Il proiettore si accende. Un antenna lancia un segnale, ripetuto all’infinito. L’importanza di quel messaggio aumenta in maniera esponenziale nelle menti degli ascoltatori mano mano che la voce ripete quelle poche parole incomprensibili. C’è qualcosa di misterioso, inquietante e affascinante allo stesso tempo in quel suono che contribuisce a circuire gli spettatori e i musicisti quando l’esibizione comincia. E da lì è simbiosi pura.

Inizia così lo spettacolo di Johann Johannsson, celebre compositore islandese. La serata si svolge all’Auditorium Parco della Musica, a Roma, e fa parte di una delle quattro giornate organizzate dal progetto realizzato da ‘Red Bull Music Academy‘, che porterà in giro per la Capitale diversi musicisti in diverse location. Giunto alla sua seconda edizione, Red Bull inserirà nella sua Academy 16 diversi aspiranti musicisti che per quattro giorni e seguiti da un tutor, potranno comporre e realizzare contenuti musicali in maniera congiunta. Oltre le esibizioni di ospiti arrivati da varie parti del Globo, saranno presenti anche letture e workshop.

Torniamo sulle comode sedie della Sala Petrassi. Johan è l’ultimo a fare l’ingresso in scena, lasciando il centro della ribalta al quintetto di archi ‘Echo Collettive’. A fare da sfondo un registratore a bobine che il compositore islandese si occuperà personalmente di far partire e di cambiarne il nastro al termine delle proprie canzoni. Non manca nel background l’ausilio di arpa, tastiere e chitarre. Le musiche che verranno suonate in questa tiepida serata di Settembre saranno estratte dall’ultima fatica di Johann, chiamata ‘Orphée’, aggiunte poi a diversi riarrangiamenti di alcune colonne sonore originali.

Lo spettacolo è coinvolgente. Oltre alle straordinarie capacità del quintetto che riesce davvero ad incantare il pubblico, niente è dato al caso : le composizioni sono completate da una serie di immagini proiettate alle spalle dei performer, tutto condito con dei giochi di luce, che vanno ad allinearsi con il mood e le sensazioni provate durante l’esibizione. Si passa da una melodia lenta ad un’epicita palpabile, da un lupo ad un gufo, da una luce rilassante ad un intreccio di colori incredibile, lasciando spazio, sempre, allo svolgersi delle emozioni di chi ascolta. Johann coinvolge sì, ma si lascia anche coinvolgere. Non c’è distanza tra chi è seduto e chi è sul palco, la travolgente esibizione sospende per un’ora buona tutto il mondo, esulando il contorno, come se la realtà fosse esistita solo per quei 90 minuti di musica. Sul palco emerge anche la tranquillità e la sicurezza del compositore islandese che con grande pacatezza si muove fra il registratore, il pianoforte e la tastiera, non dimenticando mai di elogiare chi lo accompagna in queste vere e proprie rappresentazioni. Il lavoro è maniacale, puntiglioso e senza sbavature, lasciando comunque lo spazio necessario al pubblico per applaudire, realizzando così un continuum fra un pezzo ed un altro, fatto anch’esso solo di suoni.

Una serata particolare, all’insegna della musica, aperta e chiusa da uno spettacolo degno di nota, come la maggior parte delle iniziative realizzate da Red Bull. Chissà, un giorno Johann farà ritorno nel nostro Bel Paese e, in quel caso, non pensateci troppo : comprate il biglietto e vivetevi questa esperienza. C’è ancora da scoprire il mistero del segnale e del messaggio ripetuto all’infinito.