Storie di strada - Ep. 3 Amill Leonardo I ragazzi del houma
Storie di strada - Ep. 3 Amill Leonardo I ragazzi del houma
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Questo terzo episodio di ‘Storie di strada’ è dedicato ad Amill Leonardo, rapper e trapper classe ’93, di origini marocchine cresciuto nella periferia milanese.

Nel singolo “Ragazzi del houma” Amill rende omaggio al suo quartiere, la sua Cinisello Balsamo, che per lui non rappresenta solo il punto di partenza, ma anche la sua scuola di vita, il luogo che gli ha forgiato il pensiero e dove vive insieme ai suoi amici e alla sua famiglia.

Questo legame con il quartiere in cui vive ed è cresciuto accompagna da sempre le rime di Amill, questo è tangibile in tutta la sua discografia e anche in Kylie, il suo ultimo singolo prodotto da Low Kidd.

In ogni sua strofa, Amill Leonardo aggiunge una fotografia del suo vissuto che va a comporre il suo mondo e il suo immaginario. La cosa che sicuramente lo rende unico é il parlare di storie vere, di vita vissuta e questo fa sì che ogni ascoltatore possa ordinare a suo piacimento tutte le immagini in rima che Amill ci regala e avere un’idea verosimile della realtà vissuta da lui nella sua Cinisello Balsamo.

E’ venerdì pomeriggio, quando arrivo a Cinisello Balsamo, Amill mi dà appuntamento sotto casa sua, un grande complesso di case popolari, entriamo e ci sediamo a parlare nel cortile condominiale. Siamo nella stessa location dove ha girato il suo primo video La mia gente.

“Abito qua da quando avevo 12 anni”, inizia a raccontarmi Amill, “prima abitavamo a Baggio, poi ci siamo trasferiti qua, queste sono case del comune, guarda là ci sono camioncini bruciati. Io andavo a scuola qua dietro, qui ci conosciamo un po’ tutti, anche se magari non ci si saluta, ma sappiamo tutti chi è l’altro e cosa fa”.

La domanda mi sorge spontanea, perché vivi ancora qui?

“Dove dovrei andare?” Mi risponde Amill con una tale naturalezza che mi lascia sorpresa.

Non ti vorresti trasferire, magari un domani, in un quartiere diverso, magari a Milano?

“In realtà me la vivo meglio qua, non ci sono distrazioni, si rimane con i piedi per terra perché non cambia quello intorno a te, quindi rimani sempre con i piedi per terra, le persone ti trattano sempre nello stesso modo, ti conoscevano prima e ti conoscono dopo quello che fai. Io vorrei sempre rimanere qua, poi non si sa cosa accadrà in futuro, però mi piacerebbe sempre rimanere qua, vicino alle persone a cui voglio bene e che conosco, anche perché tutto quello che scrivo, tutto quello che canto viene da qua, quindi se andassi da un’altra parte non saprei cosa scrivere”.

Quanto c’è della tua vita nelle tue canzoni? 100%?

“Io non dico mai una cosa se non l’ho fatta, quindi non riuscirei mai a scrivere una cosa che non ho mai fatto. Il rap è questo, nel rap bisogna raccontare la verità, quello che si vive e quello che ti succede attorno”.

Cosa facevi prima di fare musica?

“Il muratore. Ho lasciato scuola quando avevo 16 anni e mi sono messo a lavorare, prima sotto un’altra persona, poi con mio padre, ho sempre fatto lavori manuali”.

Come si vive qui?

“Si vive bene, da ragazzino ho imparato a cavarmela. Tra i ragazzini, qui, c’è questa cosa che te la devi saper cavare, c’era il bullo che veniva a darti fastidio, però alla fine non vincono mai, sono diventati tutti falliti quelli che si comportavano così. Questa cosa succede solo tra ragazzini, da grandi, invece, si vive bene. Io ho voluto mettermi in gioco con la musica, mi sono detto o la va o la spacca e sta andando bene. Sicuramente il rap è una via d’uscita, tra virgolette, perché non me ne voglio andare da qua, vorrei aiutare le persone che sono intorno a me e dar loro una mano con questo. Il rap mi ha dato l’opportunità di vivere delle giornate non tutte uguali, di avere sempre qualche soddisfazione e ne sono contento”.

Non sei l’unico rapper di Cinisello Balsamo

“Siamo in tre noti, però in realtà ce ne sono moltissimi. Io e Vegas ci frequentiamo tutt’ora e ci conosciamo da quando eravamo piccoli, invece Sfera qua a Cinisello non l’ho mai visto. Io ho creato una realtà che si chiama Flus Music, con la quale cerchiamo di dare una mano a tutte le persone del quartiere che vogliono cantare, che cercano di uscire e ci mettono passione. Ogni tanto pubblico i pezzi di qualcuno, io cerco di usare la mia visibilità per regalare loro un pezzettino di quello che ho io. Essere egoisti non è bello, come hanno apprezzato me, possono apprezzare loro. Il mio obiettivo è quello di avere un giorno un’etichetta con la quale produrre e aiutare ragazzi con la mia stessa passione, spero di poter dare una mano a qualcuno e di potergli dare quello si merita. Adesso mio fratello di 16 anni vuole fare rap e la cosa bella è che lui ha avuto screzi con la legge e il rap l’ha tolto da quelle situazioni, gli ha dato qualcosa su cui focalizzarsi. Tante volte il rap salva tante persone”.

Qual è la canzone che ti rappresenta di più?

“Ce ne sono due, una è molto vecchia, si chiama Wesh, l’altra è C’A Facc, in entrambe racconto di me e sono felice che siano piaciute alle persone e di essere riuscito a trasmettere una parte di me”.

 

Lasciamo la casa di Amill Leonardo per andare nella piazzetta Campo dei Fiori dove si trova sempre e da sempre con i suoi amici, durante il tragitto in macchina, si ferma a farmi vedere un mazzo di fiori legato su un palo del marciapiede dove anni prima era morto in un incidente in motorino il fratello minore di un suo caro amico. Arrivati alla piazzetta, incontriamo un suo amico che si ferma a chiacchierare con noi, Amill ci offre da bere e ci sediamo su una panchina.

“Ora vengo un po’ meno qui”, mi dice Amill Leonardo “però ci conosciamo tutti da sempre, siamo tutti amici. I miei amici, quelli su cui posso contare, sono sempre gli stessi da sempre, io in tutte le mie canzoni parlo di loro, parlo delle cose che facevamo da ragazzini, delle situazioni che abbiamo vissuto e che viviamo. Ci trovavamo in questa piazza, su queste panchine a parlare, bere e fumare canne. Come dico in Ragazzi del houma, i ragazzi qua si drogano per noia, perché qua non c’è niente da fare. Noi eravamo sempre qua, a volte ci spostavamo a Milano, ma noi siamo gente di compagnia, ci trovavamo qua e stavamo qua, ci piace di più parlare e stare insieme che andare a ballare o fare serata. Noi siamo una delle compagnie più legate, siamo rimasti sempre amici, a volte qualcuno si perde o si allontana, perché si fidanza, ma siamo sempre noi, sempre gli stessi da quando eravamo ragazzini”.

Raccontatemi un episodio divertente che è successo qui

“Sono arrivato in compagnia un giorno, avevamo all’incirca 15 anni e c’era un motorino, insieme ad altri amici, l’abbiamo preso in prestito, diciamo, e siamo andati a Nova Milanese. Quella era una delle poche sere in cui ci volevamo muovere per andare a bere qualcosa, però non bastavano i mezzi per andare, abbiamo visto quel motorino, l’abbiamo preso, eravamo in tre sopra e io guidavo. All’inizio nessuno lo voleva guidare, poi l’ho guidato io ed è partita la scimmia che lo volevano guidare tutti”.

Come vivono i tuoi amici il tuo cambio di vita? Sono invidiosi?

“Ma va, sono i primi che mi vorrebbero dare una mano anche economicamente. Io non ho mai voluto il loro aiuto perché non voglio tirarli in mezzo in questa cosa, perché il rap può andare bene come può andare male”.

Le tue prime rime le hai fatte sentire a loro?

“Sì, io ho sempre voluta fare rap. Già da quando andavo alle medie, mi mettevo a scrivere i testi, volevo fare il rapper. Prima ci si vestiva larghi e io mi vestivo largo, ma non cuccavo niente, le tipe mi guardavano male, ai tempi non tirava il rap e l’hip-hop, però a me piaceva. Ho sempre fatto sentire le mie rime ai miei amici e loro mi hanno sempre dato il loro parere, che è sempre stato costruttivo e mai distruttivo, non mi hanno mai detto fa schifo anche se magari faceva schifo, piuttosto mi dicevano è meglio se fai in questo modo”.

La prima canzone che hai scritto di cosa parlava?

“Dell’amicizia. Il titolo era Amicizia per sempre, una cosa del genere, in cui parlavo dei miei amici, del legame che abbiamo. Qua c’è sempre stata una mentalità particolare, si perdona tutto, ma gli infami non si perdonano. Abbiamo i nostri codici, il nostro modo di fare, di pensare, il rispetto per noi é fondamentale. Noi avevamo i valori, anche da ragazzini, avevamo tanti valori, tipo il tuo amico quando ti chiede una mano gliela devi sempre dare, c’è l’amicizia prima di tutto, tutte cose che nei ragazzini di adesso non ci sono tanto. Mi ha aiutato tanto crescere in questa realtà perché mi ha insegnato a sapermi comportare con le persone. Tanti ragazzini, oggi, mancano di rispetto e non hanno l’educazione, noi l’educazione ce la siamo fatta tra di noi, non veniva tanto da casa, erano i miei amici che mi educavano. Io mi sento tanto italiano perchè sono cresciuto in mezzo a ragazzi italiani e loro mi hanno trasmesso tanti valori”.

La canzone che mi dicevi prima, quella che ha segnato la svolta, qual è?

Quanto vuoi. In quel periodo, all’incirca due anni fa, avevo fatto i contest per Honiro, era il momento in cui stava esplodendo la trap. Io già facevo trap, avevo iniziato con la crank, ho sempre voluto fare uno stile più fresco e da là è successo tutto. Ci ho creduto perché ho vinto i contest, ho visto le mie canzoni girare, le persone iniziavano a seguirmi e da là ho continuato a spingere. Ora il mio sogno è quello di creare la mia realtà anche per aiutare i ragazzini del quartiere. Ci sono tante situazioni difficili qua e tanti ragazzi si mettono a rappare perché hanno tante cose da raccontare, io vorrei dare una mano a tutti”.

Non pensi che prima di aiutare gli altri devi pensare a te stesso?

“Perché non si possono fare le due cose insieme? No, sono sempre stato altruista. Mia mamma mi sgridava perché quando un amico chiamava perché aveva bisogno, io mollavo tutto e correvo da lui. Penso che se posso fare questa cosa del rap e nel frattempo aiutare gli altri é meglio. Penso che se il successo debba arrivare, arrivi, anzi, guarda dove sono arrivato aiutando gli altri, quindi non penso sia sbagliato il mio modo di fare”.

Mi dicevi che sei amico di Vegas Jones, avete progetti futuri insieme?

“A settembre uscirà un pezzo insieme. Noi ci siamo conosciuti da piccoli giocando a calcio. Io giocavo in una squadra e lui nell’altra, portavo gli occhiali e lui è venuto da me e mi ha detto che assomigliavo a un cantante di cui ora non ricordo il nome e da là siamo diventati amici. Abbiamo iniziato insieme nello stesso periodo anche a fare rap, però lui è sempre stato un passo avanti rispetto a me, perché io non mi sono mai messo seriamente, forse questi ultimi due anni mi sono messo seriamente, lui ci ha sempre creduto e ha sempre voluto fare questo. Lui è sempre stato un’amicizia extra dalla mia compagnia, abitiamo a 15 minuti di distanza e ci vediamo spesso. Ci siamo sempre beccati anche ai contest, cantavamo alle stesse serate, ci chiamavano sempre a cantare insieme in una discoteca a Sesto, perché veniva sempre un po’ di gente di Cinisello ad ascoltarci. Lui è stato il primo a parlare a Honiro di me, ha sempre parlato in giro di me e mi ha sempre spinto e aiutato. Io non ho mai pensato di entrare in una realtà come Dogozilla, Machete, 333 Mob, mi piacciono molto, ma ho il mio obiettivo, voglio che la mia realtà diventi grande come loro. E’ un periodo in cui è tutto mainstream, c’è internet, c’è la possibilità di autofinanziarsi e grazie a internet viene a galla tutto, la verità viene a galla”.

Quando parli di verità e finzione a chi ti riferisci?

“A nessuno in particolare, ma al fatto che c’è tanta finzione nel rap italiano, c’è tanta gente che parla e non fa quello che dice”.

Secondo te, oltre a te, chi fa quello che dice?

Achille Lauro lo vedo vero dall’inizio, lo seguo da quando ha iniziato, l’ho visto crescere e non c’è mai stato nessuno che ha detto che non ha fatto quello che dice e anche Marracash è sicuramente vero”.

Chi invece secondo te non ha fatto quello che dice?

“Ce ne sono tanti e anche i ragazzini stanno seguendo questa scia, del fare brutte esperienze per poi poterlo raccontare nei testi e dire che sono veri e non è una bella cosa. C’è una canzone, Intoccabili, in cui racconto tutta la storia che abbiamo avuto e alla fine dico che non è bello quello che abbiamo fatto, ma anche Tupac diceva sì ho spacciato, ho fatto ma non è bello vendere merda ai ragazzini, lo si fa per esigenza, non lo si fa perché fa figo farlo e non vanno esaltate queste cose, si deve prendere l’esperienza così com’è e basta”.

Se non fossi cresciuto qui, avresti fatto lo stesso il rap?

“Non lo so, però mi è sempre piaciuta la musica, quindi ti direi di sì. Ho vissuto a Portorico un anno e da lì ho iniziato a fare musica, quindi sì”.

Nel tragitto di ritorno verso casa di Amill, dove abbiamo fatto altri scatti, gli ho detto di quanto mi aveva piacevolmente sorpresa conoscerlo e parlare con lui e di quanto i ragazzi come lui che di sicuro non hanno avuto una vita facile e privilegiata siano così pieni di valori ed educazione a differenza di altri che magari sono cresciuti con più privilegi. Lui mi ha risposto “noi l’educazione ce la siamo data da soli, non avendo la possibilità di avere cose frivole o di lusso, ci concentravamo su quello che avevamo, gli amici”.

Un’altra cosa che mi ha colpito molto di Amill Leonardo é stata che appena sono arrivata mi ha detto “ho sentito Vegas Jones, gli ho chiesto se voleva unirsi a noi ma purtroppo deve partire per un live“. Questa frase credo che rispecchi molto il suo modo di essere, generoso, vero e genuino. Non capita spesso che un’artista dutante un’intervista inviti un altro artista, di solito c’è sempre la paura che gli altri possano ‘rubare la scena’. Amill a queste cose non pensa, ha un animo genuino e crede nell’amicizia e nei valori, quelli veri, più di qualunque altra persona che abbia mai incontrato e questa cosa, al di là di essere un ottimo artista, fa di lui una grande persona.

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Valeria Balestrieri
Classe '81, ascolto il rap da quando nell'89 ho abbandonato Cristina D'Avena per la prima cassetta di Jovanotti "La mia moto" e da lì non ho più smesso.