Alcatraz, fino al 1963, significava soltanto paura. La tanto vituperata e decantata prigione Federale di San Francisco, al largo e in mezzo all’Oceano Pacifico, era il terrore e il timore di qualsiasi detenuto. I tentativi di fuga ammontano circa a 14, conclusasi tutti nel peggiore dei modi. Cercare di scappare da quella struttura di massima sicurezza era impossibile sia per l’impenetrabilità del complesso, sia per la lontananza dalla costa.

Foto di Matteo Bellomi

Oggi, invece, Alcatraz è un locale di Milano. Un grande locale del capoluogo lombarda che da anni ospita sempre i maggiori esponenti della scena rap italiana. Il 7/11, ad accendere le luci della discoteca è stato Fabri Fibra. Assistere a questo live è stato incredibile. In due ore il pubblico e il rapper stesso hanno ripercorso tutte le tappe della sua carriera anche grazie ai visual proiettati sul palco. Da ‘Verso altri lidi’ a ‘Rap in Vena’ passando per ‘La Soluzione’ e  ‘Stavo pensando a te’ mi sono ricordato che erano passati esattamente dieci anni dall’arrivo di Bugiardo.

Il fatto è che ogni lavoro di Fabri è stato visto come punto di arrivo, probabilmente per la sua grandezza, probabilmente per la sua importanza, probabilmente, col passare degli anni, per la sua età. E forse in pochi avrebbero pensato di riuscire ad avere ancora tanto da dire in un articolo, ad oggi, nel 2017, parlando di un Fibra tutt’altro che fuori forma, come visto a Milano.

Foto di Matteo Bellomi

‘Bugiardo’ segnava un evento fondamentale nella sua carriera, riuscendo a partorire, a poco più di un anno di distanza da ‘Tradimento’, l’ennesimo disco fatto di cattiveria, flow e pezzi da hit. Dal 2006 Fibra aveva deciso di lanciarsi in pasto ai leoni con l’uscita di ‘Applausi’, arrivando anche al grande pubblico che di rap non ne masticava nemmeno le basi, a fronte del suo nuovo contratto con la Universal.

‘Bugiardo’, per continuità, portava con sé ancora l’aura del Fibra ironico, caratteristico, vestito di varie maschere per poter esporre i suoi pensieri senza interferire col vero Fabrizio. La capacità iconica di Fibra fino a quel disco uscito nel 2007 era la parte che più il pubblico amava e la parte che più lo stesso rapper, forse, odiava. Una parte che, per chi ha veramente voluto calarsi interamente nei suoi testi, lo ha sempre tenuto prigioniero, in un modo o nell’altro. E in questo, i visual proiettati al live fanno capire l’importanza del rapporto che Fabri avesse con le rime : un bisogno opprimente di sfogare e vomitare l’odio prodotto in sé stesso dalla società in cui per forza si trova; un bisogno di riscatto rispetto a chi gli ha sempre detto di “lasciar stare”; un bisogno di far capire che la musica non è soltanto uno strumento con cui regalare un’illusione a chi l’ascolta; un bisogno in cui, a volte, è importante la verità, per quanto sia brutta. Fibra nelle sue rime ha sempre trovato il senso di tutto questo, forse il senso della vita, della SUA vita, per quanto questa frase possa avere un significato cospicuo. Fibra ha iniziato a scrivere per sfogo, salvo poi riuscire a trovare sé stesso, partendo proprio da quelle maschere, da quelle personalità con cui cercava di ‘svegliare’ le coscienze. Come aveva fatto anche solamente nel video di Bugiardo.

Foto di Matteo Bellomi

Oggi invece Fabri Fibra ha compiuto da pochissimo 41 anni. E, a distanza di dieci anni da ‘Bugiardo’, all’alba di ‘Masterchef EP’ che esce, guarda caso, venerdì 17 e ascoltando ‘Fenomeno’, possiamo evincere tantissime cose. Fibra, ora, è sé stesso. Fibra si è liberato di quella cella singola che gli regalava odio. Fibra è riuscito ad uscire da quella prigionia lunga e ineludibile, una prigionia capace di portarlo tanto lontano quanto violenta da fargli fare i conti con la realtà. Fibra, in quegli anni trascorsi in cella, ha avuto forse più tempo di qualunque altro per guardarsi allo specchio, nello scorrere infinito dei giorni, e capire che una volta accettato il contorno, il resto non è così male. Fibra nella sua Alcatraz, immaginariamente reale, ha passato i peggiori anni della sua vita, facendone tesoro e non abbassando mai la testa. E, se ora, sul palco e nelle canzoni è più sereno che mai, tanto da divertirsi come un bambino, tanto da riuscire a parlare con tranquillità del rapporto con la sua famiglia, tanto da riuscire a partorire un pezzo come ‘Stavo pensando a te’, che io considero uno dei pezzi migliori di sempre, è solo grazie alla consapevolezza di aver vissuto in quella prigione. E grazie a questa consapevolezza, Fibra ha deciso di evadere. Ed è evaso, probabilmente non da solo, ma con tutti quelli che gli sono sempre stati accanto. Come quelle persone che sono in piedi a vederlo cantare sul palco dell’Alcatraz, un posto da cui ormai entra ed esce come se nulla fosse. Come se Alcatraz non fosse più una prigione ma un luogo di ritrovo.

Fibra è sempre Fibra ma ormai, da ‘Bugiardo’, è cresciuto. Dieci anni non sono tanti ma per tutti i motivi appena citati sembrano probabilmente ambientati in un’altra epoca. Alcatraz, alla fine di tutto, non è poi così sicura. E, in realtà, questo qualcuno è riuscito ad evadere ed arrivare alla costa per riprendere fiato e riappropiarsi della propria vita.

“Se non compri questo disco sei un pazzo, frate, da rinchiudere per sempre, Alcatraz” – Fabri Fibra, CVDM, Masterchef EP, 2017.

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Fabri Fibra @ Alcatraz 7.11.2017 Gallery foto di Matteo Bellomi