce ne sono molte altre, quelle di Fabri Fibra, di Coez, di Sfera mi emozionano molto, quindi è difficile sceglierne solo una”.

Achille Lauro foto di Matteo Bellomi
Marra e Gué Santeria foto di Matteo Bellomi

Ora sei il fotografo ufficiale di Achille Lauro, hai firmato con la sua etichetta No Face, che rapporto hai con lui, Boss Doms e Dj Pitch8?

“Ho iniziato a lavorare con loro seriamente due anni fa, anche se già li conoscevo, ma dal primo tour di Ragazzi Madre che collaboriamo in modo assiduo. Abbiamo un rapporto sia lavorativo, che soprattutto di amicizia, ci vediamo spesso, siamo contenti di passare del tempo insieme, senza necessariamente dover fare foto o lavorare. Il nostro è sicuramente un bel rapporto di amicizia che riesce a conciliare un ottimo rapporto di lavoro”.

I rapper sono vanitosi quando devono farsi fotografare?

“Con me assolutamente no. Sento spesso dire che Guè Pequeno o Sfera Ebbasta sono vanitosi, ma è solo gente che parla senza conoscerli realmente, io conoscendoli riesco a dire che non ho mai visto vanità in nessuno di loro, che non hanno mai fatto gli altezzosi, che si sono sempre comportati bene, anzi, Guè mi sorprende sempre perché tutte le volte che vado a fotografare ai suoi concerti, mi ringrazia, mi abbraccia, sono cose di poco conto perché sono lì a lavorare, ma da una persona che la gente giudica altezzosa, menosa, distaccata, è una cosa che non ti aspetti e fa sempre piacere, lo stesso è sempre stato con Sfera e con tutti gli altri, sinceramente non ho mai avuto problemi di questo tipo”.

Sfera Ebbasta foto di Matteo Bellomi

C’è un rapper che non hai ancora fotografato?

“No, credo di averli fotografati tutti, perché quelli che non ho fotografato come unico fotografo loro, li ho fotografati o in situazioni di featuring con altri, oppure in eventi dove stavo fotografando e arrivano altri come special guest, quindi anche se non ho lavorato direttamente con loro, li ho fotografati tutti. Dai Club Dogo, a Sfera Ebbasta, Tedua, Izi, Jamil, Noyz, Salmo, Nitro, En?gma, Nerone, Lazza, Ensi, Amill Leonardo, li ho fotografati tutti, da quelli che la gente ancora non conosce, a quelli che la gente conosceva e si sono persi, si è concluso tutto un mese fa quando ho fotografato Fibra. Era l’unico che mi mancava completamente, l’avevo fotografato una volta di sfuggita quando si stava esibendo con Marracash e le foto non erano neanche venute bene, per cui mi mancava lui e ho chiuso l’esperienza dei rapper italiani un mese fa”.

Qual è la tua particolarità come fotografo? Anche scorrendo Instagram, si capisce quando una foto è stata scattata da te, come fai?

“E’ difficile da dire, penso sia una cosa di gusto, nel senso che molti fotografi utilizzano flash, ottiche diverse alle serate, diverse macchine e diversi tipi di fotografia, io invece mi baso sempre sullo stesso, ovvero la mia macchina con un mio obiettivo luminosissimo, o un grandangolo esasperato tipo un fish eye e tengo sempre quello che mi ha fatto crescere, cercando di migliorare le tecniche che ho appreso da subito. Non utilizzo mai il flash alle serate e uso sempre la stessa color e post produzione, ma va sempre in base al mio gusto. Adesso sto facendo un tipo di elaborazione particolare sulle foto, ovvero ne sistemo tre per volta per il mio Instagram, infatti a fasce sono tutte collegate 3×3. Può essere anche questo che le contraddistingue, in più tento sempre di utilizzare sfumature simili tra una e l’altra per poterle collegare sul mio profilo, ma anche se prese singolarmente, vedo che agli artisti con cui lavoro piacciono, vedo che girano molto e penso che continuerò a usare questo stile, magari aggiornandomi e tenendole sempre molto simili una dall’altra in modo tale che quando girano per l’Italia, per i siti, la gente riesca a riconoscerle anche se mi sono state rubate e non c’è il mio nome sotto”.

Composizione e foto di Matteo Bellomi

A proposito di Instagram, tu sei un personaggio noto, quasi un vip per i ragazzini, come la vivi?

“Beh, non direi, credo che quando mi fermano e mi chiedono la foto, lo facciano più per il fatto che io giri con i rapper, che mi vedono sulle loro storie su Instagram, non credo ci sia veramente gente che possa definirsi fan di quello che faccio. Potrebbe esserci gente che ha una passione per la fotografia a cui piace quello che faccio, quando mi fermano persone che mi chiedo di fotografia, io sono molto contento di fermarmi a parlare con loro anche mezz’ora, perché è un buon confronto parlare con persone che amano la fotografia e stimano quello che faccio, mi fa sempre bene. Quando, invece, mi fermano altri ragazzini per chiedermi la foto insieme o com’è lavorare con i rapper, capisco che non sono interessati a me e a quello che faccio, ma all’ambiente in cui giro. Io, nel mio piccolo, non ho mai desiderato essere un personaggio famoso, ho sempre voluto far diventare importanti le mie fotografie, far girare quelle ovunque, non di girare io in prima persona, la mia faccia non mi interessa farla vedere nelle fotografie, infatti ho sempre la mano davanti nelle foto, perché non mi interessa essere visto e apparire. Non mi interessa essere famoso, ma con il lavoro che faccio, girando con persone famose, è inevitabile, è solo una conseguenza, mi fa piacere, certo, ma non è mai stato il punto finale al quale volevo arrivare. Ho sempre cercato perfezione fotografica e mai fama”.

Tu sei molto bravo anche nelle foto paesaggistiche, vedi in un futuro una mostra o un libro con tutte le tue foto?

Quello penso sia un sogno, ma anche inevitabile, nel senso che, per quello che sto facendo, credo di doverci arrivare ad ogni costo per forza. Una mostra fotografica, credo che per un fotografo che vuole affermarsi nel mondo della fotografia o che vuole essere conosciuto, sia fondamentale, se ti basi solo sui social non sei un fotografo. Per quanto riguarda un libro, penso che chiunque possa produrselo a casa, poi dipende dalla qualità degli scatti che ci sono all’interno, io spero di arrivarci, sarebbe un buon traguardo anche se ora lo vedo lontano, perché quello che sto facendo è tutt’altra cosa, anche se frequentando l’università di fotografia, non ho ancora deciso qual è il mio genere di scatti preferiti. Scatto dai paesaggi, ai ritratti, alle feste, agli eventi e tutt’ora non ho capito qual è precisamente il mio genere fotografico, quando lo capirò, forse deciderò cosa fare nel mio futuro, in questo momento è un punto di domanda e sto andando avanti con quello che mi piace fare e che mi diverte, poi vedremo. Non ho le idee chiare sul futuro, ma ho le idee chiare sul fatto che voglio fotografare per tutta la vita e poi sarà il tempo a decidere quale sarà il mio ambito e il mio genere”.

Foto di Matteo Bellomi

Vedresti una tua giornata senza fotografare?

“No non può esistere perché in qualsiasi momento ho voglia di fotografare, che sia notte fonda, alba o mattina. Mi capita spesso di svegliarmi prestissimo la mattina per fare fotografie all’alba e di passare il giorno a fotografare i miei amici, poi andare a fotografare dei paesaggi, poi avere un evento alla sera e poi fotografare le stelle di notte. In qualsiasi momento della giornata ho il desiderio di fotografare, è una cosa che mi bolle dentro e che voglio fare sempre tutti i giorni, quindi se immagino il mio futuro, non ci sarà un giorno senza macchina fotografica, magari ci saranno giorni di vacanza in cui l’avrò meno in mano, però almeno un paio d’ore al giorno devo avercela in mano”.

Questo tuo bisogno di fotografare lo vivi più come un dono o una condanna?

“Penso più come un dono, perché il fatto che il fotografo sia una figura sottovalutata, che non richiede sforzi, impegni studio o passione particolare e che sia solamente fare click, è una cosa superata da anni. Adesso la figura del fotografo è una figura di spessore perché, se la gente si informa, capisce che non è una cosa così semplice, che c’è gente che ci studia tanto dietro e che ci vive. Penso sia un dono perché questa passione mi aiuta a coltivare lo studio e quello che voglio fare, potrebbe essere una condanna per chi pensa che con la fotografia non si vive, però se vuoi viverci ce la fai, quindi per me è un dono”.

Mi dicevi che a 16 anni non avresti mai immaginato di essere dove sei oggi, dove pensi che sarai tra 5 anni?

“Non ne ho assolutamente idea. In questo momento vorrei essere su palchi internazionali, vorrei essere il fotografo di star mondiali, come Justin Bieber, Drake, Kanye West, Rihanna, nomi di questo tipo, ma al momento lo vedo completamente irraggiungibile, però mi hanno insegnato a non smettere mai di sognare e come a 16 anni vedevo irraggiungibile fotografare tutti i rapper italiani, a 21 anni ho visto che ce l’ho fatta, magari tra 5 anni potrò fotografare queste star, magari non ce la farò mai. E’ solo una questione di casualità, opportunità e di saperle sfruttare”.

Fabri Fibra Alcatraz foto di Matteo Bellomi

E’ più stimolante fotografare durante un concerto o uno shooting?

Sicuramente fare uno shooting, perché ti ritrovi a confronto diretto con gli artisti in studio o all’esterno e puoi chiacchierare con loro, parlare di fotografia, decidere i cambi d’abito, le pose, le composizioni, i colori e tutto quanto, però è sicuramente più emozionante fotografare ai concerti, perché ti trovi davanti una folla di ragazzi e ragazze che urlano e sei molto più coinvolto, ti diverti di più. Quello che mi dispiace un po’ è che i ragazzi di oggi sono tutti sugli eventi, infatti ci sono mille fotografi ogni sera a scattare e pochissimi di loro hanno l’esperienza e la fortuna di provare foto in studio o all’aperto con gli artisti accanto con i quali confrontarsi e sono contento quando altri ragazzi della mia età riescono a farlo e mi dispiace moltissimo per quelli che vedo solamente alle serate perché non hanno quello stimolo in più che può portarti a migliorare anche alle serate e in altri tipi di fotografia, perché un confronto diretto è un ragionarci e portarti a scattare sempre meglio”.

C’è un fotografo a cui ti ispiri o da cui hai imparato tanto?

“Studiando fotografia ho segnato un sacco di nomi di fotografi dal 1839 ad oggi che sono veramente fortissimi e che mi hanno dato molta ispirazione a livello di composizione, di colori, di scatto, dai fotografi di guerra, ai fotografi che scattavano a pellicola, fino a quelli di oggi. Adesso molti fotografi che vedo, anche su Instagram e sui social, possono ispirarmi, c’è gente veramente forte che vedo, che seguo e che guardo ogni giorno perché è un confronto, però penso sia un essere contenti di quello che hanno fatto e prendere spunto, ma mai ispirarsi e essere fan di un fotografo perché a quel punto sminuisci quello che fai tu. Se sei fan di un fotografo è perché apprezzi tanto quello che lui fa, ma se sei fan completamente come puoi esserlo di un’artista per esempio, perdi quello che tu puoi fare, quindi tanta stima per tutti i fotografi che riescono e che fanno cose importanti e lavori che mi piacciono, però mai prenderli come unico punto di riferimento. Ne guardo sempre tantissimi per prendere più spunti possibili e poi faccio quello che mi piace e che mi riesce bene, creando qualcosa di diverso prendendo spunto dai generi o dalle composizioni degli altri”.

Matteo Bellomi

Dietro Matteo Bellomi, il fotografo più invidiato d’Italia, colui che fotografa più i rapper dei suoi parenti, come un giorno scherzosamente l’ho definito, c’è un’artista che è riuscito a fare della sua passione, la fotografia, un lavoro.