Tupac Shakur oltre la musica, oltre la leggenda
Tupac Shakur oltre la musica, oltre la leggenda
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Divenuto icona del rap già durante la sua breve vita, la leggenda del rapper americano sopravvive alla sua morte e 26 anni dopo viene raccontata in “All Eyez On Me”, il film che ripercorre e racconta la vita, la storia e la grandezza di Tupac.

La vita di Tupac Shakur è stata breve ma turbolenta. Genio e sregolatezza hanno contraddistinto l’esistenza di uno dei più grandi rapper di tutti i tempi.

Ognuno di noi è in guerra con qualcosa. A volte io sono in guerra con il mio cuore”. Tupac era un genio tormentato, un poeta, un rivoluzionario, ma anche un uomo solo contro il mondo.

Tupac è stato la voce della comunità afroamericana dei primi anni ’90, nei suoi testi e nelle sue canzoni ha sempre raccontato la vita difficile del ghetto, il razzismo e l’emarginazione sociale. La sua poetica è stata, infatti, fortemente influenzata dai ricordi della sua infanzia. Lui è il figlio del ghetto destinato a trovare fortuna e a diventare una leggenda. Durante la sua ascesa al successo, con le sue melodie trascinanti e i suoi versi taglienti, il rapper inizia ad essere messo in discussione anche dalla propria comunità. Che Tupac abbia subito per tutta la sua breve vita il peso della propria figura, è testimoniato anche da un verso che intona in “Ghetto Gospel”: “mi rifiuto di essere un modello”. Eppure, volente o nolente, Tupac Shakur è stato un’icona e un modello e continua ad esserlo.

Ne è la conferma anche la forte presenza degli esponenti del rap nostrano, che ieri sera hanno partecipato alla premiere del film “All Eyez On me”, tenutasi a Milano. Una piccola comunità di rapper italiani, consci di essere così distanti dalla vita di Tupac Shakur, eppure, così vicini e affascinati da lui, dalla sua musica e dal valore che è riuscito a dare alla cultura hip-hop mondiale. Lui, che ci ha lasciati a soli 25 anni, è riuscito a portare il rap a un livello superiore, elevando il rap da espressione di protesta del ghetto a fenomeno di massa.

Nella storia del rap devono essere distinte due epoche: prima e dopo Tupac Shakur. Già dal suo primo album, fu chiaro che l’arte del rapper newyorkese avrebbe radicalmente innovato il genere attraverso ritmi più rilassati, venati di funk e intrisi di musicalità rispetto a tutto ciò che si era ascoltato prima, uniti a testi crudi e politici, a invettive al vetriolo rivolte ai suoi numerosi nemici nel mondo musicale.

Nel 1993, a due anni di distanza dal suo album di debutto (“Pacalypse Now”), esce “Strictly 4 My N.I.G.G.A.Z.” Il secondo singolo estratto dal disco è “I Get Around”, un enorme esempio di gangsta rap, che ha venduto 700.000 copie.

I quattro album successivi confermarono la rivoluzione in corso. Molti dei temi trattati nei testi di Tupac, infatti, erano del tutto inediti, le problematiche della vita quotidiana delle madri nere e la THUG life, intesa come The Hate U Give Little Infants Fucks Everybody (il male che fai ai figli fotte tutti quanti).

Nel 1995 Tupac dedica alla madre Afeni la commovente e profonda “Dear Mama”, nella quale racconta il difficile rapporto con lei, ma anche il profondo amore che li legava. Sempre nel ’95, dopo essersi trasferito in California, a Manin City, cittadina a pochi chilometri da San Francisco, Tupac registra insieme a Dr. Dre il singolo “California Love”.

L’ascesa di Tupac Shakur è vertiginosa, ma successi musicali a parte, la sua vita è contraddistinta anche da una spericolata propensione all’autodistruzione. Con il successo, iniziano, infatti, i primi guai con la legge, con la polizia, l’accusa di stupro, l’arresto, la permanenza in carcere, la sparatoria di cui è vittima nel ’94. Ed è proprio durante la sua permanenza in carcere che viene pubblicato “Me Against The World”, il suo terzo album che balzò in Top numero 1 superando artisti del calibro di Bruce Springsteen e che è considerato il miglior album della sua carriera.

In quegli anni, il mondo rap era anche caratterizzato dalla guerra fra due schieramenti, quello della East Coast e quello della West Coast del quale faceva parte Tupac. Sono i primi anni ’90 quando due ragazzi di Los Angeles, Dr. Dre e Marion “Suge” Knight, creano l’etichetta Death Row Records, che diventa il punto di riferimento per la discografia rap della West Coast e della quale Tupac Shakur e Snoop Doggy Dogg sono le punte di diamante.

Nello stesso periodo, a New York, Puff Daddy dà vita alla Bad Boy Records. Il primo artista che entra nella scuderia della East Coast è Notorious B.I.G., il cui rap è caratterizzato dalle tematiche che raccontano la vita di strada di uno spacciatore di colore, gli eccessi e il riscatto individuale. Tra i due colossi discografici si accende una rivalità commerciale e artistica, che coinvolge i rapper in una vera e propria guerra. Il conflitto scoppia nel 1994 quando Tupac viene rapinato e crivellato di proiettili in uno studio di registrazione a New York. Le accuse che poi rivolgerà al suo ex amico Notorious B.I.G. e alla Bad Boy sono nette e l’escalation è rapida. Attraverso i brani dei due artisti volano accuse e attacchi, la battaglia di freestyle si trasforma in lotta combattuta con proiettili veri in diverse occasioni. Faida che forse ha portato alla morte sia Tupac Shakur che Notorious B.I.G. Il 7 settembre 1996, a Las Vegas, la vettura su cui viaggiava Tupac viene affiancata da una Cadillac dalla quale partono una raffica di proiettili. Il 13 settembre, la leggenda del rap della West Coast si spegne a soli 25 anni. Il 9 marzo 1997, a Los Angeles, muore Notorious B.I.G. in circostanze molto simili a quelle della morte di Tupac, il SUV del rapper, infatti, viene affiancato da una Chevrolet da cui spara una pistola.

Pochi mesi prima della sua tragica scomparsa, il 13 febbraio 1996 esce “All Eyez On Me”, l’ultimo album di Tupac Shakur. Prodotto da Dr. Dre e Johnny J, “All Eyez On Me” rompe gli schemi narrativi degli album precedenti. I contenuti profondi e introspettivi di “Me Against The World” si trasformano nei toni duri e taglienti che dominano il nuovo lavoro, caratterizzato da un forte contenuto autobiografico e celebrativo della vita del ghetto. “All Eyez On Me” è allo stesso tempo paradigma del rap made in U.S.A. e espressione più tipica del suono della West Coast, contaminato da trasmissioni funky e R&B. Composto da 27 tracce, è un disco ricchissimo e impreziosito da collaborazioni straordinarie, con Kurup in “Check Out Time”, con Method Man & Redman in “Got My Mind Made Up”, con Snoop Dogg in “2of Americaz Most Wanted”, con gli Outlawz in “Thug Passion” e in “Tradin’ War Stories”, con Big Syke nella title track “All Eyez On Me”, in “Picture Me Rollin’” e in “Check Out Time”.

“All Eyez On Me” vince per nove volte il disco di platino e diventa disco di diamante nel 2014. Il singolo “California Love” rimane per 12 settimane in testa alla Billboard Chart, l’album, invece, permane nella Billboard 200 per oltre due anni.

Il film “All Eyez On Me” di Benny Boom è stato presentato in anteprima in Italia ieri sera al cinema Space Odeon di Milano, davanti ad addetti ai lavori e rapper nostrani e sarà nelle sale italiane dal 7 al 13 settembre.

Uno degli album più iconici del gangsta rap si trasforma in un film tributo a una delle più amate leggende della musica mondiale di tutti i tempi.

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Valeria Balestrieri
Classe '81, ascolto il rap da quando nell'89 ho abbandonato Cristina D'Avena per la prima cassetta di Jovanotti "La mia moto" e da lì non ho più smesso.