Coez
Coez (Ph Matteo Bellomi)
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Sold Out. Oltre 3000 persone sono accorse sabato sera al Carroponte di Milano in occasione del “Faccio un casino tour”. Ovvio, si trattava del palco piccolo e non di quello mastodontico su cui abbiamo visto Marra e Guè alcuni mesi fa ma, considerando la lontananza di Silvano da un certo tipo di promozioni e supporti radio, questo risultato è un indiscutibile successo e riconoscimento per anni di musica fatta come si deve.

Dopo avergli dedicato probabilmente il mio miglior articolo di sempre alcuni mesi fa, siamo finalmente riusciti ad incontrarci poco prima del concerto e a scambiarci un paio di riflessioni metafisico-poetiche.

Coez, Concerto Carroponte
Coez, Concerto Carroponte (Ph Matteo Bellomi)

Milano, Carroponte, Sold out. Sembra proprio un bel periodo.

Si beh, senza voce. (ride) Scherzi a parte sono molto contento e per la voce ho un rimedio, non mi faccio fermare. Sono contento e su Milano sapevo di poter contare. Vedendo i numeri che stiamo facendo con tutto i tour e anche il fatto di essere stato uno degli artisti forti del Mi-ami mi aveva dato sensazioni positive.

Senti, al bando tutte quelle domande del cazzo su “come si passa dal rap a blabla”, parlami della tua musica. A me piace moltissimo “La musica non c’è” del tuo nuovo disco, come è nata?

Ti posso dire la verità? Quelli sono i pezzi miei che mi escono con un pò più di facilità e, per altro, sono spesso quelli che funzionano meglio forse proprio per questo. Penso a “Jet”, a “Lontana da me”… sono sempre i pezzi che il pubblico apprezza di più, nonostante non siano mai i miei preferiti. Per me in un “Siamo morti insieme”, ad esempio, ci sarà sempre qualcosa di più figo. La capacità di saper fare un testo rap con la “coltellata” all’interno di un brano che poteva dare l’illusione di essere pop e leggero. Quello che poi era il concetto di “Non erano fiori” per intenderci. Io penso che i brani come “Lontana da me”, a cui io devo sicuramente molto, hanno un qualcosa che secondo me potrebbe essere trovato in altri artisti. Gli altri menzionati li sento più miei e li vedo come un qualcosa che posso fare solo io.

Coez
Coez (Ph Matteo Bellomi)

L’Arsenal quando ha inaugurato il nuovo stadio ha creato una capsula del tempo piena di memorabilia da interrare sotto terra. In modo tale che anche tra 300 anni possano capire cosa volesse essere tifare l’Arsenal. Nella capsula di Coez cosa ci mettiamo?

Oggi ti direi “Faccio un casino”. Forse anche “Siamo morti insieme”. Come ti dicevo penso che siano i brani, ad oggi, che mi rappresentano di più.

Come ti ho detto tempo fa se io avessi scritto “E yo mamma” a mia mamma starebbe ancora cucinando lasagne dall’emozione. Voglio sapere la reazione di tua mamma quando l’ha sentita.

Quel pezzo era nato su un treno. Mi ero creato una base marcia con l’808 e il pianoforte e ci avevo scritto sopra un testo in maniera abbastanza sporca e rudimentale.  Tant’è che un anno dopo quando sono andato a registrarla, la prima registrazione la feci proprio su quel beat grezzo che mi ero creato da solo. Glielo mandai il giorno del suo compleanno per mail. Mi rispose dicendomi che le avevo fatto sciogliere tutto il trucco.

Poi addirittura mia madre, avendo un’anima particolarmente rap, si è quasi più appassionata alla versione grezza. Mia mamma per intenderci se le chiedi il suo pezzo preferito del disco ti risponde “Still fenomeno”. Mia mamma quando rappo si gasa.

Il tuo cantante non rapper preferito?

Adesso King Krule

Il tuo rapper italiano preferito?

Ho tre nomi e sono quelli che ho sempre ascoltato di più: Noyz Narcos, Guè e Marra. Se proprio proprio devo dirtene uno solo ti direi Noyz però. Lui è quello che mi piace di più.

Hai cambiato genere perchè: mi racconta meglio o per la figa?

Io non è che mi sono mai messo a fare le canzoni a tavolino per attirare la figa. Detto questo, venendo dal rap ed essendo cresciuto in un ambiente in cui la componente femminile era limitatissima, una volontà di aprire il mio pubblico all’altro sesso c’è stata. Se pensi a come ci si vestiva nel rap, con questi pantaloni di sei taglie più grandi e sti cazzo di cappelli, era anche comprensibile che le ragazze ci snobbassero. Diciamo che è sempre un mix di cose e sono sicuramente contento di avere un pubblico più “misto”.

Una canzone che avresti voluto scrivere?

Mmmm… forse “Il posto più freddo” di Niccolò Contessa. Più che altro è una canzone che avrei potuto scrivere. Oddio, non so se così bene. (ride)

Chiudo con un gioco che si basa su una mia esperienza di vita personale. Io con la tua musica ci ho davvero scopato e vorrei innanzitutto ringraziarti. Non sai quante volte mettere su una tua canzone ha trasformato un mediocre pareggio, in un goal di Pippo Inzaghi in fuorigioco sotto la curva Sud. E’ una sorta di “Rimorchia con Coez”. Ti do tre profili di ragazze ipotetiche e tu mi consigli la tua canzone giusta per portare a casa i 3 punti. Ci stai?

Vai. Spara.

1 – Milanese, buona famiglia, fuoricorso alla cattolica, apolitica per ignoranza, vacanze a Formentera e pensa che Leonardo Di Caprio debba vincere l’Oscar anche negli anni in cui non è in gara.

Allora, fammi pensare. Guarda secondo me con “Jet” te la cavi tranquillo.

2 – Probabilmente del sud, laureata in filosofia, sinistroide, ascolta Battiato e guarda solo film orientali di almeno vent’anni fa.

Niente che non va

Ah io avevo pensato a “Costole rotte”..

Beh si poteva funzionare pure quella.

3 – Ultimissima. Il mostro finale. Cattolica, sesso dopo il matrimonio, pensa che “Comunisti col rolex” sia un disco metal e ha Fabio Fazio al sabato sera come massima perversione

Facile, “Fenomeno

Risata collettiva e finiamo a mangiare pane e panelle.

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Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo.