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E’ un caldissimo mercoledì pomeriggio di luglio quando mi ritrovo al bar del centro commerciale Il Portello a fare una chiacchierata con Cicco Sanchez, un giovane rapper torinese che da lì a due giorni sarebbe uscito con il singolo “Domani è ora” con Giulia Jean.

Lui e il suo produttore Freeso si conoscono da anni e sono passati dal registrare le canzoni in casa ad avere uno studio vero e proprio. Per il momento, la loro, è una realtà completamente indipendente, sono loro due, infatti a occuparsi di produrre le basi e scrivere i testi. Sono affiancati da un team per quanto riguarda la produzione dei video Wakeuproad, del quale fanno parte insieme a Carlo Di Stefano e a Simone Ciccorelli. Si occupano di tutto loro, dalla registrazione dei video, alle grafiche, allo studio, è tutto completamente autoprodotto da loro.

Come ti sei avvicinato al rap?

“Il primo disco che ho comprato era “Get rich or die tryin” di 50 Cent, l’avevo comprato in spiaggia, quasi per sbaglio ed è forse stato lo sbaglio migliore che potessi fare. Poi dal rap americano sono passato a quello italiano tramite Carlo che mi ha passato il disco di MarraMarracash”, il disco più bello del rap italiano. Prima ascoltavo solo Fabri Fibra, Mondo Marcio, Inoki, poi ho scoperto Marracash e i Club Dogo e ho iniziato a scrivere anche io. All’inizio scrivevo senza un fine, era puro sfogo, poi ho iniziato a rappare e fare musica a casa di Freeso, da lui ho registrato il mio primo pezzo. Ho fatto all’incirca 30 pezzi, mai usciti, poi andando alle serate a Torino ho conosciuto Fred De Palma e con Korven, Dirty, Pablo Frida, abbiamo iniziato a fare musica insieme. Io Fred l’ho conosciuto il giorno esatto in cui è uscito “Reggi questa”, un suo vecchissimo pezzo con Korven e Pablo Frida.

Li ho beccati a una serata allo Chalet, poi mi hanno portato in studio con loro e ho iniziato a fare musica in uno studio vero perché fino a quel momento facevo tutto a casa di Freeso.

Per tornare alla domanda iniziale, è stato Marracash a portarmi nel vortice del rap, mi rivedevo nelle sue canzoni e in quelle dei Dogo, diciamo che mi rivedevo in quelle situazioni un po’ più street, la poetica inserita nell’ignoranza di strada mi ha sempre preso bene, anche nei film, non solo nella musica”.

Com’è stato il tuo percorso?

“Il mio primo vero disco, ”#20”, è uscito un paio d’anni fa, era interamente prodotto da me, era un po’ casereccio se vogliamo. Da ottobre, invece, siamo usciti con parecchi singoli, abbiamo preferito fare singoli e video, per ora, piuttosto che un disco vero e proprio. Diciamo che in meno di un anno abbiamo raggiunto un buon seguito, ma puntiamo a far crescere sempre di più la nostra musica”.

Trasformare la tua passione in lavoro immagino sia il tuo obiettivo, come pensi lo vivrai una volta raggiunto?

“Non lo so, però posso dirti che vedendo persone vicino a me che hanno avuto questo approccio, sicuramente non sarà un arrivo, ma un nuovo inizio perché inizia lì il gioco vero, quando ottini un bacino d’utenza, devi poi sapertelo tenere quindi è come se fosse un nuovo livello, non c’è niente di facile, sei sempre in gioco. Non lo vedo come un punto d’arrivo, ma coma la fine di una fase e l’inizio di un’altra”.

Quali rapper italiani apprezzi particolarmente?

“I tre che stimo di più, a parte i miei amici, sono Salmo, Ghali e Marracash perché tra tutti e tre riescono a prendere tutto, forse ancora di più Salmo perché senza radio e senza tv riesce a fare dischi di platino, sold out ovunque, ma anche a livello creativo e di gusto fa tutto molto bene. In Italia siamo stati abituati a Tiziano Ferro che il main del pop italiano che fa ancora video di merda, Salmo e Ghali invece hanno sempre fatto dei video bellissimi anche quando non avevano i badget che hanno adesso, però il gusto l’hanno sempre avuto in tutto e lo apprezzo molto”.

In questo momento in cui tutti fanno rap, tu come pensi di distinguerti dai tuoi colleghi?

“Molti pezzi non hanno un’impronta prettamente rap, nel senso che è il punto di partenza quello, che non vuol dire arrivare a fare pop, però se senti quello che facciamo è anche molto musicale, non è solamente il pezzo in freestyle rappato, che non ho mai neanche fatto perché non mi interessa rimanere lì, io voglio fare musica partendo da un punto di vista rap. Il nostro genere è definito afro trap ed è molto musicale, ci sono molte parti suonate, pochi sample e tante parti suonate, io cerco di distinguermi così”.

Voi volete restare indipendenti?

“Dipende dal susseguirsi delle cose, se vuoi arrivare a fare determinate cose ci vogliono determinati soldi per farle, a livello di badget proprio, ma sarebbe molto bello riuscire a rimanere indipendenti. Non posso negare che mi piacerebbe avere un badget per far suonare le cose come si deve, anche per i video, per ora facciamo tutto senza un vero badget e non è molto favorevole”.

Sarai ospite di Fred De Palma durante le sue date?

“In teoria dovrei fare tutte le aperture dei suoi concerti ufficiali. Adesso è un bel po’ di tempo che non suono, con il disco “#20” abbiamo fatto quattro o cinque date, abbiamo vinto il concorso con Becks e ci hanno fatto suonare a Milano due volte, una volta a Bologna, abbiamo fatto una data a Torino e basta. Aperture non ne ho fatte con quel disco, quindi è un bel po’ che non ne faccio, sarebbe più un discorso non di apertura vera e propria, perché poi farò anche l’ospitata durante il suo concerto per fare “Mamacita”, quindi sarà più una cosa di crew che non fare l’open act a uno a caso”.

Com’è lavorare con Fred De Palma?

“E’ stimolante, è un creativo, è un’artista vero e proprio. Io scrivevo pezzi con lui già nel 2011/2012, chiusi a casa sua d’estate a morire di caldo, abbiamo passato delle belle estati a sognare di farcela con sta roba. Soprattutto agli inizi, per me è stato molto formativo lavorare con lui, gli si accendono delle lampadine che altri non hanno neanche”.

Come vedi il connubio che c’è adesso tra rap e moda?

“Spacca, è figo. Poi io sono molto legato all’estetica in generale e mi fa piacere vedere un’artista grosso che fa tutto bene e l’abbigliamento si lega anche a questo. Ognuno poi ha il suo stile, ma devo dire che mi piace lo streetwear, la moda e apprezzo l’estetica nell’abbigliamento”.

Se dovessi consigliare una tua canzone  a una persona che non ti conosce, quale le consiglieresti?

Oleoh perché è un pezzo è un pezzo triste ma allo stesso tempo molto positivo, racconta molto di me”.

Mi parli degli ultimi singoli che sono usciti?

“Gli ultimi tre sono “Mani in tasca” che è un pezzo che racconta di quando ero ragazzino ed è forse il meno afro trap di tutti. Poi è uscito il pezzo con Fred, “Mamacita” che è andato bene e poi c’è il pezzo con Giulia Jean, “Domani è ora”, lei è la ragazza di “Il cielo guarda te”, è un pezzo a metà tra l’afro trap e lo stile di Drake, molto dance e molto estivo come pezzo. In autunno uscirà una playlist con tutti i singoli usciti più alcuni inediti e un po’ di featuring”.

Raccontami qualcosa del tuo backgroung, a livello personale

“Partiamo dalle superiori, ho fatto i miei due mesi di grafico pubblicitario, mi sono fatto espellere per rissa in classe, poi sono andato in una scuola un po’ disagiata, di zona, dove insegnano a fare gli elettricisti e dove si riunisce un po’ la feccia. Il mio primo giorno di scuola sono entrato ala seconda ora, dopo dieci minuti stavano sputando in venti sopra al professore mentre era di spalle alla lavagna, quindi il livello era un po’ quello. Sono riuscito comunque a mantenere la mia dignità umana pure avendo fatto porcherie, quindi diciamo che sono cresciuto un po’ in mezzo all’ignoranza, ci si arrangiava, diciamo. Da lì mi sono spostato sotto le Torri, al Giulio Pastore, un’altra bella scuola come si deve di idraulica, dove il livello si è abbassato notevolmente, ma io volevo fare musica, non volevo stare a scuola con i miei compagni che dovevano capire dove mettere le h. Io mi sono ritrovato in queste scuole, non erano le scuole che mi meritavo, nel senso che non ho problemi a parlare con una persona, come magari tanti di loro, il livello era proprio basso. Dopo un anno in quella scuola mi sono ritirato e ho detto voglio fare musica e ho iniziato a farla. Mia madre mi ha sempre sostenuto anche se c’era il bisogno di far quadrare un po’ tutto, quindi ho fatto un po’ di lavoretti in giro, ho lavorato in cantiere, montato pavimenti in legno per 3 euro l’ora, imbustato ghiaccioli di notte, ho fatto il custode in un centro sportivo privato, mi sono sempre arrangiato, in un modo o nell’altro e adesso siamo qua”.

Il rap aiuta ad uscire da una vita un po’ meno agiata?

“Ti parlo per esperienza personale, a 17 anni mi sono fatto tre mesi in Spagna ed era proprio l’anno in cui era uscito “Il tempo Passa”, il mio primo video, avrei potuto non tornare più a casa, ma la situazione lì non era delle migliori, quindi, ti dico, la musica mi ha aiutato tanto a tornare indietro e dire no non voglio fare quella vita, voglio fare musica. Probabilmente se non avessi fatto musica, sarei rimasto in giro, poi chi lo sa, ma sicuramente non sarei diventato avvocato”.

Come nasce la vostra musica?

“Quando ho fatto il disco “#20” io dicevo a Freeso guarda mi servono dei beat, lui mi mandava delle base e ogni tanto ci beccavamo e lavoravamo insieme, era un modo di lavorare molto diverso, molto classico, molto anni ’90, nel senso che prendevo beat in giro e ho fatto il disco. Quando abbiamo iniziato a lavorare insieme davvero, invece, il discorso è cambiato nel senso che i pezzi escono insieme in studio, si è ragionato su un’atmosfera da prendere, un mood musicale da seguire ed è tutto completamente diverso. Se senti i miei primi pezzi sui suoi beat e senti quelli nuovi, a parte il sound che è cambiato, si sente che c’è molta più affinità ed è un’altra cosa, te la vivi proprio al 100%. Lavori al beat, registri il provino, poi riarrangi il beat, poi registri il pezzo, poi sistemi ancora le ultime cose ed è diverso da mi mandi il beat, ci registro, faccio il mix ed esce. Non ho intenzione di lavorare con altre persone perché non è l’approccio musicale che voglio avere per la mia musica”.

Senza nulla togliere a Freeso, c’è un produttore italiano con cui ti piacerebbe fare un pezzo?

“Forse per la storia che ha dietro, Don Joe perch è Don Joe. Poi sicuramente anche Charlie Charles e Low Kidd sono molto forti. In Italia il livello delle produzioni è altissimo”.

Freeso

L’angolo della PUTTHANA

“Dovete ascoltare “Domani è ora” perché è freschissimo”.

L’angolo della SHANPISTA

“Non farò nomi, ma c’è un rapper italiano a cui mandai dei miei provini per un feedback, che ha avuto il coraggio di copiarmi palesemente una rima. Quando gliel’ho fatto notare, si è giustificato dicendomi che l’aveva scritta uno dei suoi autori. Abbastanza triste eh?”

L’angolo MARZULLHANO. E’ nato prima l’uovo o Marracash?

“Non saprei, spero Marracash così almeno ce ne sono di più, se si è accoppiato ci sono più Marracash e meno rapper di merda in giro”.

La tua top 3 di rapper italiani

“1 Cicco Sanchez
2 Marracash
3 Fred De Palma”

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Valeria Balestrieri
Classe '81, ascolto il rap da quando nell'89 ho abbandonato Cristina D'Avena per la prima cassetta di Jovanotti "La mia moto" e da lì non ho più smesso.